Chi si sente bene davvero un artista?
Mancano ancora dare riflessioni filosofiche sul formaggio e la sua fattura. Nessuna lingua ci impressiona più, tutte le forme e i contenuti ci riducono o conducono fare i conti con un conto bancario.
Ci si sente fuori dai giochi e si cercano vie di scampo per camminare sulla neve a piedi scalzi senza dolore. Questp mondo non è ne nitido ne puro, si passa a bere la birra successiva per ubriacarsi e non sentire tutto il resto.
Questa doveva essere la nostra occasione, rendere l'esistenza migliore, giustificare tutto in nome della sola occasione che ci è data.
Nessuno lascerà un segno in questo tempo se non nel proprio boschetto dell'irrilevanza che circonda la sua vita.
Questa è la mia occasione per creare un raro gioiello di note e poesia, una melodica nostalgia che interpreta l'universo le sue leggi e la sua
minaccia del tempo. Non è che un abbozzo di perspicacia la mia; un tentativo leale anche se disperato di rendere il gioco della vita più puro.
I miracoli vivono tra nelle azioni reali: amo questa magia.
Toccare l'anima di qualcuno con il silenzio, osservare gli infiniti meccanismi di protezione della mente umana, la sua saggezza e la solitudine.
Questa è la mia occasione per donarmi a voi.
La mia unica voce per gridare o per raggiungervi e guardarvi dietro le finestre. Tendo di immaginare una verità che giustifichi il vostro esistere. Godere della vostra bellezza che nessuno si è mai degnato di soffermarsi e percepirne la profondità.
Sono fuori ogni luogo, dietro le mie finestre le sbarre ondeggiano come una vertigine che spacca il senso delle cose e mi dona ansia come beatitudine di un peccato che non ho commesso.
Una volta ho posizionato una pesante mano come particella elementare oltre l'ampiezza del mio torace; ho divorziato per impulso dalla luce del giorno tremando. Ho coperto le ginocchia con la tristezza; piove questa notte. Il mio tormento silenzioso ha un sapore di zucchero e nutella e i tuoi occhi sono una nicchia con la pelle delicata.
Sono addolorato, devo allontanami da te; sono il mio scempio mentale che baratta con il nulla. Eseguo altalene cerebrali sul il tuo nudo che mi destabilizza come un abisso meraviglioso in cui cadere, è un male che io vivo da lucido; sullo sgabello dove posi quel culo come fosse una missione di pace.
Le mie dita dentro "te", rendono palese il sapore dell'omicidio della parola "peccato", tra le mie ciglia e dentro i miei occhi colorati di lutto mangiamo comunque torte d'amore. Mangiare amore come insetti o essere mangiati dagli insetti con lo stomaco mortale dell'amore.
Il mio obiettivo di morire presto è come i miei capelli, sciolti e liberi di cadere da qualche parte come un sogno.
Sono la parabola discendente di uno spazio nudo, esponendo le origini delle lunghe e incommensurabili distanze umane. Accumulando da strati di memoria come fossero sedimenti del tempo. E queste gocce sul vetro sono la visita benevola del superfluo di questa bellezza che io potrei contrabbandare in territori per vanificare la mia vita.
Sono pronto alla logica delle ali; una modalità di comunicazione in volo qualcosa che preceda questo crollo per essere spiati meglio da sopra.
Abbracciatevi scheletri, così umani da fare schifo; induciamo la carne a ribellarsi: l'arte e uno strumento così effimero con le sue goccioline rudimentali come elementi o sottostrato colorato di giallo come un fuoco che brucia sull'infinito.
Mancano ancora dare riflessioni filosofiche sul formaggio e la sua fattura. Nessuna lingua ci impressiona più, tutte le forme e i contenuti ci riducono o conducono fare i conti con un conto bancario.
Ci si sente fuori dai giochi e si cercano vie di scampo per camminare sulla neve a piedi scalzi senza dolore. Questp mondo non è ne nitido ne puro, si passa a bere la birra successiva per ubriacarsi e non sentire tutto il resto.
Questa doveva essere la nostra occasione, rendere l'esistenza migliore, giustificare tutto in nome della sola occasione che ci è data.
Nessuno lascerà un segno in questo tempo se non nel proprio boschetto dell'irrilevanza che circonda la sua vita.
Questa è la mia occasione per creare un raro gioiello di note e poesia, una melodica nostalgia che interpreta l'universo le sue leggi e la sua
minaccia del tempo. Non è che un abbozzo di perspicacia la mia; un tentativo leale anche se disperato di rendere il gioco della vita più puro.
I miracoli vivono tra nelle azioni reali: amo questa magia.
Toccare l'anima di qualcuno con il silenzio, osservare gli infiniti meccanismi di protezione della mente umana, la sua saggezza e la solitudine.
Questa è la mia occasione per donarmi a voi.
La mia unica voce per gridare o per raggiungervi e guardarvi dietro le finestre. Tendo di immaginare una verità che giustifichi il vostro esistere. Godere della vostra bellezza che nessuno si è mai degnato di soffermarsi e percepirne la profondità.
Sono fuori ogni luogo, dietro le mie finestre le sbarre ondeggiano come una vertigine che spacca il senso delle cose e mi dona ansia come beatitudine di un peccato che non ho commesso.
Una volta ho posizionato una pesante mano come particella elementare oltre l'ampiezza del mio torace; ho divorziato per impulso dalla luce del giorno tremando. Ho coperto le ginocchia con la tristezza; piove questa notte. Il mio tormento silenzioso ha un sapore di zucchero e nutella e i tuoi occhi sono una nicchia con la pelle delicata.
Sono addolorato, devo allontanami da te; sono il mio scempio mentale che baratta con il nulla. Eseguo altalene cerebrali sul il tuo nudo che mi destabilizza come un abisso meraviglioso in cui cadere, è un male che io vivo da lucido; sullo sgabello dove posi quel culo come fosse una missione di pace.
Le mie dita dentro "te", rendono palese il sapore dell'omicidio della parola "peccato", tra le mie ciglia e dentro i miei occhi colorati di lutto mangiamo comunque torte d'amore. Mangiare amore come insetti o essere mangiati dagli insetti con lo stomaco mortale dell'amore.
Il mio obiettivo di morire presto è come i miei capelli, sciolti e liberi di cadere da qualche parte come un sogno.
Sono la parabola discendente di uno spazio nudo, esponendo le origini delle lunghe e incommensurabili distanze umane. Accumulando da strati di memoria come fossero sedimenti del tempo. E queste gocce sul vetro sono la visita benevola del superfluo di questa bellezza che io potrei contrabbandare in territori per vanificare la mia vita.
Sono pronto alla logica delle ali; una modalità di comunicazione in volo qualcosa che preceda questo crollo per essere spiati meglio da sopra.
Abbracciatevi scheletri, così umani da fare schifo; induciamo la carne a ribellarsi: l'arte e uno strumento così effimero con le sue goccioline rudimentali come elementi o sottostrato colorato di giallo come un fuoco che brucia sull'infinito.
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