Quì tutto è come la mia ombra, è pallido come l'archeologia, maledetto come la felicità, una voce afona priva di concetto e tutto è così noioso e prevedibile. E' una rappresentazione classica poco più di una corda al collo e uno sgabello, un orgasmo della filosofia più bieca e la misurazione dell'universo; è una risibile raccolta di finzioni.
La metafisica del verbo è fingere, i fondamentali sono postulati, le verità sono indossate a tempo.
Questo "caos" non è una nuova lingua ai piedi nel mondo, esiste da sempre e grava su di noi come un pianoforte obeso.
Celebriamo scomparse, pensatori maledetti o nuovi "poeti".
Qui ci sono le mie labbra, morbide, carezzevoli; saporite come un arpeggio malinconico.
Capita che a volte si rendano salate, che vengano solcate dalle sudicie lacrime che questo occhi impongano come salassi.
Queste lacrime a volte sono fili elettrici, circuiti che ti colpiscono come un quadro meccanico difettoso.
Sento questo dolore come una forma verbale che allatta i desideri all'ombra di una schiuma vocale col suo linguaggio suicida.
Questa "semantica" è così umana da fare schifo.
Sono l'apologia dell'ultimo battito, la frenesia concettuale di un esperienza zoologica pleonastica come un cimitero; una sorta di recrudescenza notturna per i fautori della luce e della bellezza. Non contate su di me, tutto per me è prigione ed è maledetta mente maledetta la mia mente. Ho ucciso scale molte cromatiche, i colori mi sono indifferenti, il mio sangue è oramai grigio, i miei pensieri sono allineati in bianco e nero, questa vita è il rivolo di un eco 100 bpm.
Alcuni cadono in piedi è come un fluido scolpito che portano tatuato sul culo o nel cervello.
Baciate le mie labbra, sono apertura all'aria, dissetano come la pioggia, sono un bouquet di rose di suono.
Baciatele senza limiti.
Noi poeti deteniamo la parola come un dramma pesante, come una apocalisse prossima o una miniatura epica. Noi poeti siamo a volte un viaggio storico altre una malattia, un isola di sangue, l'asse di una luce o il rumore di una verità.
La parola è un osso vitale, come la spina dorsale di Dio.
Alcuni poeti hanno il dono della parola come lacrima di eternità.
A volte solo a volte sappiamo immergere le nostre parole nell'anima e uniformarle al tutto come base della Vita.
Credo che l'unica elevazione per la civiltà sia nell'annientamento dell'idiozia umana.
Come un Aquila viaggero tra le speranze e i sogni infranti, tra alture seppellite e immobili sotto macigni giganti.
Vedrò passioni inerti nel terrore dei tanti, scendero in picchiata puntando il mio becco contro gli idioti, i falsi, i funambuli e i poeti: sputando le loro verità sotto l'ombra dei loro abeti.
Cerco per me, il precipizio più alto che ci sia; perchè quando deciderò di buttarmi io saprò volare; perchè le mie ali sono sporche di terra di vita e di sangue.
Mentre voi come vulcani erutterete la vostra energia in modo che nessuno oserà mai più tentare di spazzarvi via o forse trasformarvi in uno stock di burattini o giocattoli inermi, abbandonati li a marcire e perciò a prevenire i vermi:non rimanete fermi.
Credo che la vita sia un poeta che sussura ai sordi; solo pochi sanno ascoltare: ma nessuno e dico "nessuno" nè afferra davvero il senso.

Commenti

Post più popolari