Scriverò un altro insignificante modo di comunicare: la poesia. Vedo la poesia come il raggiungimento ultimo di questa esistenza, l'ultima parola, l'ultimo respiro; prima di capire che tutto questo parlare era solo un altra idiozia umana in prosa.
Ora; se volete che qualcuno vi entri nell'anima; imparate a mettervi a pecorina
Siete sputati a testa in giù nella vita come un infezione espelle la parte peggiore di se. Siete codici binari a coda come pensieri stolti perfettamente affini alla consuetudine del rifiuto vomitante partorito in vita come benedizione di un qualcosa che di allegro non ha nulla.
Come la vostra autopsia vi dico: non affrettavi a succhiare dalla vita come emeriti pompinari, non parlate di verità come supposte preparate al passo col tempo. Voi; anatomopatologi sentenzianti e professi idioti: siete umidi sotto la terra che vi copre.
Parlo a voi come si fa solo col passato vi ascoltò come un silenzio eterno che sputa sul presente. Siete il paleolitico dei miei pensieri, magma primordiale che scarico nel cesso come evacuazione intestinale.
La realtà è che è tutto così inutile, tempo perso, tutto scade; siamo solo il prodotto in vetrina dell'ennesimo supermercato della vita.
Torno merda perchè è l'unico modo di appartenere a questa terra, perchè essere veramente liberi richiede una mancanza di cura delle cose, vivere per vedere veramente il mondo con gli occhi aperti, consapevoli, svincolato da ogni dogma, credenza, legame o dolore sentimentale: essere liberi richiede una grande capacità di fottersene di tutto e tutti: l'unico modo di essere liberi.
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