Brindiare sulla vostra immensa luce, la mia è coscienza fenomeno di vita strana, una bellezza dipinta sulle orbite dei secondi, le mie idee sono errate e la democrazia è malata. I miei sogni diseredano la sintassi; non amore per i tuoi occhi spenti.
Io sono il Nostradamus dell'irrazionale, prevedo la letteratura nel desiderio collettivo, ho una bocca discorsiva silenziosa, una saliva di noia nella gloria di essere; un tornado di idiozia mi investe. Le vostre voci per me sono unisono, dipingo le bandiere della vostra devozione, sono un comico per utopie impossibili, uno scherzo di filosofo in lacrime. La tristezza della pioggia cade oltre ogni felicità pagata in Euro, scendo negli angoli a pisciare per evitare polizia ed esuberanze improprie. Convinto sempre di essere colpevole, esco ed entro ogni tipo di sudiciume. La disperazione viene dissipata nel rumore, dimentico tutto il dolore e piango nel buio; sicuro di non essere mai stato.
La città come fosse sacra mi respira come un uomo morente, si muove con lacrime piene di speranze, le buie lacrime del cieco, ancora e ancora mentre la notte si avvicinava attraverso strade disastrate che mi inghiottono. I miei piedi sono nudi e tagliati dalle pietre mentre cammino verso la vostra terra promessa, spingo e ancora, attraverso folle di gente e mari di preghiere; attraverso mani intrecciate e aria soffocante, come avvoltoi al muro del pianto. giro e giro cercando, ansimando; aspettando Dio! Sono ancora lì, un avvoltoio al muro del pianto;
aspettando Dio e il suo patetico funerale.

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