Un cratere di gesso
smetto la Sindone
terribile questione
bloggo sudore e parole maledette
sento ritmi e colpi come artiglieria,
vomito bile come gelatina d'avorio
dividido paura e pensieri mistici
volo basso e guardo in verticale gli edifici
raccolgo acqua dalle cascate
prendo fuoco nei capelli
i miei neuroni che si sparano tra loro
devo capire, sapere; cos'è desiderare vino e acqua
sorseggiare un bacio e inondare grandi labbra
ho un cratere di gesso che imita il mio uccello
pulsa pompa si alza e batte il cielo costretto
cerca di uscire come un cazzo dritto dai suoi pantaloni
sono stanco di questo telaio polveroso che mi opprime
non ricordo nulla scordo tutto ora mischio nubi e glassa
bevo zaffiro corretto gin e non mi importa più del giorno,
molto da dimenticare con una pera e un grammo al cesso
graffi al viso e cerco i miei respiri preda di disperazione
curvo come un imbecille che si piega ad ogni pala del vento
la sostanza ha rotto e un altro specchio sopra i marciapiedi sporchi
conto e cucio nuovi ricordi per fondere canzoni e orgasmi in ombra
pallida la busta croste al braccio ingombranti come un profumo
granelli di polvere arrivano al cervello ferrosi come un treno
catastroficamente volo e non atterro se non per non forare
nuove vene sulle braccia guardando la mia pelle come un santo
lascio cadere un anima nuda in posizione eretta come un Odalisca
non sento più misericordia, scalcio fuori tutto questo mondo
corro a piedi nudi e torno alla mia origine incomprensibile.
è l'autobus del silenzio è gola e bit inclini al credo
innocentemente volo falco a piume caleidoscopiche
sono a casa un sole che tramonta dietro queste quinte
spengo conoscenza per rinascere ogni giorno
bisogno sottile essere eco percettibile,
finzione autistica del giorno
cercando aria che non c'è;
ancora; un altra volta
Amen
smetto la Sindone
terribile questione
bloggo sudore e parole maledette
sento ritmi e colpi come artiglieria,
vomito bile come gelatina d'avorio
dividido paura e pensieri mistici
volo basso e guardo in verticale gli edifici
raccolgo acqua dalle cascate
prendo fuoco nei capelli
i miei neuroni che si sparano tra loro
devo capire, sapere; cos'è desiderare vino e acqua
sorseggiare un bacio e inondare grandi labbra
ho un cratere di gesso che imita il mio uccello
pulsa pompa si alza e batte il cielo costretto
cerca di uscire come un cazzo dritto dai suoi pantaloni
sono stanco di questo telaio polveroso che mi opprime
non ricordo nulla scordo tutto ora mischio nubi e glassa
bevo zaffiro corretto gin e non mi importa più del giorno,
molto da dimenticare con una pera e un grammo al cesso
graffi al viso e cerco i miei respiri preda di disperazione
curvo come un imbecille che si piega ad ogni pala del vento
la sostanza ha rotto e un altro specchio sopra i marciapiedi sporchi
conto e cucio nuovi ricordi per fondere canzoni e orgasmi in ombra
pallida la busta croste al braccio ingombranti come un profumo
granelli di polvere arrivano al cervello ferrosi come un treno
catastroficamente volo e non atterro se non per non forare
nuove vene sulle braccia guardando la mia pelle come un santo
lascio cadere un anima nuda in posizione eretta come un Odalisca
non sento più misericordia, scalcio fuori tutto questo mondo
corro a piedi nudi e torno alla mia origine incomprensibile.
è l'autobus del silenzio è gola e bit inclini al credo
innocentemente volo falco a piume caleidoscopiche
sono a casa un sole che tramonta dietro queste quinte
spengo conoscenza per rinascere ogni giorno
bisogno sottile essere eco percettibile,
finzione autistica del giorno
cercando aria che non c'è;
ancora; un altra volta
Amen
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