tutte le pareti sono esili da prima che io nascessi, spirito anima e materia erano venduti come stock e propinati stampati e appesi
ai lati dei binari delle ferrovie.
Le idiozie pesano come presenza
sulle coscienze arate come campi paludosi, tutto galleggiava sopra i segreti, le pareti i muri tutto era reticente: sostenevano il proprio peso con le mani pallide di vernice.
Da prima che io nascessi esisteva il sorriso, solo che dopo morirono tutti nei loro ghigni. Le facciate e gli edifici conservano le loro ombre, si rifugiano sempre tra i ricordi appesi nei soggiorni delle case, sulle scale nelle scatole in cantina.
Loro erano un mondo prima della verità, le pareti mutano gli orizzonti e filtrano miracoli come calce.
Sono esistiti; hanno pensato visto e sentito predicando e prevedendo. Avevano occhi sul futuro, un volto silenzioso in bianco e nero; un respiro: la loro stessa aria nei polmoni.
Mi proteggo con i loro mattoni, anche se congelati e inutili; il loro limbo di dolore devoto mi ha permesso di esistere: loro erano

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