Me nè sbatto il cazzo di una luce alla fine del tunnel.

Troppo umani, il suicidio può apparire come l' ultimo gesto disperato.  E' comunque un efficace atto di liberazione, un percorso ambizioso.
La trasmutazione della volontà e della coscienza.
Un'intuizione folle può convincerci che la realtà il mondo in cui viviamo è solo una delle tante possibili creazioni; una creazione sobria di stati meno ristretti di coscienza che potrebbe raggiungere il suo obiettivo finale: la pace interiore. Il suicidio è poco meno di un'altra religione.

Erano seduti sul cornicione di un palazzo, parlando della felicità, di come motiva ogni azione umana e per l'amore della stessa; cercavano di conciliare la moralità con una visione meccanicistica dell'universo; ovunque governato e determinato da leggi inflessibili.
Il discorso tra gli umani è andato avanti per qualche tempo, avrebbero potuto interporre alcune espressioni moderne per non cadere in una conversazione anacronistica e incompleta.
Questi umani mi ricordavano i primi illuministi del 18 ° secolo.
- Che cosa succede se saltiamo?
- Ci sarebbe una caduta
- Si ', e poi?
- Chissà
- Pensi che ci sia coscienza dopo la morte?
- Quanto si può trovare di più in un sonno: ma sei ubriaco?
- Dovremmo saltare?
- Cosa che ci impedisce di farlo?
La paura, i nostri cari, il desiderio di cercare nuove esperienze e           memorizzarle nelle bare insaziabili di memoria.
Ma soprattutto la paura.
Se fosse possibile avere qualsiasi cosa al mondo prima di morire, che cosa vorresti?
- Un'altra vita per capirlo.
- Ti capita spesso di pensare alla morte?
- In rare occasioni speciali, come funerali e cose del genere
- Come si fa a trovare consolazione nel pensiero della morte?
La morte dissolve ogni sofferenza con la stessa intensità in cui la vita ha trattenuto la felicità.
- Ho intenzione di saltare
- Prendo le scale
- Fottiti!
-Il senso:
Noi possiamo guardare l'universo tranquillamente, masticare la sua cena . Il suo sguardo è imperturbabile ed i suoi pensieri sempre questi: il nulla che esiste in tutte le forme è il nulla che deve ancora nascere.
Resistendo alla minaccia dell'esistenza è dell'illusione inutile e faticoso tanto da farti andare in ipertensione.
Ci nascondiamo da un nemico invisibile.
Questa ribellione è una follia controproducente.
L'accettazione deve essere appresa e praticata come la salvezza.
Non abbiamo scampo, dobbiamo sacrificare una vita e diventare distratti portatori di una strana sofferenza.
Sono l'odiato antagonista di qualsiasi tipo di ottimismo umano.

Questa malattia che non è solo mia, ma è latente in tutti gli esseri umani coscienti.
Non sò, non parlo molto, ma sò cosa sta accadendo; il mio silenzio viaggia qui e in nessun posto.
Le mie idee girano a cerchio come falene sulla luce dell'incoerenza.
Troppo male, eternità interrotte, troppe per questo spurio paradosso di vita. Siete R A G N I e io sono "aracnofobico"!

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