questa attesa vi ucciderà, il tempo avrà un attività breve, la vita sarà per voi un mozzicone di sigaretta, soffierà fuoco sopra le vostre guance e tutti gli organi pulseranno all'impazzata.
La vostra voce avrà un odore farmaceutico, declamerà per la pubblica e funerea attenzione; mi spiace è tardi: siete piante giacenti.
Se solo potessi trovare una parola giusta, inizierei dicendo riposate in pace.
Giù per la gola ho un grido silenzioso, "vaffanculo" è la mia preghiera,
evaporo da questa cazzo di terra, la tua pienezza è la frantumazione, si chiude alla ragione per dimenticare.
Ho più teste che lavorano in simultaneo, non sò bene cosa ma so cosa sò di non di essere. Giardo nei buchi dei miei occhi a serratura e spio le ondulazioni di gas bianco che si annidano nel mio ippocampo.
A volte ho l'ispirazione del globo e della vita, tagliando pezzi di me per l'interezza delle nuvole, le eclissi del sole e per la  luce totale.
Vedo i colori come fiumi di vernice; descrivere un errori per mangiare anime a colazione come se fosse pane morbido.
Una sensazione di vuoto nel vuoto piena di invisibilità e d'ironia.
L'istante è come il sangue mai visto ma intimamente legato ad un taglio, un'esplosione: uno squarcio.
Il mondo è tutto rosso e senza parole come labbra senza tempo su una bocca da baciare. Penetrare con le parole, abbandonare i colori come equidistanza di ogni notte.
Essere in te come la cosa in me all'ombra di un pensiero, una fredda alimentazione come la mente e la materia, una catena di domini che scatta foto istantanee dove lo spazio è pelle , corpi e lingue delimitate per baciare l'esistenza è la memoria.
L'eternità è un cacciatore e io sono stato nulla da sempre e per sempre.
L'analisi delle risposte su oceani e risacche di silenzio in ticchettii fragorosi di tasti neri e bianchi sulla tastiera di un pianoforte triste.
Una goccia di anima rossa, una concatenazione di venti che soffiano sulla musica del passato.
Qualcosa di alto e profondo come il gesso di un artista nei suoi turbinii di colori che si addensano in un disegno. 
Un nome vuoto come la mia esistenza.
Fumami se vuoi, toccami il cervello, la necrosi dei miei neuroni pensanti in una vita così sterile di poesia che l'unica parola che mi salva è FINE.
Un secondo, ora vado, soffio sul tabacco trinciato; FumO!
Questa vita, è la l'apoteosi della cecità, lo sponsor della solitudine di massa col sorriso, i bacini stile ti vorrò sempre bene; quel tipo di allegria rumorosa è cacofonica come le parole che fanno eco nella mia testa urlando.
Queste parole puzzano come l'idiozia che le riempie.
Potrei impoverirmi acquistando alcune persone umane al prezzo che loro ritengono di valere, rivendendole al prezzo che realmente valgono.
Questo mondo così schifosamente umano, non ha più anticorpi, digerisce tutto, mastica merda e ce l'ha sputa in piccole dosi controllate e misurate a passi.
Questa follia, propinata come il miglior "modus vivendi" attraverso una propizia e massiccia educazione di massa o indottrinamento indotto e senza parvenza di coercizione: è peggio dell'eugenetica adottata da quella branca della psichiatria nazista.
Ma un giorno avremo pensieri telepatici a 4096 bit, immagini visibili direttamente all'interno dei nostri occhi e processori di memoria dove i calcoli saranno solo un ricordo del passato.
Tra meno di 50 anni "noi" saremo per i ragazzi del futuro ciò che oggi è il paleolitico per noi. Avremo sicuramente risolto e perfezionato tutti i calcoli quantistici sul macro e microcosmo.
Avremo nuove religioni e magari le guerre saranno rare, la vita avrà una durata superiore e i vecchi faranno porno con l'ultimo tipo di cazzo alla moda.
Il sistema solare sarà luogo di vacanza per ricchi, il multiverso sarà universalmente conosciuto, la conoscenza sarà iniettata direttamente nella corteccia della memoria interessata.
Ma le risposte sui vecchi quesiti che ci poniamo da millenni non cambieranno "mai".
Poveri umani.



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