(Questa non è vita, è una bestemmia alla divinità del mio essere umano)
Penso che cadrò in pezzi uno di questi giorni. O forse sono solo un pezzo, o me ne manca qualcuno, o me ne sono fatti troppi. Forse non è possibile che accada questo perché non sono normale: non ho grandi aspettative non mi piacciono le auto veloci mi urtano gli elettrodomestici odio ascoltare la gente non mi drogo più e preferisco il buio. Forse nella mia vita ho vomitato troppo e ora la mia lingua non sente più gusti buoni. Sarà che ho viaggiato molto e girato sempre in circolo. Sarà che ho vissuto con i cani e mi hanno ammazzato le scimmie. E quante botte botti bottiglie. Quanti buchi lutti voglie da lupi. Quanta frenesia senza senso, quanto sesso frenetico senza speranza. E Miller, Céline, Bukowski, i locali loschi, i posti nascosti, il sangue sulle braccia, la caccia ai soldi, dormire ai bordi. Forse sono troppo giovane per alcune cose e troppo vecchio per altre. Forse morendo troppe volte non ho vissuto abbastanza. Forse ho chiesto troppo alla mia carne e la mia carne ha risposto picche. Forse è vero: cadrò in pezzi uno di questi giorni.Credo che l'auto-erosione dell'anima sia la più alta forma di edonismo umano,oltre che elemento essenziale per giungereai confini più estremi della poesia.Come quando vai con una meretrice del foro italico il cui foro carnale è a sua volta sudicio come il bagno di un locale di via dei bottegai.Come quando compri la prima dose a ballaròe ti trema la mano mentre fai quel do ut des tra bustarella ben confezionata e che schifo che fà.Come quando lasci morire la parte più pura e infantile di te stesso in un sordo lamento nostalgicoabbracciando la ferocia modernità globale.Sono quei momenti unici che non potrai mai spiegare ad anima viva, poichè tu sei già morto durante quel primo atto di violenza che hai visto da piccolo tra le mura e i tuoi genitori.Nessun critico, nessun lettore, nessuno potrà mai capireciò che scrivi nell'angolo sudicio di te stesso. E non mi illudo, non sono Cohelo e nemmeno Moccia, sono sterco di poeta, sei un'enfisema poetico tutt'al più.Un paradosso della storia, la formica schiacciata dalla rotazione vorticosa dell'universo. Non siamo nelle scalinate dei templi di madre Grecia,ove Catullo raffinato recise col primo inchiostro il suo eloquente cuore. Non siamo tra le auliche rime del dolce stil novodel sommo sodomita Dante, viaggiatore dei più reconditi meandri della perversione ed oppressione clericale.Non siamo tra i Pascoli verdi e i Foscoli neri,nè tra i bianchi Blake o i rossi di Baudelaire.Siamo ratti che scrivono l'urlo della sconfitta,un richiamo senza eco, rimandato al mittente,morirà poco prima della nostra disfatta.
Come un Aquila viaggero tra le speranze e i sogni infranti tra alture seppellite e immobili sotto macigni giganti...vedrò passioni inerti nel terrore dei tanti..scendero in picchiata puntando il mio becco contro gli idioti i falsi e funambuli poeti sputando le loro verità sotto l'ombra dei loro: abeti. Desidero per me, il precipizio più alto che ci sia; perchè quando deciderò di buttarmi :) io saprò volare!!! Perchè le mie ali sono sporche di terra di vita e di sangue..
E voi: come vulcani erutterete la vostra energia di modo che nessuno oserà mai più tentare di spazzarvi via o forse trasformarvi in uno stock di burattini inermi,abbandonati li a marciree perciò a prevenire i vermi:non rimanete fermi!!!
Penso che cadrò in pezzi uno di questi giorni. O forse sono solo un pezzo, o me ne manca qualcuno, o me ne sono fatti troppi. Forse non è possibile che accada questo perché non sono normale: non ho grandi aspettative non mi piacciono le auto veloci mi urtano gli elettrodomestici odio ascoltare la gente non mi drogo più e preferisco il buio. Forse nella mia vita ho vomitato troppo e ora la mia lingua non sente più gusti buoni. Sarà che ho viaggiato molto e girato sempre in circolo. Sarà che ho vissuto con i cani e mi hanno ammazzato le scimmie. E quante botte botti bottiglie. Quanti buchi lutti voglie da lupi. Quanta frenesia senza senso, quanto sesso frenetico senza speranza. E Miller, Céline, Bukowski, i locali loschi, i posti nascosti, il sangue sulle braccia, la caccia ai soldi, dormire ai bordi. Forse sono troppo giovane per alcune cose e troppo vecchio per altre. Forse morendo troppe volte non ho vissuto abbastanza. Forse ho chiesto troppo alla mia carne e la mia carne ha risposto picche. Forse è vero: cadrò in pezzi uno di questi giorni.Credo che l'auto-erosione dell'anima sia la più alta forma di edonismo umano,oltre che elemento essenziale per giungereai confini più estremi della poesia.Come quando vai con una meretrice del foro italico il cui foro carnale è a sua volta sudicio come il bagno di un locale di via dei bottegai.Come quando compri la prima dose a ballaròe ti trema la mano mentre fai quel do ut des tra bustarella ben confezionata e che schifo che fà.Come quando lasci morire la parte più pura e infantile di te stesso in un sordo lamento nostalgicoabbracciando la ferocia modernità globale.Sono quei momenti unici che non potrai mai spiegare ad anima viva, poichè tu sei già morto durante quel primo atto di violenza che hai visto da piccolo tra le mura e i tuoi genitori.Nessun critico, nessun lettore, nessuno potrà mai capireciò che scrivi nell'angolo sudicio di te stesso. E non mi illudo, non sono Cohelo e nemmeno Moccia, sono sterco di poeta, sei un'enfisema poetico tutt'al più.Un paradosso della storia, la formica schiacciata dalla rotazione vorticosa dell'universo. Non siamo nelle scalinate dei templi di madre Grecia,ove Catullo raffinato recise col primo inchiostro il suo eloquente cuore. Non siamo tra le auliche rime del dolce stil novodel sommo sodomita Dante, viaggiatore dei più reconditi meandri della perversione ed oppressione clericale.Non siamo tra i Pascoli verdi e i Foscoli neri,nè tra i bianchi Blake o i rossi di Baudelaire.Siamo ratti che scrivono l'urlo della sconfitta,un richiamo senza eco, rimandato al mittente,morirà poco prima della nostra disfatta.
Come un Aquila viaggero tra le speranze e i sogni infranti tra alture seppellite e immobili sotto macigni giganti...vedrò passioni inerti nel terrore dei tanti..scendero in picchiata puntando il mio becco contro gli idioti i falsi e funambuli poeti sputando le loro verità sotto l'ombra dei loro: abeti. Desidero per me, il precipizio più alto che ci sia; perchè quando deciderò di buttarmi :) io saprò volare!!! Perchè le mie ali sono sporche di terra di vita e di sangue..
E voi: come vulcani erutterete la vostra energia di modo che nessuno oserà mai più tentare di spazzarvi via o forse trasformarvi in uno stock di burattini inermi,abbandonati li a marciree perciò a prevenire i vermi:non rimanete fermi!!!
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