Qual'è il primo gesto compiuto dall'uomo che ha dato significato alla parola 'Violenza', il primo cane che simboleggiò il genere di tutti i cani, in quale momento "astratto" non fù più una parola ma tutta la storia del mondo e dell'umanità.
Ho Immaginato gli intramontabili tramonti prima di avergli dato un nome, la felicità prima che diventò obiettivo; ho ascoltato e coniato il termine verità quando la coscienza era ancora nidificata nei meandri delle scimmie: supporre il significato di essa era più difficile.
Le ossa e la carne sono la nostra eternità da vivere.
Nelle nuvole si immaginano i nostri disegni creativi di essiccazione fisiologica: lo spirito è il sonno degli atomi.
Assumerei solo se potessi solo una volta l'essenza di un intero istante di vita. Scrivo poesia perchè la morte è la sua essenza.
Sono l'analisi rumorosa delle risposte non date che gli oceani portano con sè nella loro tasca del silenzio.
Scrivo accenti gravi e batto sulla tastiera nera gocce di anima rossa.
Le mie mani sono una concatenazione di venti che nascono dalla musica del passato; tutto è incommensurabile.
L'inesplicabilità è come il gesso di un artista, sfumature di disegno e turbinii come i nomi vuoti dati all'insensatezza dell'esistenza.
Tocco ii fumo nel mio cervello, le nevrosi come agglomerati biochimici: i miei capelli si arricciano come i neuroni pensando alle nuvole mentre nella mia mente piovono lacrime.
La vita è così sterile di poesia che l'unica parola che mi salva è FINE.
Un soffio di tabacco trinciato e freddo nei polmoni, un tumulto selvaggio nel vapore della consapevolezza di non sapere un cazzo.
Se solo tu sapessi la bellezza del non sapere, il tempo è anormale; ha una portata limitata per noi animali.
Sono consapevole di non esserlo, di ogni ciuffo di capelli che attraversa le mie guance, di questi organi che ho dentro che pulsano all'impazzata. Sento la mia voce come una declamazione pubblica e so che io sono
giacente come una lapide che racconta.
Se solo potessi trovare la parola giusta, potrei domare la turbolenza statica delle illusioni, potrei iniziare raccolte di sperma e di uteri versando bile e vomito come flora morbida; un tappeto di falsità storiche come un cazzo per voi: giù per la gola.
Ora; la mia preghiera per voi è una forma di evaporazione.
La sua nichilista frantumazione delle idee e dell'uomo apre una la porta a una valida ragione per dimenticare e farsi dimenticare.
Orientiamoci nell'atto simultaneo di essere solo spie anche di noi stessi.
Non sono più immerso nelle faccende umane, un po sepolto o sommerso ma strettamente legato o variabile con quelle cose immediate che chiamiamo dalle parole.
Io sono ciò che sono la mia filosofia non è più rilevante è vicino alla lampadina come il respiro sulla mia narice, al piano terra trovate la speranza, al secondo l'illusione, al terzo la dovozione, al quarto l'idiozia.
Sono quì distrattamente insieme al contenuto della realtà palese che non ho più nulla da dire.
Guardo direttamente al centro di oggetti; sì: sono lì.
Non ho ancora detto nulla sull'assunzione intellettuale. Sugli intellettuali i folli del creatore e la deprecabilità umana.
Il mondo come le mie parole sembrano abbandonate come una pietra sotto una cetna montuosa. Io sono un altro e un altro che diventa qualcosa altro e ancora.
Anche se la mia prigione è incommensurabile e stretta come la mia pelle: i miei orizzonti spaziano come il silenzio.
Anche se il tutto è incomprensibile: il nulla è chiaro come il dolore.
La vita è breve fuoco che genera cenere fredda come il ghiaccio.
Molte gocce di parole e illusioni cadono come fossero spargimento di sangue e passione, nati come orfani e amanti di deserti solitari.
Contando tutte le mura che fanno da errore riesco ad inghiottire tutte le scritture lette come rumore.
Le nubi sollevano pensieri come madri ma vivete di certezze che a me sembrano di fango, attaccati alle illusioni che io chiamo canne di bambù: per non affogare dentro.
Ci sono case in frantumi, marciapiedi assassini, che congelano il disordine, fratture estese di colore nero pulsano per raggiungere il dolore delle loro cicatrici insensibili.
La soggezione primordiale ha sette notti fredde in cui dormono le tribù, lascia intendere con la vecchia necessità e la nebbia pesante ci uccide senza muoversi. Le idee che camminano sui marciapiedi rotti sono un decadimento rapido come inni spontanei della terra indigente.
Le religioni sono senza ombra e hanno nuvole sulla schiena come un disastro imminente, silenzioso; domato dale abitudini come eco.
Facciamo un ulteriore passo in aria oltre ogni speranza e con esso, la verità scopera per mille anni ancora con l'inspiegabile idiozia.
L'animosità e la ribellione sono solo scaglie di solitudine, per quello che sembrava solo un secolo di tormento.
Dalla tremante luce sconosciuta ho congelato e spezzato ogni irrilevanza. Perdonandomi antichi errori di cecità e disposto a pagare ogni mia interpretazione folle di calore umano tra questi blocchi di cemento freddo.
Mi chiamano pazzo ma "Io" non ero "Io" e non ero da nessuna parte, se nel mio "Io" come isolamento irrilevante.
Sono un ossessivo compulsivo, la pioggia è nel riquadro al di là delle nuvole disegnate a mente sul soffitto della mia stanza. Una trance emotiva si spara pere del mio pazzo destino. Questo accanimento depressivo è un simbolo, xanax e ricetta non mi calmano, parlare del banale istinto mi annoia, troppi inaccettabili compromessi di nascite non volute, di un mondo inutile ; nasci come terribile avviso: come clustrofobica verità. questa anarchia dell'Agorismo mi apre come una nuvola nel cielo sul terreno della cecità. I miei sono occhi che si arrendono, il mio sangue scherma e schiva emorragie interne laceranti.
Sono uno spazio cerebrale interno che sputa un uovo impaziente come sostanza globulare, un malato spinale sudato, ipoteso, bipolare, psicotico, maniaco-depressivo, ossessivo compulsivo; consumo tempo scado dentro esso come l'illusione. Pensare e non sentire; ossa attive muscoli miocardio pompa pompa. Sono uno scudo di idee invisibili, un male di orizzonti annuvolati, poeticizzo l'ipocrisia di un ladro, bacio mille maschere di follia, prendo pillole a ore come cura per gli sbalzi dell'umore o i cali di energia .
Ho un comportamento distruttivo, il valium è una quiete colorata di endorfina; preti chiese messe, sconosciuti, pianti lacrime risate dormo veglio sbaglio vivo. No! No!
Ora riposo nella mia testa, sogno oggetti, sensi; un attimo è la mia eternità: un illusione veloce. Una stella minuscola calorosamente avvolta nel vuoto totale. Finisco di bisbigliare piano nelle vostre orecchie, cerco grandiosità, illusioni palpitanti, dentro le mia tasche vuote.
E così, ogni scelta o filosofia; finendo mi dissolve:
ora o dopo come un topo senza scopo.
Ho Immaginato gli intramontabili tramonti prima di avergli dato un nome, la felicità prima che diventò obiettivo; ho ascoltato e coniato il termine verità quando la coscienza era ancora nidificata nei meandri delle scimmie: supporre il significato di essa era più difficile.
Le ossa e la carne sono la nostra eternità da vivere.
Nelle nuvole si immaginano i nostri disegni creativi di essiccazione fisiologica: lo spirito è il sonno degli atomi.
Assumerei solo se potessi solo una volta l'essenza di un intero istante di vita. Scrivo poesia perchè la morte è la sua essenza.
Sono l'analisi rumorosa delle risposte non date che gli oceani portano con sè nella loro tasca del silenzio.
Scrivo accenti gravi e batto sulla tastiera nera gocce di anima rossa.
Le mie mani sono una concatenazione di venti che nascono dalla musica del passato; tutto è incommensurabile.
L'inesplicabilità è come il gesso di un artista, sfumature di disegno e turbinii come i nomi vuoti dati all'insensatezza dell'esistenza.
Tocco ii fumo nel mio cervello, le nevrosi come agglomerati biochimici: i miei capelli si arricciano come i neuroni pensando alle nuvole mentre nella mia mente piovono lacrime.
La vita è così sterile di poesia che l'unica parola che mi salva è FINE.
Un soffio di tabacco trinciato e freddo nei polmoni, un tumulto selvaggio nel vapore della consapevolezza di non sapere un cazzo.
Se solo tu sapessi la bellezza del non sapere, il tempo è anormale; ha una portata limitata per noi animali.
Sono consapevole di non esserlo, di ogni ciuffo di capelli che attraversa le mie guance, di questi organi che ho dentro che pulsano all'impazzata. Sento la mia voce come una declamazione pubblica e so che io sono
giacente come una lapide che racconta.
Se solo potessi trovare la parola giusta, potrei domare la turbolenza statica delle illusioni, potrei iniziare raccolte di sperma e di uteri versando bile e vomito come flora morbida; un tappeto di falsità storiche come un cazzo per voi: giù per la gola.
Ora; la mia preghiera per voi è una forma di evaporazione.
La sua nichilista frantumazione delle idee e dell'uomo apre una la porta a una valida ragione per dimenticare e farsi dimenticare.
Orientiamoci nell'atto simultaneo di essere solo spie anche di noi stessi.
Non sono più immerso nelle faccende umane, un po sepolto o sommerso ma strettamente legato o variabile con quelle cose immediate che chiamiamo dalle parole.
Io sono ciò che sono la mia filosofia non è più rilevante è vicino alla lampadina come il respiro sulla mia narice, al piano terra trovate la speranza, al secondo l'illusione, al terzo la dovozione, al quarto l'idiozia.
Sono quì distrattamente insieme al contenuto della realtà palese che non ho più nulla da dire.
Guardo direttamente al centro di oggetti; sì: sono lì.
Non ho ancora detto nulla sull'assunzione intellettuale. Sugli intellettuali i folli del creatore e la deprecabilità umana.
Il mondo come le mie parole sembrano abbandonate come una pietra sotto una cetna montuosa. Io sono un altro e un altro che diventa qualcosa altro e ancora.
Anche se la mia prigione è incommensurabile e stretta come la mia pelle: i miei orizzonti spaziano come il silenzio.
Anche se il tutto è incomprensibile: il nulla è chiaro come il dolore.
La vita è breve fuoco che genera cenere fredda come il ghiaccio.
Molte gocce di parole e illusioni cadono come fossero spargimento di sangue e passione, nati come orfani e amanti di deserti solitari.
Contando tutte le mura che fanno da errore riesco ad inghiottire tutte le scritture lette come rumore.
Le nubi sollevano pensieri come madri ma vivete di certezze che a me sembrano di fango, attaccati alle illusioni che io chiamo canne di bambù: per non affogare dentro.
Ci sono case in frantumi, marciapiedi assassini, che congelano il disordine, fratture estese di colore nero pulsano per raggiungere il dolore delle loro cicatrici insensibili.
La soggezione primordiale ha sette notti fredde in cui dormono le tribù, lascia intendere con la vecchia necessità e la nebbia pesante ci uccide senza muoversi. Le idee che camminano sui marciapiedi rotti sono un decadimento rapido come inni spontanei della terra indigente.
Le religioni sono senza ombra e hanno nuvole sulla schiena come un disastro imminente, silenzioso; domato dale abitudini come eco.
Facciamo un ulteriore passo in aria oltre ogni speranza e con esso, la verità scopera per mille anni ancora con l'inspiegabile idiozia.
L'animosità e la ribellione sono solo scaglie di solitudine, per quello che sembrava solo un secolo di tormento.
Dalla tremante luce sconosciuta ho congelato e spezzato ogni irrilevanza. Perdonandomi antichi errori di cecità e disposto a pagare ogni mia interpretazione folle di calore umano tra questi blocchi di cemento freddo.
Mi chiamano pazzo ma "Io" non ero "Io" e non ero da nessuna parte, se nel mio "Io" come isolamento irrilevante.
Sono un ossessivo compulsivo, la pioggia è nel riquadro al di là delle nuvole disegnate a mente sul soffitto della mia stanza. Una trance emotiva si spara pere del mio pazzo destino. Questo accanimento depressivo è un simbolo, xanax e ricetta non mi calmano, parlare del banale istinto mi annoia, troppi inaccettabili compromessi di nascite non volute, di un mondo inutile ; nasci come terribile avviso: come clustrofobica verità. questa anarchia dell'Agorismo mi apre come una nuvola nel cielo sul terreno della cecità. I miei sono occhi che si arrendono, il mio sangue scherma e schiva emorragie interne laceranti.
Sono uno spazio cerebrale interno che sputa un uovo impaziente come sostanza globulare, un malato spinale sudato, ipoteso, bipolare, psicotico, maniaco-depressivo, ossessivo compulsivo; consumo tempo scado dentro esso come l'illusione. Pensare e non sentire; ossa attive muscoli miocardio pompa pompa. Sono uno scudo di idee invisibili, un male di orizzonti annuvolati, poeticizzo l'ipocrisia di un ladro, bacio mille maschere di follia, prendo pillole a ore come cura per gli sbalzi dell'umore o i cali di energia .
Ho un comportamento distruttivo, il valium è una quiete colorata di endorfina; preti chiese messe, sconosciuti, pianti lacrime risate dormo veglio sbaglio vivo. No! No!
Ora riposo nella mia testa, sogno oggetti, sensi; un attimo è la mia eternità: un illusione veloce. Una stella minuscola calorosamente avvolta nel vuoto totale. Finisco di bisbigliare piano nelle vostre orecchie, cerco grandiosità, illusioni palpitanti, dentro le mia tasche vuote.
E così, ogni scelta o filosofia; finendo mi dissolve:
ora o dopo come un topo senza scopo.
Commenti
Posta un commento