Troppe tombe gridano parlano, ho squarciano il silenzio; ho pippato polvere di ossa urinato e vomitato bile, sono la mia fossa, è stato un lento orrore. Fanno paura i duri fanno male, continuo a pagare il passato, il mio eterno funerale o un crisantemo bello tatuato nel cervello. I miei lividi parlano, sto male e mi defilo, ho costole incrinate e non posso respirare. Sono una bestia iconoclasta: il resto è nulla e a me basta, tornerò tossico come ero, il rumore di un vetro rotto, il sapore in bocca, il treno nelle orecchie, una vena chiusa, il vomito la puzza, lo spacciatore stronzo, i denti cariati, le transaminasi alte, il male le epatiti, l'interferon le cure la paura e l'hiv; gli amici persi, il bianco il rosa la polvere mia sposa. Di nuovo spade l'acqua la paura, i soldi il freddo e le rapine.
Tornerò lo stesso a farmi dentro un cesso, l'odore del piscio stantio il tremore, e seduto penserò al dolore, al bisogno alla voglia di scomparire. Vene nere braccia sporche piano piano da coglione tornerò alla morte. Perchè scrivere è qualcosa di arrapante come la disperazione, illuminante come la cecità, ogni forma nuova è pulita come escre-menti gassoso-intestinali, toccare l'anima come uno schizzo di sperma sul viso, degradare nell'idiozia e nella deprecabilità del motore immobile aristotelico; la nostra ultima possibilità sarà un incontro beatificante: una poesia da sexy shop. Un dildo vibrante per compensare la solitudine, come una carezza al vetriolo. Siamo solo piccoli sottoprodotti, topi urlanti, cavie da laboratorio di un grande esperimento chiamato goldman sachs. Numeri umani sbiatidi ma ben chiari a codice a barre, schiavi di un potere economico che di umano non ha più nulla. Questo totalitarismo mai registrato nella storia ci ha degradato nei sobborghi della nostra stessa vita.
Nessuno acquista più nei centri commerciali, sono loro che acquistano noi. Il nostro tempo è merce di scambio che gli alchimisti monetizzano. Le pubblicità ci guardano, le banche ci ignorano, gli stati sono solo una pastoia di inetti al comando di guerre con il nulla. L'umanità è l'ennesimo circo equestre dove nessuno si esibisce e nessuno applaude.
Siamo lo stremo di un tendone vuoto per un circo che fà spettacoli altrove. Un circo che fà spettacoli solo per sè stesso.
L'effimero puzza di insopportabilità, e l'insopportabilità è la palude nella quale stiamo affogando. Mettete una muta, comprate le maschere alla moda, imparate che la merda è solo un odore diverso. Questo mondo puzza di numeri a caso, questa razionalità umana è una vecchia scimmia che scrive una nuova divina commedia a caso in un caldo e confortevole studio superaccessoriato.
Se trovate un grattacielo degno di voi non esitate a volare almeno una volta.
Tornerò lo stesso a farmi dentro un cesso, l'odore del piscio stantio il tremore, e seduto penserò al dolore, al bisogno alla voglia di scomparire. Vene nere braccia sporche piano piano da coglione tornerò alla morte. Perchè scrivere è qualcosa di arrapante come la disperazione, illuminante come la cecità, ogni forma nuova è pulita come escre-menti gassoso-intestinali, toccare l'anima come uno schizzo di sperma sul viso, degradare nell'idiozia e nella deprecabilità del motore immobile aristotelico; la nostra ultima possibilità sarà un incontro beatificante: una poesia da sexy shop. Un dildo vibrante per compensare la solitudine, come una carezza al vetriolo. Siamo solo piccoli sottoprodotti, topi urlanti, cavie da laboratorio di un grande esperimento chiamato goldman sachs. Numeri umani sbiatidi ma ben chiari a codice a barre, schiavi di un potere economico che di umano non ha più nulla. Questo totalitarismo mai registrato nella storia ci ha degradato nei sobborghi della nostra stessa vita.
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