Poeti per versi
( intro del mio ultimo libro)
"prima che vada via per sempre," voglio lasciare ai posteri la mia visione ineluttabile sul vostro futuro; che comunque "non cambierà".
"Sono la resurrezione della morte di Nietzsche per morire di nuovo pazzo e povero".
"Il mio cervello è in cancrena come il mondo che fa pena".
Qual'è il primo gesto compiuto dall'uomo che ha dato significato alla parola 'Violenza', la prima parola che simboleggiò il senso di tutte le parole, in quale momento "astratto" non fù più una parola; ma divenne: tutta la storia del mondo e dell'umanità.
Ho Immaginato gli intramontabili tramonti prima di avergli dato un nome, la felicità prima che diventò obiettivo; ho ascoltato e coniato il termine verità quando la coscienza era ancora nidificata nei meandri delle scimmie: supporre il significato di essa era più difficile.
Le ossa e la carne sono la nostra eternità da vivere.
Nelle nuvole si immaginano i nostri disegni creativi di essiccazione fisiologica: lo spirito è il sonno degli atomi.
Assumerei solo se potessi solo una volta l'essenza di un intero istante di vita. Scrivo poesia perché la morte è la sua essenza.
Sono l'analisi rumorosa delle risposte non date che gli oceani portano con sé nella loro tasca del silenzio.
Scrivo accenti gravi e batto sulla tastiera nera gocce di anima rossa.
Le mie mani sono una concatenazione di venti che nascono dalla musica del passato; tutto è incommensurabile.
L'inesplicabilità è come il gesso di un artista, sfumature di disegno e turbinii come i nomi vuoti dati all'insensatezza dell'esistenza.
Tocco ii fumo nel mio cervello, le nevrosi come agglomerati biochimici: i miei capelli si arricciano come i neuroni pensando alle nuvole mentre nella mia mente piovono lacrime.
La vita è così sterile di poesia che l'unica parola che mi salva è FINE.
Un soffio di tabacco trinciato e freddo nei polmoni, un tumulto selvaggio nel vapore della consapevolezza di non sapere un cazzo.
Se solo tu sapessi la bellezza del non sapere, il tempo è anormale; ha una portata limitata per noi animali.
Sono consapevole di non esserlo, di ogni ciuffo di capelli che attraversa le mie guance; di questi organi che ho dentro che pulsano all'impazzata. Sento la mia voce come una declamazione pubblica e so che "io sono
giacente come una lapide che racconta".
Se solo potessi trovare la parola giusta, potrei domare la turbolenza statica delle illusioni, Potrei iniziare raccolte di sperma e di uteri versando bile e vomito come flora morbida; un tappeto di falsità storiche come un cazzo per voi: giù per la gola.
Ora; la mia preghiera per voi è una forma di evaporazione.
La nichilista frantumazione delle idee e dell'uomo apre una la porta a una valida ragione per dimenticare e farsi dimenticare.
Orientiamoci nell'atto simultaneo di essere solo spie anche di noi stessi.
Non sono più immerso nelle faccende umane, un po sepolto o sommerso ma strettamente legato o variabile con quelle cose immediate che chiamiamo parole.
"Io sono ciò che sono" la mia filosofia non è molto più rilevante e vicino alla lampadina che al respiro sulla mie narici.
Al piano terra trovate la speranza, al secondo l'illusione, al terzo la devozione, al quarto l'idiozia; al quinto: "buttatevi".
Sono quì "distrattamente" insieme al contenuto della realtà palese che non ha più nulla da dire.
Guardo direttamente al centro degli oggetti; sì: sono lì.
Non ho ancora detto nulla sull'assunzione intellettuale.
Sugli intellettuali i folli del creatore e la deprecabilità umana.
Il mondo, come le mie parole sembra abbandonato come una pietra sotto una catena montuosa.
Io sono un altro e un altro che diventa qualcosa altro e ancora.
Anche se la mia prigione è incommensurabile e stretta come la mia pelle: i miei orizzonti spaziano come il silenzio.
Anche se il tutto è incomprensibile: il nulla è chiaro come il dolore.
La vita è breve fuoco che genera cenere fredda come il ghiaccio.
Molte gocce di parole e illusioni cadono come fossero spargimento di sangue e passione.
Siamo nati come orfani e amanti di deserti solitari.
Contando tutte le mura che fanno da errore riesco ad inghiottire tutte le scritture lette come un insostenibile rumore.
Le nubi sollevano pensieri come madri ma vivete di certezze che a me sembrano di fango, attaccati alle illusioni che io chiamo canne di bambù: per non affogare dentro.
Ci sono case in frantumi, marciapiedi assassini, che congelano il disordine, fratture estese di colore nero pulsano per raggiungere il dolore delle loro cicatrici insensibili.
La soggezione primordiale ha sette notti fredde in cui dormono le tribù, lascia intendere con la vecchia necessità e la nebbia pesante ci uccide senza muoversi.
Le idee che camminano sui marciapiedi rotti sono un decadimento rapido come inni spontanei della terra indigente.
Le religioni sono senza ombra e hanno nuvole sulla schiena come un disastro imminente, silenzioso; domato dale abitudini come eco.
Facciamo un ulteriore passo in aria oltre ogni speranza e con esso, la verità scopera per mille anni ancora con l'inspiegabile idiozia.
L'animosità e la ribellione sono solo scaglie di solitudine, per quello che sembrava solo un secolo di tormento.
Dalla tremante luce sconosciuta ho congelato e spezzato ogni irrilevanza.
Perdonandomi antichi errori di cecità e disposto a pagare ogni mia interpretazione folle: il calore umano tra questi blocchi di cemento freddo.
Mi chiamano pazzo ma "Io" non ero "Io" e non ero da nessuna parte, se nel mio "Io" come isolamento irrilevante.
Sono un ossessivo compulsivo, la pioggia è nel riquadro al di là delle nuvole disegnate a mente sul soffitto della mia stanza.
Una trance emotiva si spara pere del mio pazzo destino.
Questo accanimento depressivo è un simbolo, xanax e ricetta non mi calmano, parlare del banale istinto mi annoia, troppi inaccettabili compromessi di nascite non volute, di un mondo inutile ; nasci come terribile avviso: come claustrofobica verità. questa anarchia dell'Agorismo mi apre come una nuvola nel cielo sul terreno della cecità. I miei sono occhi che si arrendono, il mio sangue scherma e schiva emorragie interne laceranti.
Sono uno spazio cerebrale interno che sputa un uovo impaziente come sostanza globulare, un malato spinale sudato, ipoteso, bipolare, psicotico, maniaco-depressivo, ossessivo compulsivo; consumo tempo scado dentro esso come l'illusione. Pensare e non sentire; ossa attive muscoli miocardio pompa pompa.
Sono uno scudo di idee invisibili, un male di orizzonti annuvolati, poeticizzo l'ipocrisia di un ladro, bacio mille maschere di follia, prendo pillole a ore come cura per gli sbalzi dell'umore o i cali di energia .
Ho un comportamento distruttivo, il valium è una quiete colorata di endorfina; preti chiese messe, sconosciuti, pianti lacrime risate dormo veglio sbaglio vivo. No! No!
Ora riposo nella mia testa, sogno oggetti, sensi; un attimo è la mia eternità: un illusione veloce. Una stella minuscola calorosamente avvolta nel vuoto totale. Finisco di bisbigliare piano nelle vostre orecchie, cerco grandiosità, illusioni palpitanti, dentro le mia tasche vuote.
E così, ogni scelta o filosofia; finendo mi dissolve:
ora o dopo come un topo senza scopo.
La sorgente del mio silenzio
attendo i pensieri pressurizzati nei miei angoli temperati e sconosciuti, le spietate esalazioni umane. Vite vuote e contano a gocce il passato. stormi di parole sulla pelle secca si riuniranno in rotte senza tempo
come ombre di plastica minuscole.
Il big bang dell'umana ragione, l'inizio di un atavica disperazione, concetti 48 bit e 500 Mega al secondo; filosofie come circuiti in rame templi come dialettica della polvere. Lacune del suono di ogni parola al mondo, stringono lacerano e lasciano l'odore; blurp: catrame della trascendenza del Dio pastore.In questa assenza di forma, impero nella permanenza come profonda delusione, attraverso le infinite pagine.
Mi intendo di miserie e sconfitte anestetizzate, scrivo di categorie umane, la dispnea di vite parossistiche, lascio traccie ai posteri serpeggio attraverso la verità somigliando a una metafora.
Oggi ho deciso di graffiare il cielo, trasformerò le foglie in nubi depositerò cristalli di voci silenziose come echo interni a tazze colme di galassie; accenderò fuoco alla catastrofe dei cielo: ballerò intorno alla mia vita come nebulosa feroce.
Imparerò la lingua della sopravvivenza: uccidere.
Sono mistero, ho enormi occhi neri; attratto da un fumo mistico emano energia elettrica nelle roccie. Sono il mantra della bestia.
Amo essere schiacciato; maledetto dalle fiamme della miseria.
Sono la possibilità invisibile cesso di morire e nascendo viaggio nei veicoli del pensiero.
Cammino sulle braci ardenti dell'intuizione, annego nei fiumi per riemergere come un principiante dell'assoluto.
Sono venuto e ho visto il mistero, sono morto per vedere la verità, scrivo linguaggi eterni con occhi sacri.
Lego fili di incenso intorno alla mia anima inquieta.
Eccomi.
Riposo la testa sui cuscini del giudizio, imbratto le mie percezioni dei sensi; il mio sonno veglia è il battito del tempo. Grigio nuvola è la mia casa eterna, un illusione veloce, una stella minuscola calorosamente avvolta nel vuoto totale.
E' una strana visione tutta interna, passo i sentimenti sul marmo all'interno di ogni mia verità nascosta, costruisco i vuoti dell'assenza.
Le colonne per una nuova cattedrale sono pronte, quale sede per cantare la mia memoria. Un giorno spero, ricorderanno l'artigiano matto che dipinse il paesaggio della sua anima con l'aurora di un folle sogno.
Questa poesia è già una reliquia, una voce nelle scuole di colui che fù, un incontro atipico della fatiscenza della lingua umana.
Sopravviverà comunque nel duello tra arte e tempo, alzerà un occhio sul bordo dell'ombra tra le nuvole come amnesia: un anno più giovane.
Stò mentendo sotto il santuario della dispnea, la luna attraversa il cielo come la rugiada di un'altra alba dimenticata dalla notte come un regno di frammenti di storia.
L'aria è quieta nei suoi vapori cupi, lascia il mondo in collisione tracciando rotte di inevitabilità come forme di tempo già scaduto.
Io sono una cerniera che mantiene stretto il piacere, la mia bocca è la tomba e lì; dove sono sepolte le mie emozioni e il mistero.
Parlo solo ai bordi del balcone; invento oblii , ingoio sensazioni a tempo indeterminato. Credo di essere in un vortice di fumo, giro e vagabondo su assi di abitudine, sbircio vite attraverso le finestre incredulo come se fossero enciclopedie dell'aldilà.
Io sono un romantico.
Vedo stelle riflesse all'interno dei vetri spessi, il mio vino è di un annata senza fine. Una logica lenta mi porta alla fine verso il basso brillante del cielo, un chilo di viola disegna la mia lingua, lo spessore di un sogno va giù per la gola: leccamelo, succhiamelo, prendilo tutto.
Comincio a sentirmi l'eroina nelle vene vedo lastre di finzione che si sgretolano alla palese illusione di tutto.
Ora spingo questa terra in un labirinto, la canzone un povero anacoreta, pensando le grandi misure del futuro con i passi di una formica.
La luce è fioca e il vento è nero, le labbra trovano la spirale
di un sussurro, le tue gambe si spalancano: chiedono me.
Lo straniero errante piange galassie, per nascondere la terra dietro la cattedrale di ogni suono, trova un neutro colore come luce sulle palme; emergo e intravedo l'impatto: ascendo come fumo sessuale sulla nozione impeccabile del vuoto.
Salto in un alone di piume, siedo tra due fuochi nudi, né assumo l'illusione primitiva come un universo nella sua totalità né trattengo l'armonia vacua come idea.
Ascolto l'eco dell'inizio, gli ubriaconi nel fiume del tempo, viaggio nelle rughe antiche dell'essere, avvizzisco come goccia di quiete; un orecchio raggomitolato, una finestra, un veicolo, un cieco paesaggio sporco; come fosse vita.
Gli uccelli provano a beccare, la mia cecità mi ha ucciso, sento la cacofonia di impossibili consigli; rumori che accetto come ombra del suono.
Ecco il mio orecchio universale nascosto in penombra;
dentro la sorgente del mio silenzio.
Da qualche parte là fuori si può trovare un orizzonte. Ma io non parlo di bordi inventando balconi all'oblio. Io credo che tutto sia un vortice di fumo che gira su l'asse dell'abitudine.
A volte mi piace sbirciare attraverso le finestre, come se fossero enciclopedie dell'al dì là. Io sono un animale romantico. Vedo una sola stella riflessa all'interno del vetro spesso della bottiglia del mio vino. Una logica lenta alla fine logora tutta la bellezza del cielo, altre notti vivo in una coltre senza stelle.
Ma oggi un chilo di viola colpisce la mia lingua. Lo spessore di un sogno scende giù per la gola. Comincio a sentire un clima caldo nelle vene.
Come fosse una lastra di finzione che si sgretola ad ogni mia illusione.
"io" non è umano. La coscienza è un momento di silenzio assoluto prima di starnutire. Siamo il vuoto che non viene mai ascoltato, noi siamo il sottofondo di un torrente che non potrà mai salire in superficie, siamo movimento senza nome. L'irrealtà di questo non è una punizione, è una promessa che nulla e dico nulla ci può condannare alla miseria di questa eterna idiozia. Ogni dolore è una spina, ogni gioia è un petalo: ma non esiste rosa per possa rendere immortale nulla, Io del nulla so tutto anche se la vita è un sogno che non si arrenderà mai alla nebbia della sua illusione.
Siamo particelle che ballano nella nebbia, lampeggiamo alla luce del tempo, sparendo come il nulla nel buio di un sonno sconfinato.
Ma queste lacrime a volte sono fili elettrici, circuiti che ti colpiscono come un quadro meccanico difettoso. Sento questo dolore come una forma verbale che allatta i desideri all'ombra di una schiuma vocale col suo linguaggio suicida. Questa "semantica" è così umana da fare schifo. Sono l'apologia dell'ultimo battito, la frenesia concettuale di un esperienza zoologica pleonastica come un cimitero; una sorta di recrudescenza notturna per i fautori della luce e della bellezza. Non contate su di me, tutto per me è prigione ed è maledetta mente maledetta la mia mente.
Credo che l'unica elevazione per la civiltà sia nell'annientamento dell'idiozia umana.
Allora come un Aquila viaggerò tra le speranze e i sogni infranti, tra alture seppellite e immobili sotto macigni giganti.
Vedrò passioni inerti nel terrore dei tanti, scenderò in picchiata puntando il mio becco contro gli idioti, i falsi, i funambuli e i poeti: sputando le loro verità sotto l'ombra dei loro abeti. Desidero per me, il precipizio più alto che ci sia; perchè quando deciderò di buttarmi io saprò volare! Perchè le mie ali sono sporche di terra di vita e di sangue.
Mentre voi come vulcani erutterete la vostra energia in modo che nessuno oserà mai più tentare di spazzarvi via o forse trasformarvi in uno stock di burattini o giocattoli inermi, abbandonati li a marcire e perciò a prevenire i vermi:non rimanete fermi.
Credo che la vita sia un poeta che sussurra ai sordi; solo pochi sanno ascoltare: ma non nè afferrano il senso.
Siamo come strani animali raccapriccianti che minacciano la nostra sopravvivenza sfidando la sanità mentale. Qui non troviamo un mondo ordinario. Siamo oltre l'immaginazione delle fantasie più sfrenate della narrativa. La corruzione delle forme è il nostro inferno latitante.
Non siamo le mille grida di disperazione provenienti dall'Inferno di Dante. Siamo un pungiglione col veleno più mortale di qualsiasi creatura terrena. Una destinazione imprevista.
Siamo sicuri di essere in grado di poter rispondere a quella domanda, apice di tutte le ricerce umane. Non spaventatevi; non sviate dalle correnti dell'incertezza, dal vuoto delle costellazioni attraverso le vostre nostre notti vuote.
Noi siamo ciò che resta di una spiritualità defunta.
Viviamo in un vuoto che ci permette di galleggiare o affondare incessantemente, Pregate voi, non avete rinunciato a tutto per niente? Quel terrore è solo una religione di meno. Nella morte a volte; inciampiamo nella liberazione, aberriamo ogni speranze votandola inconsciamente agli orrori di questa esistenza.
La morte e la speranza appaiono con la stessa maschera, sono l'interruzione della nostra gioia. l'usurpatore della felicità, il divoratore delle esistenze insignificanti. La morte è equa e spazzerà tutti noi con la stessa forza, E' tardi per essere saggi, e in ogni caso non servirebbe a nulla, lo stesso abisso ci inghiottirà tutti, saggi, idioti e allo stesso modo, sani e pazzi: siamo fottuti.
Esistenzialisti, ermeneuti, fautori del pensiero, gnomi mentali, decretate, la vostra esistenza ma è solo ciò che potete ancora scrivere.
Razionalisti, psichiatri e psicologi detentori dell'io, fenomeni della parola, della semantica e della logica, studiate Nucleo Negazioni, capirete che non c'è nulla da studiare.
Tutto il sapere è nel sapere di non sapere; il resto è bla bla bla.
Ecco perché amo più le anatre che voi; così mediocri e umani.
Non esiste un problema sociale o l'espressione di un margine, esiste la vita che sputa sulle vostre povere illusioni, lo specchio rotto di un sistema indotto e prodotto; una spada nella vena, ma non esiste eroina che possa spezzare le catene. Siamo l'ultima luce è la più veloce, superiamo il suono. Per questo sembriamo brillanti fino a quando non scriviamo o parliamo.
Il mondo è un coltello tra due linee parallele, riunisce l'orizzonte per pugnalarci al cuore, poi striscia frettoloso e canticchia al cosmo come un Beethoven confuso e il suo pezzo migliore: "vivere e morire all'istante".
E' una grande energia, un collettore a spirale intorno a questo multi verso senza anima e senso.
Tanto più vi proteggete tanto più siete prigionieri.
Siamo l'ultima frontiera artificiale nella quale si nasconde l'umana idiozia.
Siamo una folla; ci guardiamo negli occhi tutti trovati nel fondo di una valle lussureggiante. La maggior parte concentrano gli occhi a terra, in modo che ogni passo sia sicuro, ragionevole (e redditizio!). Ma tra questa maggioranza di benpensanti ci sono alcuni visionari che si concentrano non più solo sulla piattezza del terreno.
Questi pochi stanno studiando gli alberi intorno, guardando le stelle, descrivono colori di insetti, il monitoraggio del movimento del vento, e le osservazioni si che svolgono sono infinitamente ignorate dalla massa dei sonnambuli robotici.
Forse questa è l'importanza del "filosofo" nell'esistenza umana, l'artista del potenzialmente umano, il musicista della fantasia umana, il genio dell'esplorazione umana. I poeti danno profondità alla vita umana, essi rendono alla realtà una dimensione più ampia.
Che peccato! Miliardi di esseri umani a camminano su e giù per le strade e come poveri pazzi, mezzi mangiati dalle pere indotte, dalle illusioni e l'agonia, mentre un battaglione di batteri sta lentamente divorando le loro interiora.
Li ho guardati come se fossi un uccello che era stato colpito e non c'è altro da fare che aspettare la loro morte; è inevitabile. L'offerta è polpa bianca di granchio, dolce tentazione ma nessuno avrà mai un altro morso, la sua seduzione è mutilata dalla disattenzione di ... chi?
Di tutti NOI!
Per quanto mi riguarda la sensazione di sapere è sbiadita, ha congelato il cemento per il nostro ultimo viaggio.
Destituisco l'idiozia con un proiettile alla nascita; ci sono troppe note negli occhi e in una faccia con la melodia mestrua dell'insensatezza.
Il terrore dei filosofi è deteriorato, si sono rivolti alla poesia, alla rappresentazione del dolore palese come pelle di coccodrillo.
Un attività di indagine insipida infinita che crea parole e parole come montagne.
Io mi adagio e riposo sulla luna, il mio intelletto e i suoi versanti, sanno sostenere morte e terrore. Mi ripeto e piango creando fontane e zampilli di vetro tagliente; "parlando sottovoce alla mia assenza": soppianto tutti i significati per estinguere ogni consolazione
Rappresento il non avere avendo, con un occhio all'immediato e uno all'infinito.
Ora; anche se il mio volto è scarno emaciato, privo di suoni e animazioni. La clorofilla delle idee malate sporca tutto di vomito e argilla come la bava dell'età della vita su una piattaforma di sterco combustibile.
Trasformare l'ego in "segreto" o un "corpo in un segreto."
Ora, sono pieno di birra, ho l'odore acre di un allucinato; i concetti astratti di uomo malato.
Sono uno sguardo oltre la finestra "Io"e il mio amico "Me". Lui è labile e sanguina da tutti gli orifizi. "Se;" ha la percezione di un topo triste, ha riso e seguiva i fantasmi nei labirinti; la realtà traballava inventandosi metamorfosi strane da sé e su di sè.
Sei del mattino; sono in un luogo cupo come un automa colmo di passione, le mie parole sono nude e intossicate; proiettili liberi a caccia di menzogne. Ma la mia follia comincia all'alba, bella, ineluttabile come sole e orizzonte agli occhi di un cieco.
Pittura le mie costole, mi faccio la treccia se vuoi; le finestre sono campi mentali sterminati: la mia pelle è ovunque come la stratosfera e l'ozono. Canto canzoni alcoliche, 28 gradi di dolore; ho la bocca piena: Il verbo è scomparire. "Sono gonfio come un senso di colpa",
Sono arte e movimento: riesco a contorcermi e ad affogare nel mio respiro. Solitari; i flussi di me muoiono come carne sul banco al cospetto del macellaio. Morire come un agnellino non era previsto.
Non mi lamento comunque. Anche se vorrei battere la testa sugli spigoli dei muri; per la maledizione di avere occhi che non merito.
Loro deambulano come ciechi vedenti, esplodono in bianco e nero, affogano nel loro vuoto infinito; zero spessore e privi di pensiero.
Ora sono intrisi di paura e si richiamano alla fede; io no!
Ergo soffro ergo piango ergo sono un pazzo!
E voi; siete avvizziti come rami secchi, galleggiate vuoti e privi di memoria. Vedete sporco e nascondete i silenzi credendo di spiegare le stelle con i sogni. Spegnete il fuoco con le fiamme e poi pregate.
Poveri umani. Propinano il negativo come onda di frequenza, amano il nulla come grandezza della vita. Cercano se stessi tra i poveri e i deboli; ma li allontanano con le stesse tasche vuote.
Si rifugiano nelle chiese. Appollaiati nelle biblioteche occultano con teorie aporettiche e brandendo ricchezze terrene, professano agli altri che i beni terreni sono peccato.
Sono epistolari pozze di illusione, niente gli appartiene in terra e in cielo; solo preghiere esasperanti.
Guardano sempre lontano dalla loro finestra, gli uccelli sono sempre troppi o mai abbastanza.
Utilizzano fango come vernice, descrivono e definiscono gli errori come fiumi di pensiero; mangiano anime, masticandone il loro dolore come se fosse pane morbido.
Un vuoto pieno di invisibilità chiuso nella folle ironia di un istante.
Il sangue di avvoltoi senzienti che tagliano di netto il mondo.
Lo squarciano e lo dividono 50 e 50: bene e male, inferno e paradiso.
Tutto è rosso e senza parole come la mela del peccato.
Sulla tavola ben apparecchiata ridono della loro eterna idiozia.
Poveri umani.
Siamo solo una dispotica emissione di euforica felicità e dolore, il terremoto emotivo e psicotico vola, balla e risuona nelle nostre sonore risate, nei nostri singhiozzi disperati, battendo la testa come un cieco sulle colonne dietro le tende della nostra percezione.
Ci sono pezzi di noi che abbiamo dimenticato, abbiamo dimenticato le cicatrici annerite, i piedi sulla spiaggia intrisa di liquido seminale. Verniciamo poesia a pennellate ripetendo versi e prose senza cognizione e causa. Ora; tutti i viaggi sono finiti, le nostre interazioni neuronali fanno baratti di ricordi tra loro, è pesante vivere controvento, fare lotte emotive, risolvere conflitti interiori, per esistere ancora 24 ore. Passiamo serate incuranti dei nostri sogni falliti in gioventù.
"Io"; vivo per i miei ghigni dietro una maschera di ferro, questa gioia è fossilizzata sulla mia faccia; ho messo le catene al dolore attendo un destino amaro come il sapore dell'eroina dopo che ti è entrata in vena.
Questa è una libertà ben al di là dell'arte, è un'attività senza ideale che io pretendo di vivere, sapere, assaporare.
Un giorno la mia mano che scrive si trasformerà in roccia, la roccia si trasformerà in sabbia e la sabbia prolasserà nel nulla
Tutto sarà silenzioso senza sguardi o vestigia; solo un passato vacuo.
Questa fretta è stata un gioco d'azzardo, ha ingannato tutto con il desiderio.
Questo è l'assemblaggio accurato del mio oblio.
Saldo i sogni con lo stagno e il piombo e affogo i miei desideri in vasche d'acciaio.
Ho praticato amniocentesi del mio passato così tante volte da non conoscerlo più.
Ho visto questo mondo come la filatura di un'idea, eppure non sono mai diventato Schopenhauer. Non ho mai visto una buono, cattivo o male, era semplicemente il fascino dell'esistenza che vedevo come mistero, un gioco senza parole che più lo guardavo e più diventava un sogno. Era tutto così vago da diventare vano.
Sono così lontano ora, tutto ha un gusto di whisky o di birra amara in bocca; io lo chiamo il sorso delle possibilità.
Ok; non chalance.
Una volta le parole per me avevano ali significanti.
Ora tutta la storia è nelle mie sensazioni.
Bisognerebbe porre fine a questa notte, cercare la consolazione nella morte, lei; deve essere gentile: ti fà dormire. Non ti fà più sentire.
Bisogna essere lontani da quello che si crede, cercare una dispersione prismatica, vivere e diventare di nuovo transitori: così come siamo.
così lontani da tutto da far invecchiare questo viaggio: e scordare il nostro nome.
La sorgente del mio silenzio
Attendo i pensieri pressurizzati nei miei angoli temperati e sconosciuti, le spietate esalazioni umane. Vite vuote e contano a gocce il passato. stormi di parole sulla pelle secca si riuniranno in rotte senza tempo come ombre di plastica minuscole.
Il big bang dell'umana ragione, l'inizio di un atavica disperazione, concetti 48 bit e 500 Mega al secondo; filosofie come circuiti in rame templi come dialettica della polvere. Lacune del suono di ogni parola al mondo, stringono lacerano e lasciano l'odore; blurp: catrame della trascendenza del Dio pastore. In questa assenza di forma, impero nella permanenza come profonda delusione, attraverso le infinite pagine.
Mi intendo di miserie e sconfitte anestetizzate, scrivo di categorie umane, la dispnea di vite parossistiche, lascio traccie ai posteri serpeggio attraverso la verità somigliando a una metafora.
Oggi ho deciso di graffiare il cielo, trasformerò le foglie in nubi depositerò cristalli di voci silenziose come eco interni a tazze colme di galassie; accenderò fuoco alla catastrofe dei cielo: ballerò intorno alla mia vita come nebulosa feroce.
Imparerò la lingua della sopravvivenza: uccidere.
Sono mistero, ho enormi occhi neri; attratto da un fumo mistico emano energia elettrica nelle rocce. Sono il mantra della bestia.
Amo essere schiacciato; maledetto dalle fiamme della miseria.
Sono la possibilità invisibile cesso di morire e nascendo viaggio nei veicoli del pensiero.
Cammino sulle braci ardenti dell'intuizione, annego nei fiumi per riemergere come un principiante dell'assoluto.
Sono venuto e ho visto il mistero, sono morto per vedere la verità, scrivo linguaggi eterni con occhi sacri.
Lego fili di incenso intorno alla mia anima inquieta.
Eccomi.
Riposo la testa sui cuscini del giudizio, imbratto le mie percezioni dei sensi; il mio sonno veglia è il battito del tempo. Grigio nuvola è la mia casa eterna, un illusione veloce, una stella minuscola calorosamente avvolta nel vuoto totale.
E' una strana visione tutta interna, passo i sentimenti sul marmo all'interno di ogni mia verità nascosta, costruisco i vuoti dell'assenza.
Le colonne per una nuova cattedrale sono pronte, quale sede per cantare la mia memoria. Un giorno spero, ricorderanno l'artigiano matto che dipinse il paesaggio della sua anima con l'aurora di un folle sogno.
Questa poesia è già una reliquia, una voce nelle scuole di colui che fù, un incontro atipico della fatiscenza della lingua umana.
Sopravviverà comunque nel duello tra arte e tempo, alzerà un occhio sul bordo dell'ombra tra le nuvole come amnesia: un anno più giovane.
Stò mentendo sotto il santuario della dispnea, la luna attraversa il cielo come la rugiada di un'altra alba dimenticata dalla notte come un regno di frammenti di storia.
L'aria è quieta nei suoi vapori cupi, lascia il mondo in collisione tracciando rotte di inevitabilità come forme di tempo già scaduto.
Io sono una cerniera che mantiene stretto il piacere, la mia bocca è la tomba e lì; dove sono sepolte le mie emozioni e il mistero.
Parlo solo ai bordi del balcone; invento oblii , ingoio sensazioni a tempo indeterminato. Credo di essere in un vortice di fumo, giro e vagabondo su assi di abitudine, sbircio vite attraverso le finestre incredulo come se fossero enciclopedie dell'aldilà.
Io sono un romantico.
Vedo stelle riflesse all'interno dei vetri spessi, il mio vino è di un annata senza fine. Una logica lenta mi porta alla fine verso il basso brillante del cielo, un chilo di viola disegna la mia lingua, lo spessore di un sogno va giù per la gola: leccamelo, succhiamelo, prendilo tutto.
Comincio a sentirmi l'eroina nelle vene vedo lastre di finzione che si sgretolano alla palese illusione di tutto.
Ora spingo questa terra in un labirinto, la canzone un povero anacoreta, pensando le grandi misure del futuro con i passi di una formica.
La luce è fioca e il vento è nero, le labbra trovano la spirale di un sussurro, le tue gambe si spalancano: chiedono me.
Lo straniero errante piange galassie, per nascondere la terra dietro la cattedrale di ogni suono, trova un neutro colore come luce sulle palme; emergo e intravedo l'impatto: ascendo come fumo sessuale sulla nozione impeccabile del vuoto.
Salto in un alone di piume, siedo tra due fuochi nudi, né assumo l'illusione primitiva come un universo nella sua totalità né trattengo l'armonia vacua come idea.
Ascolto l'eco dell'inizio, gli ubriaconi nel fiume del tempo, viaggio nelle rughe antiche dell'essere, avvizzisco come goccia di quiete; un orecchio raggomitolato, una finestra, un veicolo, un cieco paesaggio sporco; come fosse vita.
Gli uccelli provano a beccare cazzo; , la mia cecità mi ha ucciso: sento la cacofonia di impossibili consigli. Rumori che accetto come ombra del suono.
Ecco il mio orecchio universale nascosto nella penombra; come la sorgente del mio silenzio.
Questo mondo è come la mia ombra, è pallido come l'archeologia, maledetto come la felicità, una voce afona priva di concetto e tutto è così noioso e prevedibile. E' una rappresentazione classica poco più di una corda al collo e uno sgabello, un orgasmo della filosofia più bieca e la misurazione dell'universo; è una risibile raccolta di finzioni. La metafisica del verbo è fingere, i fondamentali sono postulati le verità sono indossate a tempo.
Questo "caos" non è una nuova lingua ai piedi nel mondo, esiste da sempre e grava su di noi come un pianoforte obeso.
Celebriamo scomparse, pensatori maledetti o nuovi "poeti".
Qui ci sono le mie labbra, morbide, carezzevoli; saporite come un arpeggio malinconico. Capita che a volte si rendano salate, che vengano solcate dalle sudicie lacrime che questo occhi impongano come salassi. Queste lacrime a volte sono fili elettrici, circuiti che ti colpiscono come un quadro meccanico difettoso. Sento questo dolore come una forma verbale che allatta i desideri all'ombra di una schiuma vocale col suo linguaggio suicida. Questa "semantica" è così umana da fare schifo. Sono l'apologia dell'ultimo battito, la frenesia concettuale di un esperienza zoologica pleonastica come un cimitero; una sorta di recrudescenza notturna per i fautori della luce e della bellezza.
Non contate su di me, tutto per me è prigione ed è maledetta mente maledetta la mia mente. Ho ucciso molte scale cromatiche, i colori mi sono indifferenti, il mio sangue è oramai grigio, i miei pensieri sono allineati in bianco e nero, questa vita è il rivolo di un eco 100 BPM (battute per minuto).
Alcuni cadono in piedi è come un fluido scolpito che portano tatuato sul culo o nel cervello. Baciate le mie labbra, sono apertura all'aria, dissetano come la pioggia, sono un bouquet di rose di suono.
Baciatele senza limiti.
Noi poeti deteniamo la parola come un dramma pesante, come una apocalisse prossima o una miniatura epica.
Noi poeti siamo a volte un viaggio storico, altre una malattia, un isola di sangue, l'asse di una luce o il rumore di una verità.
La parola è un osso vitale, come la spina dorsale di Dio.
Alcuni poeti hanno il dono della parola come lacrima di eternità.
A volte solo a volte sappiamo immergere le nostre parole nell'anima e uniformarle al tutto come base della Vita.
Troppe tombe gridano parlano, ho squarciano il silenzio; ho pippato polvere di ossa urinato e vomitato bile, sono la mia fossa, è stato un lento orrore. Fanno paura i duri fanno male, continuo a pagare il passato, il mio eterno funerale o un crisantemo bello tatuato nel cervello. I miei lividi parlano, sto male e mi defilo, ho costole incrinate e non posso respirare. Sono una bestia iconoclasta: il resto è nulla e a me basta, tornerò tossico come ero, il rumore di un vetro rotto, il sapore in bocca, il treno nelle orecchie, una vena chiusa, il vomito la puzza, lo spacciatore stronzo, i denti cariati, le transaminasi alte, il male le epatiti, l'interferon le cure la paura e l'hiv; gli amici persi, il bianco il rosa la polvere mia sposa. Di nuovo spade l'acqua la paura, i soldi il freddo e le rapine.
Tornerò lo stesso a farmi dentro un cesso, l'odore del piscio stantio il tremore, e seduto penserò al dolore, al bisogno alla voglia di scomparire. Vene nere braccia sporche piano piano da coglione tornerò alla morte. Perchè scrivere è qualcosa di arrapante come la disperazione, illuminante come la cecità, ogni forma nuova è pulita come escre-menti gassoso-intestinali, toccare l'anima come uno schizzo di sperma sul viso, degradare nell'idiozia e nella deprecabilità del motore immobile aristotelico; la nostra ultima possibilità sarà un incontro beatificante: una poesia da sexyshop.
Un dildo vibrante per compensare la solitudine, come una carezza al vetriolo. Siamo solo piccoli sottoprodotti, topi urlanti, cavie da laboratorio di un grande esperimento chiamato Goldman Sachs.
Numeri umani sbiaditi ma ben chiari a codice a barre, schiavi di un potere economico che di umano non ha più nulla.
Questo totalitarismo mai registrato nella storia ci ha degradato nei sobborghi della nostra stessa vita.
Nessuno acquista più nei centri commerciali, sono loro che acquistano noi. Il nostro tempo è merce di scambio che gli alchimisti monetizzano.
Le pubblicità ci guardano, le banche ci ignorano, gli stati sono solo una pastoia di inetti al comando di guerre con il nulla.
L'umanità è l'ennesimo circo equestre dove nessuno si esibisce e nessuno applaude.
Siamo lo stremo di un tendone vuoto per un circo che fà spettacoli altrove.
Un circo che fà spettacoli solo per sè stesso.
L'effimero puzza di insopportabilità, e l'insopportabilità è la palude nella quale stiamo affogando. Mettete una muta, comprate le maschere alla moda, imparate che la merda è solo un odore diverso.
Questo mondo puzza di numeri a caso, questa razionalità umana è una vecchia scimmia che scrive una nuova divina commedia a caso in un caldo e confortevole studio superaccessoriato.
Se trovate un grattacielo degno di voi non esitate a volare almeno una volta.
Siamo tutti vagabondi, liberi di vagare in uno spirito senza casa.
Astronauti nello spazio infinito dell'indecisione.
Tutti noi condanniamo e crocifiggiamo la razionalità e l'esistenza stessa. Siamo sopravvissuti che camminano nella nebbia e si appassionano di tutto, in questa insensata battaglia sputando nella corrente delle conformità alla ricerca di giustificazioni insignificanti.
La ragion d'essere è una grande cazzata, una semplice soddisfazione che stenderà la sua ombra nella perenne presenza della frustrazione.
Noi siamo gli eredi di una lotta che ha pervaso tutta la storia.
I nostri sforzi così essenziali nel campo del potenziamnto umano non dovevano finire. In queste società complesse che richiedono soluzioni sempre più assurde per curare la follia collettiva, la nostra perseveranza non deve scemare. Anche se la maggior parte dei tentativi di guarire le ferite della civiltà non sono riusciti nel corso della storia, lo spirito del ribelle continuerà a vivere come un bambino con quella forza insopprimibile
che comanda l'esistenza umana.
Un'energia che vi chiederà di noi, di emancipare l'uomo dalle sue auto-imposte catene. La nostra voglia di vomitare sulle convenzioni umane, ideologie, e le riforme non devono fermare la nostra ricerca di una liberazione immediata, una fonte di illuminazione, una molla di appagamento. Stacchiamo da tutti i confini che abbiamo per avere la possibilità di trovare un tesoro segreto, che sia natura, bellezza, arte, fratellanza, lavoro, amore, poesia, anche nel buio della sofferenza o la passione maniacale di un filosofo pazzo mi trovo.
Da qualche parte all'interno di me e di tutti gli ispiratori di un nuovo modus vivendi, posso incappare in una bella sensazione di guerra come un accordo armonico con ciò che è più essenziale nella vita.
Sono la parte più essenziale di me.
Questa mente mi chiede troppo ogni giorno, deve cercare trovare perdersi e ricominciare. Sono sicuro che con onestà e perseveranza sufficiente possiamo trovare che la necessità di base e di soddisfarla in modo insano e catastrofico come io amo.
Poi possiamo guardare il nostro tormento deperire e sparire come la nostra realtà, elevarsi in un regno più emozionante e promettente;
IL NULLA.
Lasciate che questa visione delle cose si stabilisca in voi.
Le mie sono lunghe grida unanimi e grida che escono da tutte le cellule del mio sorpo verso il cielo aperto, è in atto nella mia testa un altro Olocausto fascista, un'estasi pazza inspiegabile, il contatto tanto atteso con la paura e la perdita dei sensi.
Non abbiamo raggiunto la vertigine spirituale di Zarathustra, la sua abbondanza di conoscenza divenne stanca dalla troppa saggezza, né siamo ripartiti per così tanto dolore come Tito ha dovuto sopportare.
Non siamo troppo piccoli per essere del tutto insignificanti, né abbastanza grandi e svegli da vivere con orgoglio tutti i giorni.
Le nostre circostanze reali sono da qualche parte tra le arti, le nostre fatiche non sono pienamente tragiche o eroiche.
Mi sono sparato in vena tutte le contraddizioni del mondo ripetendo i giorni del calendario e sforzandomi di trasmettere un messaggio, una morale sulle nostre storie personali o tristi racconti di vita, quale espressione può dare senso ai fatti della nostra esistenza?
L'esempio di noi è il messaggio finale di un film universalmente acclamato, del Forrest Gump o di Amelie. La caratteristica nello svolgimento afferra mente-corpo dello spettatore e sincronizza la propria realtà fittizia con i nostri romanzi viventi. Ma alla fine i leggendari up-and-down o eventi della vita di Gump diventano semplicemente uno sfondo per i momenti davvero memorabili della nostra vita, come lui li descrive per il suo piccolo grande amore: a guardare le stelle di notte, contemplando un tramonto, l'esecuzione delle onde di un lago cristallino e la rilevazione senza distinzione la terra e il cielo. Quest'ultimo film fin dall'inizio espone un amante della vita nelle sue esperienze più basilari e semplici: portare in mano in un sacco di poco e saltare i sassi sull'acqua.
Oltre alla eterna ricerca di amore, queste suddette esperienze singolari e senza pretese sembrano in qualche modo giustificare magicamente le turbolenze dell'esistenza, la nostra invitabile mortalità e la solitudine in agguato che si nasconde nel cuore di ogni uomo.
Ma mentre Zarathustra, Tito, Forrest e Amelie si trovano tranquillamente dietro la superficie della pagina di un libro o sullo schermo del film, ciò che è vero per il mortale essere il culmine della sua vita.
Quando troviamo il riconoscimento ultimo della nostra soddisfazione e se lo facciamo, siamo in grado di lasciarci alle spalle per sempre il sogno di cose che abbiamo chiamato "realtà quotidiana". In altre parole, una volta che troviamo una ragione semplice per il nostro essere, allora possiamo permettergli di tornare al non-essere.
La ricerca di un appagamento dei bisogni non raggiunge gli estremi della ricerca intellettuale su Zarathustra di Nietzsche o l'esplosività emotiva di Shakespeare Tito, forse il nostro stile di vita giornaliero sarà sufficiente. Se dotato di sufficiente consapevolezza, riconosceremo che dietro i nostri pasti, sbornie e ore a russare dormire sono già una bellezza intuitiva simile a quello che Forrest e Amelie sentivano nelle loro esperienze rudimentali; queste illusioni sono a nostra disposizione.
Dopo tutto, questa vita non è la banalità del set familiare prima del gran teatro delle stelle e le galassie? È così sorprendente che questo mondo così com'è, è appena sufficiente per esistere, che dobbiamo cercare di non cercare, il progresso non è oltre, non è ottenere nulla di più che quello che abbiamo.
Oggi è l'ultimo giorno su questa terra e noi abbiamo visto e partecipato alla ultima scena di questa commedia terrena, ogni ultimo sorriso si trasforma in un segno divino, ogni ultimo pasto un rituale sacro, ogni ultima conversazione una preziosa bibbia, ogni ultimo bacio un miracolo innaturale. MA che STRONZATA.
Potenzialmente la vita è straordinaria ogni volta riconosciamo come raro e meraviglioso esistere senza trascurare di morire.
Sono la mia fine indecente.
Si tratta di una dichiarazione fatta a tante creature umane che vagano su questa terra, e hanno la convinzione di tale affermazione, le opinioni sono in definitiva rispetto al nostro background, quindi limitando la cosìdetta fede per un discorso o per dio, saremo condivisi solo da coloro che hanno una costituzione mentale instabile, insana, insomma, quelli che condividono raramente le tendenza al bello che si drogano di dubbio. Sfidare tutte le forme di conoscenza ed esperienza per poi mandarle a fare in culo è il senso.
Così, senza complicare la troppo la questione, ciò che in breve c'è da dire è: tutto è precario se si parla di stati mentali, alcuni sono poeti e sognatori altri semplicemente "uomini". Le scimmia si evolvono a volte e alcune si vergognano di essersi evolute a noi.Trasmettere opinioni attraverso la goffaggine delle vosre parole, dovreste prima di tutto essere in grado di esprimere le circostanze dalle quali è sorta la vostra opinione. Questo fornisce a chi ascolta, prima di tutto, l'accesso alla struttura della vostra mente, sono necessarie per comprendere la morte di ogni opinione.
Quindi, prima di giudicare troppo in fretta l'impertinenza a mio parere, presenterò a voi il mio umile pensiero:
io vi amo perchè siete tutti così prossimi deboli e indifesi. Io vi amo perchè avete la possibilità di prendere tutte le vostre illusioni e farci impacchi per il culo. Io vi amo perchè ho rispetto dei defunti e dei prossimi. io vi amo perchè vi vedo lì vestiti bene come non fareste mai ma qualcuno lo farà per voi. Io vi amo perchè siete nati vecchi senza data e nome se non una delirante eufonica aggregazione di consonanti che vi denotano. Io vi amo perchè anche le sillabe che uso per dirvi vi amo sono cacofoniche. Io vi amo come un ultimo respiro perfetto. io vi amavo davvero.Io vi amavo perchè avete tutti creduto nella follia dell'amore, nella possibilità di essere compresi e amati veramente. Io vi ho amato per la vostra carne che fremeva all'insegna degli orgasmi agognati. Io vi amo perchè le pecore sono sempre state le mie preferite.
Ho dovuto attraversare l'abisso tenebroso che separa il comfort di una vita fondata sul non conosciuto o spaventoso enigma che costituisce il vuoto totale un ateismo immorale. Io sono ateo, posso tranquillamente affermare che non vi è alcun dio o che non esiste una realtà soprannaturale. Il mio buonismo mi consente di lasciare ch uno spazio bianco vuoto si riempia di risposte. Sono caduto preda della forza impetuosa del metodo scientifico, che è come un suono, come essere giorno ed età, lo ammetto, ho ancora un po 'di cautela e vomito spesso. Ho scritto prima circa i limiti della scienza ma non mi soffermerò su di esso qui. Per finire il punto, ho un tatuaggio impresso profondamente nella mia mente e non posso non essere scettico anche della mia stessa capacità di spiegarmi o risolvere i misteri della vita umana.
Tutti consciamente e non cerchiamo soluzioni assurde al putridume del sentire umano.
Ho iniziato presto a dubitare di ogni religione o pretesa religiosa, ho continuato ad avere una sorta di colica intestinale per ogni religione, ho un infatuazione segreta per la solenne profondità che le religioni trasmettono. Dopo un'adolescenza sudicia, suicida e conflittuale, ho finalmente deglutito il verme insito nelle religioni, questa volta dal punto di vista di uno spettatore ubriaco e come membro do questa insignificante comunità umana. Negli ultimi anni ho avuto il grande piacere di non studiare e indagare più le religioni del mondo, avendo scoperto che tanta saggezza che si trova nella poesia, nel simbolismo e nella narrazione del pensiero: sono l'ennesima follia umana.
E' impossibile avere fede senza essere idioti e incompetenti.
La fede è complicata da analizzare, perchè non è analizzabile.
Essa è solo la riduzione o la lobotomia del cervello.
Posso affermare come tanti altri che la religione non è altro che un fenomeno sociale per mantenere i membri di una comunità o società passivamente funzionante senza ribellarsi contro il sistema. (L'oppio dei popoli, come Marx una volta coniò).
Altri punti di vista razionali stabiliscono che la fede è solo una risposta alla paura, alla necessità che nasce dalla paura dell'ignoto, la paura della malattia e della morte, la paura da parte dell'uomo. l'impotenza in un mondo pieno di forze pericolose che possono facilmente turbare l'ordine meschino di ogni essere umano. Un altro punto di vista è che la religione è un aspetto geneticamente cablato della psiche umana, che siamo destinati a creare sistemi religiosi a causa dell'evoluzione del nostro cervello. Altre viste stabiliscono la religione come il desiderio di tornare a una esperienza vissuta di totalità (come quando eravamo feti o neonati, quando la differenziazione tra Io e il mondo esterno non era ancora saldamente delineata). Queste sono tutte opinioni che ho imparato da altri, non sono state effettivamente sviluppate da me. Ciò nonostante, tutti rimandano a possibilità sensate ... religione universale, come lo è può avere una causa identificabile in una o tutte queste teorie.
Che cosa ho concluso?
Non c'è bisogno di invalidare o confutare le religioni, ma di essere in grado di non credere in esse. La religione è semplicemente una questione di insufficienza mentale per molti di noi. Per fortuna o purtroppo, abbiamo la passione innata per presentare la religiosità del credente cieco; non siamo in grado di digerire il nettare della spiritualità, senza alcuna traccia e giustificazione. Ecco perché per alcuni di noi la religione è percepita con disgusto, sfiducia.
Abbiamo bisogno di argomentare non respingendo argomenti razionale; siamo semplicemente in attesa di un qualche tipo di rivelazione che ci permetta di abbracciare completamente questa nullità chiamata "vita".
La rivelazione o giustificazione può venire in veste di razionalità o euforia della irrazionalità, ma senza di essa, non siamo in grado di avere nulla da dire.
La fede è a priori il licenziamento della ragione. Idiosincrasia e incapacità di credere nei precetti della trascendenza, senza l'arrivo di un segnale, una manifestazione fisica o psicologica che può farci dire: vedo tutto chiaro ora.
Ciò che è comunemente considerato come sentimento religioso troverà sempre espressione nel regno umano. Anche nel nostro tempo in cui la teologia delle grandi religioni dell'Occidente è stata ridotta a mitologia, in quanto sono stati superati in astuzia archeologicamente (ossa sono state trovate di antenati umani da quasi due milioni di anni fa, molto prima che Adamo o Eva), antropologicamente (i temi delle Scritture sono motivi comuni che si trovano in molte culture umane precedenti), e cosmologici (la vista della terra come centro dell'universo è stata sufficientemente confutata da dell'astronomia moderna), anche in questo momento un significato letterale dei simboli del cristianesimo, ebraismo e islam non sono più ragionevoli, ci sarà uno stimolo a svolgere il ruolo della religione nel cuore degli scettici moderni. Anche uomini e donne che trovano l'universo assurdo, senza senso, senza Dio e senza senso hanno una sensazione generale che la vita è troppo potente da sopportare (espresso nella loro disperazione), e da quella sensazione si pone la necessità di esprimere questo potere schiacciante. In alcuni casi, questi uomini e donne che non trovano significato nella loro vita producono le opere più notevoli di arte, letteratura e musica, perché anche l'atto di esprimere la propria delusione per il mondo si trasforma in una vita-guida e attività terapeutica. In questa nuova età senza precedenti nel corso della storia umana, quando tutte le guide divine autorevoli alle nostre vite sono perse, condividiamo ancora un patrimonio comune che ha plasmato e sta plasmando la nostra vita come una specie vivente. Con questo intendo che il processo di sviluppo dal grembo di un organismo adulto cosciente di sé. Questa storia individuale è condivisa da tutti e le nostre menti sono state profondamente colpite da questo sviluppo organico che trova espressione nella nostra vita adulta attraverso i sogni e simboli (vedi Freud e Jung). Attraverso simboli che troviamo il modo più sicuro per esprimere la conoscenza non-discorsiva del nostro subconscio, una realtà ognuno tiene dentro la propria mente. Che questi simboli sembrano indicare una riunificazione con una totalità che abbiamo perso. In termini biologici e psicologici questo può essere visto come la separazione del bambino dal grembo della madre al momento della nascita e in seguito come il bambino sviluppa la coscienza di sé nei suoi primi anni, creando l'identità dell'io e l'esterno (non- me) mondo. Alcuni psicologi suggeriscono (come Fromm), che questa è la causa del nostro bisogno di amare, per ricongiungersi con la totalità beata che abbiamo vissuto da bambini. Penso che, forse, a causa di questa esperienza comune che tutti condividiamo come esseri umani infantili, la mitologia e la religione nascono come un percorso per trovare questo ricongiungimento con ciò che una volta apparteneva a noi.
Ora, nel corso della storia la religione è più giustamente stata espressa nel simbolismo della poesia in quanto simboli della estetica sono aperte a più di un modo razionale di pensare. Tutta la mente è impegnata nella cattura dei simboli, fornendo un accesso più completo alla vita interiore dell'individuo. Forse questo è il motivo per cui la scienza viene ricevuta con freddezza da molti oggi, perché non può svolgere il ruolo di una ricca mitologia rivolgendosi non solo ciò che è razionale nell'essere umano, ma anche ciò che è intuitivo, emotivo e simili.
Il bisogno umano di trovare l'espressione della sua esperienza intima del cosmo non è una teoria in quanto la storia ci fornisce una prova sufficiente del fatto che questo è stato un fatto concreto. Praticamente ogni società e di civiltà che questo pianeta abbia nutrito credevano in qualche visione mitologica dell'universo.
La questione ora sta in ciò che forma avrà la nuova mitologia prendere forma? In che modo l'uomo moderno esprimere il suo legame innegabile a questo universo potente, in termini che sono accettati dai nostri attuali standard intellettuali, sulla base di scetticismo, pragmatismo e scientifica indagine.
La risposta non sarà difficile da trovare dato che condividiamo tutto con altri tempi, se non di più veemenza, la meraviglia per l'esistenza in quanto tale, ora che la scienza sta rivelando in modo esponenziale la portata e la profondità di questo universo e le operazioni miracolose del corpo e della mente umana . Il compito sarà per le persone ad apprezzare questi fatti non solo in modo razionalistico secco, ma in un rapporto più coinvolgente con il mistero più profondo di tutti questi fatti stanno scoprendo.
Ma mai perdere di vista che la maggior parte del tempo è soggettivo, solo indeterminismo all'interno di un meccanismo fatalista dell'anima, osservo anche alla partecipazione nella logica sacrificata; muta.
Troppe e troppe lacrime pallide, metafisiche; perché viviamo tanto più raccogliamo nulla sul bordo delle vostre sane idiozie.
La nostra bocca è intrisa di vane possibilità, vorrei trovaste solo noncuranza per tutti questi paradossi idiomatici.
( intro del mio ultimo libro)
"prima che vada via per sempre," voglio lasciare ai posteri la mia visione ineluttabile sul vostro futuro; che comunque "non cambierà".
"Sono la resurrezione della morte di Nietzsche per morire di nuovo pazzo e povero".
"Il mio cervello è in cancrena come il mondo che fa pena".
Qual'è il primo gesto compiuto dall'uomo che ha dato significato alla parola 'Violenza', la prima parola che simboleggiò il senso di tutte le parole, in quale momento "astratto" non fù più una parola; ma divenne: tutta la storia del mondo e dell'umanità.
Ho Immaginato gli intramontabili tramonti prima di avergli dato un nome, la felicità prima che diventò obiettivo; ho ascoltato e coniato il termine verità quando la coscienza era ancora nidificata nei meandri delle scimmie: supporre il significato di essa era più difficile.
Le ossa e la carne sono la nostra eternità da vivere.
Nelle nuvole si immaginano i nostri disegni creativi di essiccazione fisiologica: lo spirito è il sonno degli atomi.
Assumerei solo se potessi solo una volta l'essenza di un intero istante di vita. Scrivo poesia perché la morte è la sua essenza.
Sono l'analisi rumorosa delle risposte non date che gli oceani portano con sé nella loro tasca del silenzio.
Scrivo accenti gravi e batto sulla tastiera nera gocce di anima rossa.
Le mie mani sono una concatenazione di venti che nascono dalla musica del passato; tutto è incommensurabile.
L'inesplicabilità è come il gesso di un artista, sfumature di disegno e turbinii come i nomi vuoti dati all'insensatezza dell'esistenza.
Tocco ii fumo nel mio cervello, le nevrosi come agglomerati biochimici: i miei capelli si arricciano come i neuroni pensando alle nuvole mentre nella mia mente piovono lacrime.
La vita è così sterile di poesia che l'unica parola che mi salva è FINE.
Un soffio di tabacco trinciato e freddo nei polmoni, un tumulto selvaggio nel vapore della consapevolezza di non sapere un cazzo.
Se solo tu sapessi la bellezza del non sapere, il tempo è anormale; ha una portata limitata per noi animali.
Sono consapevole di non esserlo, di ogni ciuffo di capelli che attraversa le mie guance; di questi organi che ho dentro che pulsano all'impazzata. Sento la mia voce come una declamazione pubblica e so che "io sono
giacente come una lapide che racconta".
Se solo potessi trovare la parola giusta, potrei domare la turbolenza statica delle illusioni, Potrei iniziare raccolte di sperma e di uteri versando bile e vomito come flora morbida; un tappeto di falsità storiche come un cazzo per voi: giù per la gola.
Ora; la mia preghiera per voi è una forma di evaporazione.
La nichilista frantumazione delle idee e dell'uomo apre una la porta a una valida ragione per dimenticare e farsi dimenticare.
Orientiamoci nell'atto simultaneo di essere solo spie anche di noi stessi.
Non sono più immerso nelle faccende umane, un po sepolto o sommerso ma strettamente legato o variabile con quelle cose immediate che chiamiamo parole.
"Io sono ciò che sono" la mia filosofia non è molto più rilevante e vicino alla lampadina che al respiro sulla mie narici.
Al piano terra trovate la speranza, al secondo l'illusione, al terzo la devozione, al quarto l'idiozia; al quinto: "buttatevi".
Sono quì "distrattamente" insieme al contenuto della realtà palese che non ha più nulla da dire.
Guardo direttamente al centro degli oggetti; sì: sono lì.
Non ho ancora detto nulla sull'assunzione intellettuale.
Sugli intellettuali i folli del creatore e la deprecabilità umana.
Il mondo, come le mie parole sembra abbandonato come una pietra sotto una catena montuosa.
Io sono un altro e un altro che diventa qualcosa altro e ancora.
Anche se la mia prigione è incommensurabile e stretta come la mia pelle: i miei orizzonti spaziano come il silenzio.
Anche se il tutto è incomprensibile: il nulla è chiaro come il dolore.
La vita è breve fuoco che genera cenere fredda come il ghiaccio.
Molte gocce di parole e illusioni cadono come fossero spargimento di sangue e passione.
Siamo nati come orfani e amanti di deserti solitari.
Contando tutte le mura che fanno da errore riesco ad inghiottire tutte le scritture lette come un insostenibile rumore.
Le nubi sollevano pensieri come madri ma vivete di certezze che a me sembrano di fango, attaccati alle illusioni che io chiamo canne di bambù: per non affogare dentro.
Ci sono case in frantumi, marciapiedi assassini, che congelano il disordine, fratture estese di colore nero pulsano per raggiungere il dolore delle loro cicatrici insensibili.
La soggezione primordiale ha sette notti fredde in cui dormono le tribù, lascia intendere con la vecchia necessità e la nebbia pesante ci uccide senza muoversi.
Le idee che camminano sui marciapiedi rotti sono un decadimento rapido come inni spontanei della terra indigente.
Le religioni sono senza ombra e hanno nuvole sulla schiena come un disastro imminente, silenzioso; domato dale abitudini come eco.
Facciamo un ulteriore passo in aria oltre ogni speranza e con esso, la verità scopera per mille anni ancora con l'inspiegabile idiozia.
L'animosità e la ribellione sono solo scaglie di solitudine, per quello che sembrava solo un secolo di tormento.
Dalla tremante luce sconosciuta ho congelato e spezzato ogni irrilevanza.
Perdonandomi antichi errori di cecità e disposto a pagare ogni mia interpretazione folle: il calore umano tra questi blocchi di cemento freddo.
Mi chiamano pazzo ma "Io" non ero "Io" e non ero da nessuna parte, se nel mio "Io" come isolamento irrilevante.
Sono un ossessivo compulsivo, la pioggia è nel riquadro al di là delle nuvole disegnate a mente sul soffitto della mia stanza.
Una trance emotiva si spara pere del mio pazzo destino.
Questo accanimento depressivo è un simbolo, xanax e ricetta non mi calmano, parlare del banale istinto mi annoia, troppi inaccettabili compromessi di nascite non volute, di un mondo inutile ; nasci come terribile avviso: come claustrofobica verità. questa anarchia dell'Agorismo mi apre come una nuvola nel cielo sul terreno della cecità. I miei sono occhi che si arrendono, il mio sangue scherma e schiva emorragie interne laceranti.
Sono uno spazio cerebrale interno che sputa un uovo impaziente come sostanza globulare, un malato spinale sudato, ipoteso, bipolare, psicotico, maniaco-depressivo, ossessivo compulsivo; consumo tempo scado dentro esso come l'illusione. Pensare e non sentire; ossa attive muscoli miocardio pompa pompa.
Sono uno scudo di idee invisibili, un male di orizzonti annuvolati, poeticizzo l'ipocrisia di un ladro, bacio mille maschere di follia, prendo pillole a ore come cura per gli sbalzi dell'umore o i cali di energia .
Ho un comportamento distruttivo, il valium è una quiete colorata di endorfina; preti chiese messe, sconosciuti, pianti lacrime risate dormo veglio sbaglio vivo. No! No!
Ora riposo nella mia testa, sogno oggetti, sensi; un attimo è la mia eternità: un illusione veloce. Una stella minuscola calorosamente avvolta nel vuoto totale. Finisco di bisbigliare piano nelle vostre orecchie, cerco grandiosità, illusioni palpitanti, dentro le mia tasche vuote.
E così, ogni scelta o filosofia; finendo mi dissolve:
ora o dopo come un topo senza scopo.
La sorgente del mio silenzio
attendo i pensieri pressurizzati nei miei angoli temperati e sconosciuti, le spietate esalazioni umane. Vite vuote e contano a gocce il passato. stormi di parole sulla pelle secca si riuniranno in rotte senza tempo
come ombre di plastica minuscole.
Il big bang dell'umana ragione, l'inizio di un atavica disperazione, concetti 48 bit e 500 Mega al secondo; filosofie come circuiti in rame templi come dialettica della polvere. Lacune del suono di ogni parola al mondo, stringono lacerano e lasciano l'odore; blurp: catrame della trascendenza del Dio pastore.In questa assenza di forma, impero nella permanenza come profonda delusione, attraverso le infinite pagine.
Mi intendo di miserie e sconfitte anestetizzate, scrivo di categorie umane, la dispnea di vite parossistiche, lascio traccie ai posteri serpeggio attraverso la verità somigliando a una metafora.
Oggi ho deciso di graffiare il cielo, trasformerò le foglie in nubi depositerò cristalli di voci silenziose come echo interni a tazze colme di galassie; accenderò fuoco alla catastrofe dei cielo: ballerò intorno alla mia vita come nebulosa feroce.
Imparerò la lingua della sopravvivenza: uccidere.
Sono mistero, ho enormi occhi neri; attratto da un fumo mistico emano energia elettrica nelle roccie. Sono il mantra della bestia.
Amo essere schiacciato; maledetto dalle fiamme della miseria.
Sono la possibilità invisibile cesso di morire e nascendo viaggio nei veicoli del pensiero.
Cammino sulle braci ardenti dell'intuizione, annego nei fiumi per riemergere come un principiante dell'assoluto.
Sono venuto e ho visto il mistero, sono morto per vedere la verità, scrivo linguaggi eterni con occhi sacri.
Lego fili di incenso intorno alla mia anima inquieta.
Eccomi.
Riposo la testa sui cuscini del giudizio, imbratto le mie percezioni dei sensi; il mio sonno veglia è il battito del tempo. Grigio nuvola è la mia casa eterna, un illusione veloce, una stella minuscola calorosamente avvolta nel vuoto totale.
E' una strana visione tutta interna, passo i sentimenti sul marmo all'interno di ogni mia verità nascosta, costruisco i vuoti dell'assenza.
Le colonne per una nuova cattedrale sono pronte, quale sede per cantare la mia memoria. Un giorno spero, ricorderanno l'artigiano matto che dipinse il paesaggio della sua anima con l'aurora di un folle sogno.
Questa poesia è già una reliquia, una voce nelle scuole di colui che fù, un incontro atipico della fatiscenza della lingua umana.
Sopravviverà comunque nel duello tra arte e tempo, alzerà un occhio sul bordo dell'ombra tra le nuvole come amnesia: un anno più giovane.
Stò mentendo sotto il santuario della dispnea, la luna attraversa il cielo come la rugiada di un'altra alba dimenticata dalla notte come un regno di frammenti di storia.
L'aria è quieta nei suoi vapori cupi, lascia il mondo in collisione tracciando rotte di inevitabilità come forme di tempo già scaduto.
Io sono una cerniera che mantiene stretto il piacere, la mia bocca è la tomba e lì; dove sono sepolte le mie emozioni e il mistero.
Parlo solo ai bordi del balcone; invento oblii , ingoio sensazioni a tempo indeterminato. Credo di essere in un vortice di fumo, giro e vagabondo su assi di abitudine, sbircio vite attraverso le finestre incredulo come se fossero enciclopedie dell'aldilà.
Io sono un romantico.
Vedo stelle riflesse all'interno dei vetri spessi, il mio vino è di un annata senza fine. Una logica lenta mi porta alla fine verso il basso brillante del cielo, un chilo di viola disegna la mia lingua, lo spessore di un sogno va giù per la gola: leccamelo, succhiamelo, prendilo tutto.
Comincio a sentirmi l'eroina nelle vene vedo lastre di finzione che si sgretolano alla palese illusione di tutto.
Ora spingo questa terra in un labirinto, la canzone un povero anacoreta, pensando le grandi misure del futuro con i passi di una formica.
La luce è fioca e il vento è nero, le labbra trovano la spirale
di un sussurro, le tue gambe si spalancano: chiedono me.
Lo straniero errante piange galassie, per nascondere la terra dietro la cattedrale di ogni suono, trova un neutro colore come luce sulle palme; emergo e intravedo l'impatto: ascendo come fumo sessuale sulla nozione impeccabile del vuoto.
Salto in un alone di piume, siedo tra due fuochi nudi, né assumo l'illusione primitiva come un universo nella sua totalità né trattengo l'armonia vacua come idea.
Ascolto l'eco dell'inizio, gli ubriaconi nel fiume del tempo, viaggio nelle rughe antiche dell'essere, avvizzisco come goccia di quiete; un orecchio raggomitolato, una finestra, un veicolo, un cieco paesaggio sporco; come fosse vita.
Gli uccelli provano a beccare, la mia cecità mi ha ucciso, sento la cacofonia di impossibili consigli; rumori che accetto come ombra del suono.
Ecco il mio orecchio universale nascosto in penombra;
dentro la sorgente del mio silenzio.
Da qualche parte là fuori si può trovare un orizzonte. Ma io non parlo di bordi inventando balconi all'oblio. Io credo che tutto sia un vortice di fumo che gira su l'asse dell'abitudine.
A volte mi piace sbirciare attraverso le finestre, come se fossero enciclopedie dell'al dì là. Io sono un animale romantico. Vedo una sola stella riflessa all'interno del vetro spesso della bottiglia del mio vino. Una logica lenta alla fine logora tutta la bellezza del cielo, altre notti vivo in una coltre senza stelle.
Ma oggi un chilo di viola colpisce la mia lingua. Lo spessore di un sogno scende giù per la gola. Comincio a sentire un clima caldo nelle vene.
Come fosse una lastra di finzione che si sgretola ad ogni mia illusione.
"io" non è umano. La coscienza è un momento di silenzio assoluto prima di starnutire. Siamo il vuoto che non viene mai ascoltato, noi siamo il sottofondo di un torrente che non potrà mai salire in superficie, siamo movimento senza nome. L'irrealtà di questo non è una punizione, è una promessa che nulla e dico nulla ci può condannare alla miseria di questa eterna idiozia. Ogni dolore è una spina, ogni gioia è un petalo: ma non esiste rosa per possa rendere immortale nulla, Io del nulla so tutto anche se la vita è un sogno che non si arrenderà mai alla nebbia della sua illusione.
Siamo particelle che ballano nella nebbia, lampeggiamo alla luce del tempo, sparendo come il nulla nel buio di un sonno sconfinato.
Ma queste lacrime a volte sono fili elettrici, circuiti che ti colpiscono come un quadro meccanico difettoso. Sento questo dolore come una forma verbale che allatta i desideri all'ombra di una schiuma vocale col suo linguaggio suicida. Questa "semantica" è così umana da fare schifo. Sono l'apologia dell'ultimo battito, la frenesia concettuale di un esperienza zoologica pleonastica come un cimitero; una sorta di recrudescenza notturna per i fautori della luce e della bellezza. Non contate su di me, tutto per me è prigione ed è maledetta mente maledetta la mia mente.
Credo che l'unica elevazione per la civiltà sia nell'annientamento dell'idiozia umana.
Allora come un Aquila viaggerò tra le speranze e i sogni infranti, tra alture seppellite e immobili sotto macigni giganti.
Vedrò passioni inerti nel terrore dei tanti, scenderò in picchiata puntando il mio becco contro gli idioti, i falsi, i funambuli e i poeti: sputando le loro verità sotto l'ombra dei loro abeti. Desidero per me, il precipizio più alto che ci sia; perchè quando deciderò di buttarmi io saprò volare! Perchè le mie ali sono sporche di terra di vita e di sangue.
Mentre voi come vulcani erutterete la vostra energia in modo che nessuno oserà mai più tentare di spazzarvi via o forse trasformarvi in uno stock di burattini o giocattoli inermi, abbandonati li a marcire e perciò a prevenire i vermi:non rimanete fermi.
Credo che la vita sia un poeta che sussurra ai sordi; solo pochi sanno ascoltare: ma non nè afferrano il senso.
Siamo come strani animali raccapriccianti che minacciano la nostra sopravvivenza sfidando la sanità mentale. Qui non troviamo un mondo ordinario. Siamo oltre l'immaginazione delle fantasie più sfrenate della narrativa. La corruzione delle forme è il nostro inferno latitante.
Non siamo le mille grida di disperazione provenienti dall'Inferno di Dante. Siamo un pungiglione col veleno più mortale di qualsiasi creatura terrena. Una destinazione imprevista.
Siamo sicuri di essere in grado di poter rispondere a quella domanda, apice di tutte le ricerce umane. Non spaventatevi; non sviate dalle correnti dell'incertezza, dal vuoto delle costellazioni attraverso le vostre nostre notti vuote.
Noi siamo ciò che resta di una spiritualità defunta.
Viviamo in un vuoto che ci permette di galleggiare o affondare incessantemente, Pregate voi, non avete rinunciato a tutto per niente? Quel terrore è solo una religione di meno. Nella morte a volte; inciampiamo nella liberazione, aberriamo ogni speranze votandola inconsciamente agli orrori di questa esistenza.
La morte e la speranza appaiono con la stessa maschera, sono l'interruzione della nostra gioia. l'usurpatore della felicità, il divoratore delle esistenze insignificanti. La morte è equa e spazzerà tutti noi con la stessa forza, E' tardi per essere saggi, e in ogni caso non servirebbe a nulla, lo stesso abisso ci inghiottirà tutti, saggi, idioti e allo stesso modo, sani e pazzi: siamo fottuti.
Esistenzialisti, ermeneuti, fautori del pensiero, gnomi mentali, decretate, la vostra esistenza ma è solo ciò che potete ancora scrivere.
Razionalisti, psichiatri e psicologi detentori dell'io, fenomeni della parola, della semantica e della logica, studiate Nucleo Negazioni, capirete che non c'è nulla da studiare.
Tutto il sapere è nel sapere di non sapere; il resto è bla bla bla.
Ecco perché amo più le anatre che voi; così mediocri e umani.
Non esiste un problema sociale o l'espressione di un margine, esiste la vita che sputa sulle vostre povere illusioni, lo specchio rotto di un sistema indotto e prodotto; una spada nella vena, ma non esiste eroina che possa spezzare le catene. Siamo l'ultima luce è la più veloce, superiamo il suono. Per questo sembriamo brillanti fino a quando non scriviamo o parliamo.
Il mondo è un coltello tra due linee parallele, riunisce l'orizzonte per pugnalarci al cuore, poi striscia frettoloso e canticchia al cosmo come un Beethoven confuso e il suo pezzo migliore: "vivere e morire all'istante".
E' una grande energia, un collettore a spirale intorno a questo multi verso senza anima e senso.
Tanto più vi proteggete tanto più siete prigionieri.
Siamo l'ultima frontiera artificiale nella quale si nasconde l'umana idiozia.
Siamo una folla; ci guardiamo negli occhi tutti trovati nel fondo di una valle lussureggiante. La maggior parte concentrano gli occhi a terra, in modo che ogni passo sia sicuro, ragionevole (e redditizio!). Ma tra questa maggioranza di benpensanti ci sono alcuni visionari che si concentrano non più solo sulla piattezza del terreno.
Questi pochi stanno studiando gli alberi intorno, guardando le stelle, descrivono colori di insetti, il monitoraggio del movimento del vento, e le osservazioni si che svolgono sono infinitamente ignorate dalla massa dei sonnambuli robotici.
Forse questa è l'importanza del "filosofo" nell'esistenza umana, l'artista del potenzialmente umano, il musicista della fantasia umana, il genio dell'esplorazione umana. I poeti danno profondità alla vita umana, essi rendono alla realtà una dimensione più ampia.
Che peccato! Miliardi di esseri umani a camminano su e giù per le strade e come poveri pazzi, mezzi mangiati dalle pere indotte, dalle illusioni e l'agonia, mentre un battaglione di batteri sta lentamente divorando le loro interiora.
Li ho guardati come se fossi un uccello che era stato colpito e non c'è altro da fare che aspettare la loro morte; è inevitabile. L'offerta è polpa bianca di granchio, dolce tentazione ma nessuno avrà mai un altro morso, la sua seduzione è mutilata dalla disattenzione di ... chi?
Di tutti NOI!
Per quanto mi riguarda la sensazione di sapere è sbiadita, ha congelato il cemento per il nostro ultimo viaggio.
Destituisco l'idiozia con un proiettile alla nascita; ci sono troppe note negli occhi e in una faccia con la melodia mestrua dell'insensatezza.
Il terrore dei filosofi è deteriorato, si sono rivolti alla poesia, alla rappresentazione del dolore palese come pelle di coccodrillo.
Un attività di indagine insipida infinita che crea parole e parole come montagne.
Io mi adagio e riposo sulla luna, il mio intelletto e i suoi versanti, sanno sostenere morte e terrore. Mi ripeto e piango creando fontane e zampilli di vetro tagliente; "parlando sottovoce alla mia assenza": soppianto tutti i significati per estinguere ogni consolazione
Rappresento il non avere avendo, con un occhio all'immediato e uno all'infinito.
Ora; anche se il mio volto è scarno emaciato, privo di suoni e animazioni. La clorofilla delle idee malate sporca tutto di vomito e argilla come la bava dell'età della vita su una piattaforma di sterco combustibile.
Trasformare l'ego in "segreto" o un "corpo in un segreto."
Ora, sono pieno di birra, ho l'odore acre di un allucinato; i concetti astratti di uomo malato.
Sono uno sguardo oltre la finestra "Io"e il mio amico "Me". Lui è labile e sanguina da tutti gli orifizi. "Se;" ha la percezione di un topo triste, ha riso e seguiva i fantasmi nei labirinti; la realtà traballava inventandosi metamorfosi strane da sé e su di sè.
Sei del mattino; sono in un luogo cupo come un automa colmo di passione, le mie parole sono nude e intossicate; proiettili liberi a caccia di menzogne. Ma la mia follia comincia all'alba, bella, ineluttabile come sole e orizzonte agli occhi di un cieco.
Pittura le mie costole, mi faccio la treccia se vuoi; le finestre sono campi mentali sterminati: la mia pelle è ovunque come la stratosfera e l'ozono. Canto canzoni alcoliche, 28 gradi di dolore; ho la bocca piena: Il verbo è scomparire. "Sono gonfio come un senso di colpa",
Sono arte e movimento: riesco a contorcermi e ad affogare nel mio respiro. Solitari; i flussi di me muoiono come carne sul banco al cospetto del macellaio. Morire come un agnellino non era previsto.
Non mi lamento comunque. Anche se vorrei battere la testa sugli spigoli dei muri; per la maledizione di avere occhi che non merito.
Loro deambulano come ciechi vedenti, esplodono in bianco e nero, affogano nel loro vuoto infinito; zero spessore e privi di pensiero.
Ora sono intrisi di paura e si richiamano alla fede; io no!
Ergo soffro ergo piango ergo sono un pazzo!
E voi; siete avvizziti come rami secchi, galleggiate vuoti e privi di memoria. Vedete sporco e nascondete i silenzi credendo di spiegare le stelle con i sogni. Spegnete il fuoco con le fiamme e poi pregate.
Poveri umani. Propinano il negativo come onda di frequenza, amano il nulla come grandezza della vita. Cercano se stessi tra i poveri e i deboli; ma li allontanano con le stesse tasche vuote.
Si rifugiano nelle chiese. Appollaiati nelle biblioteche occultano con teorie aporettiche e brandendo ricchezze terrene, professano agli altri che i beni terreni sono peccato.
Sono epistolari pozze di illusione, niente gli appartiene in terra e in cielo; solo preghiere esasperanti.
Guardano sempre lontano dalla loro finestra, gli uccelli sono sempre troppi o mai abbastanza.
Utilizzano fango come vernice, descrivono e definiscono gli errori come fiumi di pensiero; mangiano anime, masticandone il loro dolore come se fosse pane morbido.
Un vuoto pieno di invisibilità chiuso nella folle ironia di un istante.
Il sangue di avvoltoi senzienti che tagliano di netto il mondo.
Lo squarciano e lo dividono 50 e 50: bene e male, inferno e paradiso.
Tutto è rosso e senza parole come la mela del peccato.
Sulla tavola ben apparecchiata ridono della loro eterna idiozia.
Poveri umani.
Siamo solo una dispotica emissione di euforica felicità e dolore, il terremoto emotivo e psicotico vola, balla e risuona nelle nostre sonore risate, nei nostri singhiozzi disperati, battendo la testa come un cieco sulle colonne dietro le tende della nostra percezione.
Ci sono pezzi di noi che abbiamo dimenticato, abbiamo dimenticato le cicatrici annerite, i piedi sulla spiaggia intrisa di liquido seminale. Verniciamo poesia a pennellate ripetendo versi e prose senza cognizione e causa. Ora; tutti i viaggi sono finiti, le nostre interazioni neuronali fanno baratti di ricordi tra loro, è pesante vivere controvento, fare lotte emotive, risolvere conflitti interiori, per esistere ancora 24 ore. Passiamo serate incuranti dei nostri sogni falliti in gioventù.
"Io"; vivo per i miei ghigni dietro una maschera di ferro, questa gioia è fossilizzata sulla mia faccia; ho messo le catene al dolore attendo un destino amaro come il sapore dell'eroina dopo che ti è entrata in vena.
Questa è una libertà ben al di là dell'arte, è un'attività senza ideale che io pretendo di vivere, sapere, assaporare.
Un giorno la mia mano che scrive si trasformerà in roccia, la roccia si trasformerà in sabbia e la sabbia prolasserà nel nulla
Tutto sarà silenzioso senza sguardi o vestigia; solo un passato vacuo.
Questa fretta è stata un gioco d'azzardo, ha ingannato tutto con il desiderio.
Questo è l'assemblaggio accurato del mio oblio.
Saldo i sogni con lo stagno e il piombo e affogo i miei desideri in vasche d'acciaio.
Ho praticato amniocentesi del mio passato così tante volte da non conoscerlo più.
Ho visto questo mondo come la filatura di un'idea, eppure non sono mai diventato Schopenhauer. Non ho mai visto una buono, cattivo o male, era semplicemente il fascino dell'esistenza che vedevo come mistero, un gioco senza parole che più lo guardavo e più diventava un sogno. Era tutto così vago da diventare vano.
Sono così lontano ora, tutto ha un gusto di whisky o di birra amara in bocca; io lo chiamo il sorso delle possibilità.
Ok; non chalance.
Una volta le parole per me avevano ali significanti.
Ora tutta la storia è nelle mie sensazioni.
Bisognerebbe porre fine a questa notte, cercare la consolazione nella morte, lei; deve essere gentile: ti fà dormire. Non ti fà più sentire.
Bisogna essere lontani da quello che si crede, cercare una dispersione prismatica, vivere e diventare di nuovo transitori: così come siamo.
così lontani da tutto da far invecchiare questo viaggio: e scordare il nostro nome.
La sorgente del mio silenzio
Attendo i pensieri pressurizzati nei miei angoli temperati e sconosciuti, le spietate esalazioni umane. Vite vuote e contano a gocce il passato. stormi di parole sulla pelle secca si riuniranno in rotte senza tempo come ombre di plastica minuscole.
Il big bang dell'umana ragione, l'inizio di un atavica disperazione, concetti 48 bit e 500 Mega al secondo; filosofie come circuiti in rame templi come dialettica della polvere. Lacune del suono di ogni parola al mondo, stringono lacerano e lasciano l'odore; blurp: catrame della trascendenza del Dio pastore. In questa assenza di forma, impero nella permanenza come profonda delusione, attraverso le infinite pagine.
Mi intendo di miserie e sconfitte anestetizzate, scrivo di categorie umane, la dispnea di vite parossistiche, lascio traccie ai posteri serpeggio attraverso la verità somigliando a una metafora.
Oggi ho deciso di graffiare il cielo, trasformerò le foglie in nubi depositerò cristalli di voci silenziose come eco interni a tazze colme di galassie; accenderò fuoco alla catastrofe dei cielo: ballerò intorno alla mia vita come nebulosa feroce.
Imparerò la lingua della sopravvivenza: uccidere.
Sono mistero, ho enormi occhi neri; attratto da un fumo mistico emano energia elettrica nelle rocce. Sono il mantra della bestia.
Amo essere schiacciato; maledetto dalle fiamme della miseria.
Sono la possibilità invisibile cesso di morire e nascendo viaggio nei veicoli del pensiero.
Cammino sulle braci ardenti dell'intuizione, annego nei fiumi per riemergere come un principiante dell'assoluto.
Sono venuto e ho visto il mistero, sono morto per vedere la verità, scrivo linguaggi eterni con occhi sacri.
Lego fili di incenso intorno alla mia anima inquieta.
Eccomi.
Riposo la testa sui cuscini del giudizio, imbratto le mie percezioni dei sensi; il mio sonno veglia è il battito del tempo. Grigio nuvola è la mia casa eterna, un illusione veloce, una stella minuscola calorosamente avvolta nel vuoto totale.
E' una strana visione tutta interna, passo i sentimenti sul marmo all'interno di ogni mia verità nascosta, costruisco i vuoti dell'assenza.
Le colonne per una nuova cattedrale sono pronte, quale sede per cantare la mia memoria. Un giorno spero, ricorderanno l'artigiano matto che dipinse il paesaggio della sua anima con l'aurora di un folle sogno.
Questa poesia è già una reliquia, una voce nelle scuole di colui che fù, un incontro atipico della fatiscenza della lingua umana.
Sopravviverà comunque nel duello tra arte e tempo, alzerà un occhio sul bordo dell'ombra tra le nuvole come amnesia: un anno più giovane.
Stò mentendo sotto il santuario della dispnea, la luna attraversa il cielo come la rugiada di un'altra alba dimenticata dalla notte come un regno di frammenti di storia.
L'aria è quieta nei suoi vapori cupi, lascia il mondo in collisione tracciando rotte di inevitabilità come forme di tempo già scaduto.
Io sono una cerniera che mantiene stretto il piacere, la mia bocca è la tomba e lì; dove sono sepolte le mie emozioni e il mistero.
Parlo solo ai bordi del balcone; invento oblii , ingoio sensazioni a tempo indeterminato. Credo di essere in un vortice di fumo, giro e vagabondo su assi di abitudine, sbircio vite attraverso le finestre incredulo come se fossero enciclopedie dell'aldilà.
Io sono un romantico.
Vedo stelle riflesse all'interno dei vetri spessi, il mio vino è di un annata senza fine. Una logica lenta mi porta alla fine verso il basso brillante del cielo, un chilo di viola disegna la mia lingua, lo spessore di un sogno va giù per la gola: leccamelo, succhiamelo, prendilo tutto.
Comincio a sentirmi l'eroina nelle vene vedo lastre di finzione che si sgretolano alla palese illusione di tutto.
Ora spingo questa terra in un labirinto, la canzone un povero anacoreta, pensando le grandi misure del futuro con i passi di una formica.
La luce è fioca e il vento è nero, le labbra trovano la spirale di un sussurro, le tue gambe si spalancano: chiedono me.
Lo straniero errante piange galassie, per nascondere la terra dietro la cattedrale di ogni suono, trova un neutro colore come luce sulle palme; emergo e intravedo l'impatto: ascendo come fumo sessuale sulla nozione impeccabile del vuoto.
Salto in un alone di piume, siedo tra due fuochi nudi, né assumo l'illusione primitiva come un universo nella sua totalità né trattengo l'armonia vacua come idea.
Ascolto l'eco dell'inizio, gli ubriaconi nel fiume del tempo, viaggio nelle rughe antiche dell'essere, avvizzisco come goccia di quiete; un orecchio raggomitolato, una finestra, un veicolo, un cieco paesaggio sporco; come fosse vita.
Gli uccelli provano a beccare cazzo; , la mia cecità mi ha ucciso: sento la cacofonia di impossibili consigli. Rumori che accetto come ombra del suono.
Ecco il mio orecchio universale nascosto nella penombra; come la sorgente del mio silenzio.
Questo mondo è come la mia ombra, è pallido come l'archeologia, maledetto come la felicità, una voce afona priva di concetto e tutto è così noioso e prevedibile. E' una rappresentazione classica poco più di una corda al collo e uno sgabello, un orgasmo della filosofia più bieca e la misurazione dell'universo; è una risibile raccolta di finzioni. La metafisica del verbo è fingere, i fondamentali sono postulati le verità sono indossate a tempo.
Questo "caos" non è una nuova lingua ai piedi nel mondo, esiste da sempre e grava su di noi come un pianoforte obeso.
Celebriamo scomparse, pensatori maledetti o nuovi "poeti".
Qui ci sono le mie labbra, morbide, carezzevoli; saporite come un arpeggio malinconico. Capita che a volte si rendano salate, che vengano solcate dalle sudicie lacrime che questo occhi impongano come salassi. Queste lacrime a volte sono fili elettrici, circuiti che ti colpiscono come un quadro meccanico difettoso. Sento questo dolore come una forma verbale che allatta i desideri all'ombra di una schiuma vocale col suo linguaggio suicida. Questa "semantica" è così umana da fare schifo. Sono l'apologia dell'ultimo battito, la frenesia concettuale di un esperienza zoologica pleonastica come un cimitero; una sorta di recrudescenza notturna per i fautori della luce e della bellezza.
Non contate su di me, tutto per me è prigione ed è maledetta mente maledetta la mia mente. Ho ucciso molte scale cromatiche, i colori mi sono indifferenti, il mio sangue è oramai grigio, i miei pensieri sono allineati in bianco e nero, questa vita è il rivolo di un eco 100 BPM (battute per minuto).
Alcuni cadono in piedi è come un fluido scolpito che portano tatuato sul culo o nel cervello. Baciate le mie labbra, sono apertura all'aria, dissetano come la pioggia, sono un bouquet di rose di suono.
Baciatele senza limiti.
Noi poeti deteniamo la parola come un dramma pesante, come una apocalisse prossima o una miniatura epica.
Noi poeti siamo a volte un viaggio storico, altre una malattia, un isola di sangue, l'asse di una luce o il rumore di una verità.
La parola è un osso vitale, come la spina dorsale di Dio.
Alcuni poeti hanno il dono della parola come lacrima di eternità.
A volte solo a volte sappiamo immergere le nostre parole nell'anima e uniformarle al tutto come base della Vita.
Troppe tombe gridano parlano, ho squarciano il silenzio; ho pippato polvere di ossa urinato e vomitato bile, sono la mia fossa, è stato un lento orrore. Fanno paura i duri fanno male, continuo a pagare il passato, il mio eterno funerale o un crisantemo bello tatuato nel cervello. I miei lividi parlano, sto male e mi defilo, ho costole incrinate e non posso respirare. Sono una bestia iconoclasta: il resto è nulla e a me basta, tornerò tossico come ero, il rumore di un vetro rotto, il sapore in bocca, il treno nelle orecchie, una vena chiusa, il vomito la puzza, lo spacciatore stronzo, i denti cariati, le transaminasi alte, il male le epatiti, l'interferon le cure la paura e l'hiv; gli amici persi, il bianco il rosa la polvere mia sposa. Di nuovo spade l'acqua la paura, i soldi il freddo e le rapine.
Tornerò lo stesso a farmi dentro un cesso, l'odore del piscio stantio il tremore, e seduto penserò al dolore, al bisogno alla voglia di scomparire. Vene nere braccia sporche piano piano da coglione tornerò alla morte. Perchè scrivere è qualcosa di arrapante come la disperazione, illuminante come la cecità, ogni forma nuova è pulita come escre-menti gassoso-intestinali, toccare l'anima come uno schizzo di sperma sul viso, degradare nell'idiozia e nella deprecabilità del motore immobile aristotelico; la nostra ultima possibilità sarà un incontro beatificante: una poesia da sexyshop.
Un dildo vibrante per compensare la solitudine, come una carezza al vetriolo. Siamo solo piccoli sottoprodotti, topi urlanti, cavie da laboratorio di un grande esperimento chiamato Goldman Sachs.
Numeri umani sbiaditi ma ben chiari a codice a barre, schiavi di un potere economico che di umano non ha più nulla.
Questo totalitarismo mai registrato nella storia ci ha degradato nei sobborghi della nostra stessa vita.
Nessuno acquista più nei centri commerciali, sono loro che acquistano noi. Il nostro tempo è merce di scambio che gli alchimisti monetizzano.
Le pubblicità ci guardano, le banche ci ignorano, gli stati sono solo una pastoia di inetti al comando di guerre con il nulla.
L'umanità è l'ennesimo circo equestre dove nessuno si esibisce e nessuno applaude.
Siamo lo stremo di un tendone vuoto per un circo che fà spettacoli altrove.
Un circo che fà spettacoli solo per sè stesso.
L'effimero puzza di insopportabilità, e l'insopportabilità è la palude nella quale stiamo affogando. Mettete una muta, comprate le maschere alla moda, imparate che la merda è solo un odore diverso.
Questo mondo puzza di numeri a caso, questa razionalità umana è una vecchia scimmia che scrive una nuova divina commedia a caso in un caldo e confortevole studio superaccessoriato.
Se trovate un grattacielo degno di voi non esitate a volare almeno una volta.
Siamo tutti vagabondi, liberi di vagare in uno spirito senza casa.
Astronauti nello spazio infinito dell'indecisione.
Tutti noi condanniamo e crocifiggiamo la razionalità e l'esistenza stessa. Siamo sopravvissuti che camminano nella nebbia e si appassionano di tutto, in questa insensata battaglia sputando nella corrente delle conformità alla ricerca di giustificazioni insignificanti.
La ragion d'essere è una grande cazzata, una semplice soddisfazione che stenderà la sua ombra nella perenne presenza della frustrazione.
Noi siamo gli eredi di una lotta che ha pervaso tutta la storia.
I nostri sforzi così essenziali nel campo del potenziamnto umano non dovevano finire. In queste società complesse che richiedono soluzioni sempre più assurde per curare la follia collettiva, la nostra perseveranza non deve scemare. Anche se la maggior parte dei tentativi di guarire le ferite della civiltà non sono riusciti nel corso della storia, lo spirito del ribelle continuerà a vivere come un bambino con quella forza insopprimibile
che comanda l'esistenza umana.
Un'energia che vi chiederà di noi, di emancipare l'uomo dalle sue auto-imposte catene. La nostra voglia di vomitare sulle convenzioni umane, ideologie, e le riforme non devono fermare la nostra ricerca di una liberazione immediata, una fonte di illuminazione, una molla di appagamento. Stacchiamo da tutti i confini che abbiamo per avere la possibilità di trovare un tesoro segreto, che sia natura, bellezza, arte, fratellanza, lavoro, amore, poesia, anche nel buio della sofferenza o la passione maniacale di un filosofo pazzo mi trovo.
Da qualche parte all'interno di me e di tutti gli ispiratori di un nuovo modus vivendi, posso incappare in una bella sensazione di guerra come un accordo armonico con ciò che è più essenziale nella vita.
Sono la parte più essenziale di me.
Questa mente mi chiede troppo ogni giorno, deve cercare trovare perdersi e ricominciare. Sono sicuro che con onestà e perseveranza sufficiente possiamo trovare che la necessità di base e di soddisfarla in modo insano e catastrofico come io amo.
Poi possiamo guardare il nostro tormento deperire e sparire come la nostra realtà, elevarsi in un regno più emozionante e promettente;
IL NULLA.
Lasciate che questa visione delle cose si stabilisca in voi.
Le mie sono lunghe grida unanimi e grida che escono da tutte le cellule del mio sorpo verso il cielo aperto, è in atto nella mia testa un altro Olocausto fascista, un'estasi pazza inspiegabile, il contatto tanto atteso con la paura e la perdita dei sensi.
Non abbiamo raggiunto la vertigine spirituale di Zarathustra, la sua abbondanza di conoscenza divenne stanca dalla troppa saggezza, né siamo ripartiti per così tanto dolore come Tito ha dovuto sopportare.
Non siamo troppo piccoli per essere del tutto insignificanti, né abbastanza grandi e svegli da vivere con orgoglio tutti i giorni.
Le nostre circostanze reali sono da qualche parte tra le arti, le nostre fatiche non sono pienamente tragiche o eroiche.
Mi sono sparato in vena tutte le contraddizioni del mondo ripetendo i giorni del calendario e sforzandomi di trasmettere un messaggio, una morale sulle nostre storie personali o tristi racconti di vita, quale espressione può dare senso ai fatti della nostra esistenza?
L'esempio di noi è il messaggio finale di un film universalmente acclamato, del Forrest Gump o di Amelie. La caratteristica nello svolgimento afferra mente-corpo dello spettatore e sincronizza la propria realtà fittizia con i nostri romanzi viventi. Ma alla fine i leggendari up-and-down o eventi della vita di Gump diventano semplicemente uno sfondo per i momenti davvero memorabili della nostra vita, come lui li descrive per il suo piccolo grande amore: a guardare le stelle di notte, contemplando un tramonto, l'esecuzione delle onde di un lago cristallino e la rilevazione senza distinzione la terra e il cielo. Quest'ultimo film fin dall'inizio espone un amante della vita nelle sue esperienze più basilari e semplici: portare in mano in un sacco di poco e saltare i sassi sull'acqua.
Oltre alla eterna ricerca di amore, queste suddette esperienze singolari e senza pretese sembrano in qualche modo giustificare magicamente le turbolenze dell'esistenza, la nostra invitabile mortalità e la solitudine in agguato che si nasconde nel cuore di ogni uomo.
Ma mentre Zarathustra, Tito, Forrest e Amelie si trovano tranquillamente dietro la superficie della pagina di un libro o sullo schermo del film, ciò che è vero per il mortale essere il culmine della sua vita.
Quando troviamo il riconoscimento ultimo della nostra soddisfazione e se lo facciamo, siamo in grado di lasciarci alle spalle per sempre il sogno di cose che abbiamo chiamato "realtà quotidiana". In altre parole, una volta che troviamo una ragione semplice per il nostro essere, allora possiamo permettergli di tornare al non-essere.
La ricerca di un appagamento dei bisogni non raggiunge gli estremi della ricerca intellettuale su Zarathustra di Nietzsche o l'esplosività emotiva di Shakespeare Tito, forse il nostro stile di vita giornaliero sarà sufficiente. Se dotato di sufficiente consapevolezza, riconosceremo che dietro i nostri pasti, sbornie e ore a russare dormire sono già una bellezza intuitiva simile a quello che Forrest e Amelie sentivano nelle loro esperienze rudimentali; queste illusioni sono a nostra disposizione.
Dopo tutto, questa vita non è la banalità del set familiare prima del gran teatro delle stelle e le galassie? È così sorprendente che questo mondo così com'è, è appena sufficiente per esistere, che dobbiamo cercare di non cercare, il progresso non è oltre, non è ottenere nulla di più che quello che abbiamo.
Oggi è l'ultimo giorno su questa terra e noi abbiamo visto e partecipato alla ultima scena di questa commedia terrena, ogni ultimo sorriso si trasforma in un segno divino, ogni ultimo pasto un rituale sacro, ogni ultima conversazione una preziosa bibbia, ogni ultimo bacio un miracolo innaturale. MA che STRONZATA.
Potenzialmente la vita è straordinaria ogni volta riconosciamo come raro e meraviglioso esistere senza trascurare di morire.
Sono la mia fine indecente.
Si tratta di una dichiarazione fatta a tante creature umane che vagano su questa terra, e hanno la convinzione di tale affermazione, le opinioni sono in definitiva rispetto al nostro background, quindi limitando la cosìdetta fede per un discorso o per dio, saremo condivisi solo da coloro che hanno una costituzione mentale instabile, insana, insomma, quelli che condividono raramente le tendenza al bello che si drogano di dubbio. Sfidare tutte le forme di conoscenza ed esperienza per poi mandarle a fare in culo è il senso.
Così, senza complicare la troppo la questione, ciò che in breve c'è da dire è: tutto è precario se si parla di stati mentali, alcuni sono poeti e sognatori altri semplicemente "uomini". Le scimmia si evolvono a volte e alcune si vergognano di essersi evolute a noi.Trasmettere opinioni attraverso la goffaggine delle vosre parole, dovreste prima di tutto essere in grado di esprimere le circostanze dalle quali è sorta la vostra opinione. Questo fornisce a chi ascolta, prima di tutto, l'accesso alla struttura della vostra mente, sono necessarie per comprendere la morte di ogni opinione.
Quindi, prima di giudicare troppo in fretta l'impertinenza a mio parere, presenterò a voi il mio umile pensiero:
io vi amo perchè siete tutti così prossimi deboli e indifesi. Io vi amo perchè avete la possibilità di prendere tutte le vostre illusioni e farci impacchi per il culo. Io vi amo perchè ho rispetto dei defunti e dei prossimi. io vi amo perchè vi vedo lì vestiti bene come non fareste mai ma qualcuno lo farà per voi. Io vi amo perchè siete nati vecchi senza data e nome se non una delirante eufonica aggregazione di consonanti che vi denotano. Io vi amo perchè anche le sillabe che uso per dirvi vi amo sono cacofoniche. Io vi amo come un ultimo respiro perfetto. io vi amavo davvero.Io vi amavo perchè avete tutti creduto nella follia dell'amore, nella possibilità di essere compresi e amati veramente. Io vi ho amato per la vostra carne che fremeva all'insegna degli orgasmi agognati. Io vi amo perchè le pecore sono sempre state le mie preferite.
Ho dovuto attraversare l'abisso tenebroso che separa il comfort di una vita fondata sul non conosciuto o spaventoso enigma che costituisce il vuoto totale un ateismo immorale. Io sono ateo, posso tranquillamente affermare che non vi è alcun dio o che non esiste una realtà soprannaturale. Il mio buonismo mi consente di lasciare ch uno spazio bianco vuoto si riempia di risposte. Sono caduto preda della forza impetuosa del metodo scientifico, che è come un suono, come essere giorno ed età, lo ammetto, ho ancora un po 'di cautela e vomito spesso. Ho scritto prima circa i limiti della scienza ma non mi soffermerò su di esso qui. Per finire il punto, ho un tatuaggio impresso profondamente nella mia mente e non posso non essere scettico anche della mia stessa capacità di spiegarmi o risolvere i misteri della vita umana.
Tutti consciamente e non cerchiamo soluzioni assurde al putridume del sentire umano.
Ho iniziato presto a dubitare di ogni religione o pretesa religiosa, ho continuato ad avere una sorta di colica intestinale per ogni religione, ho un infatuazione segreta per la solenne profondità che le religioni trasmettono. Dopo un'adolescenza sudicia, suicida e conflittuale, ho finalmente deglutito il verme insito nelle religioni, questa volta dal punto di vista di uno spettatore ubriaco e come membro do questa insignificante comunità umana. Negli ultimi anni ho avuto il grande piacere di non studiare e indagare più le religioni del mondo, avendo scoperto che tanta saggezza che si trova nella poesia, nel simbolismo e nella narrazione del pensiero: sono l'ennesima follia umana.
E' impossibile avere fede senza essere idioti e incompetenti.
La fede è complicata da analizzare, perchè non è analizzabile.
Essa è solo la riduzione o la lobotomia del cervello.
Posso affermare come tanti altri che la religione non è altro che un fenomeno sociale per mantenere i membri di una comunità o società passivamente funzionante senza ribellarsi contro il sistema. (L'oppio dei popoli, come Marx una volta coniò).
Altri punti di vista razionali stabiliscono che la fede è solo una risposta alla paura, alla necessità che nasce dalla paura dell'ignoto, la paura della malattia e della morte, la paura da parte dell'uomo. l'impotenza in un mondo pieno di forze pericolose che possono facilmente turbare l'ordine meschino di ogni essere umano. Un altro punto di vista è che la religione è un aspetto geneticamente cablato della psiche umana, che siamo destinati a creare sistemi religiosi a causa dell'evoluzione del nostro cervello. Altre viste stabiliscono la religione come il desiderio di tornare a una esperienza vissuta di totalità (come quando eravamo feti o neonati, quando la differenziazione tra Io e il mondo esterno non era ancora saldamente delineata). Queste sono tutte opinioni che ho imparato da altri, non sono state effettivamente sviluppate da me. Ciò nonostante, tutti rimandano a possibilità sensate ... religione universale, come lo è può avere una causa identificabile in una o tutte queste teorie.
Che cosa ho concluso?
Non c'è bisogno di invalidare o confutare le religioni, ma di essere in grado di non credere in esse. La religione è semplicemente una questione di insufficienza mentale per molti di noi. Per fortuna o purtroppo, abbiamo la passione innata per presentare la religiosità del credente cieco; non siamo in grado di digerire il nettare della spiritualità, senza alcuna traccia e giustificazione. Ecco perché per alcuni di noi la religione è percepita con disgusto, sfiducia.
Abbiamo bisogno di argomentare non respingendo argomenti razionale; siamo semplicemente in attesa di un qualche tipo di rivelazione che ci permetta di abbracciare completamente questa nullità chiamata "vita".
La rivelazione o giustificazione può venire in veste di razionalità o euforia della irrazionalità, ma senza di essa, non siamo in grado di avere nulla da dire.
La fede è a priori il licenziamento della ragione. Idiosincrasia e incapacità di credere nei precetti della trascendenza, senza l'arrivo di un segnale, una manifestazione fisica o psicologica che può farci dire: vedo tutto chiaro ora.
Ciò che è comunemente considerato come sentimento religioso troverà sempre espressione nel regno umano. Anche nel nostro tempo in cui la teologia delle grandi religioni dell'Occidente è stata ridotta a mitologia, in quanto sono stati superati in astuzia archeologicamente (ossa sono state trovate di antenati umani da quasi due milioni di anni fa, molto prima che Adamo o Eva), antropologicamente (i temi delle Scritture sono motivi comuni che si trovano in molte culture umane precedenti), e cosmologici (la vista della terra come centro dell'universo è stata sufficientemente confutata da dell'astronomia moderna), anche in questo momento un significato letterale dei simboli del cristianesimo, ebraismo e islam non sono più ragionevoli, ci sarà uno stimolo a svolgere il ruolo della religione nel cuore degli scettici moderni. Anche uomini e donne che trovano l'universo assurdo, senza senso, senza Dio e senza senso hanno una sensazione generale che la vita è troppo potente da sopportare (espresso nella loro disperazione), e da quella sensazione si pone la necessità di esprimere questo potere schiacciante. In alcuni casi, questi uomini e donne che non trovano significato nella loro vita producono le opere più notevoli di arte, letteratura e musica, perché anche l'atto di esprimere la propria delusione per il mondo si trasforma in una vita-guida e attività terapeutica. In questa nuova età senza precedenti nel corso della storia umana, quando tutte le guide divine autorevoli alle nostre vite sono perse, condividiamo ancora un patrimonio comune che ha plasmato e sta plasmando la nostra vita come una specie vivente. Con questo intendo che il processo di sviluppo dal grembo di un organismo adulto cosciente di sé. Questa storia individuale è condivisa da tutti e le nostre menti sono state profondamente colpite da questo sviluppo organico che trova espressione nella nostra vita adulta attraverso i sogni e simboli (vedi Freud e Jung). Attraverso simboli che troviamo il modo più sicuro per esprimere la conoscenza non-discorsiva del nostro subconscio, una realtà ognuno tiene dentro la propria mente. Che questi simboli sembrano indicare una riunificazione con una totalità che abbiamo perso. In termini biologici e psicologici questo può essere visto come la separazione del bambino dal grembo della madre al momento della nascita e in seguito come il bambino sviluppa la coscienza di sé nei suoi primi anni, creando l'identità dell'io e l'esterno (non- me) mondo. Alcuni psicologi suggeriscono (come Fromm), che questa è la causa del nostro bisogno di amare, per ricongiungersi con la totalità beata che abbiamo vissuto da bambini. Penso che, forse, a causa di questa esperienza comune che tutti condividiamo come esseri umani infantili, la mitologia e la religione nascono come un percorso per trovare questo ricongiungimento con ciò che una volta apparteneva a noi.
Ora, nel corso della storia la religione è più giustamente stata espressa nel simbolismo della poesia in quanto simboli della estetica sono aperte a più di un modo razionale di pensare. Tutta la mente è impegnata nella cattura dei simboli, fornendo un accesso più completo alla vita interiore dell'individuo. Forse questo è il motivo per cui la scienza viene ricevuta con freddezza da molti oggi, perché non può svolgere il ruolo di una ricca mitologia rivolgendosi non solo ciò che è razionale nell'essere umano, ma anche ciò che è intuitivo, emotivo e simili.
Il bisogno umano di trovare l'espressione della sua esperienza intima del cosmo non è una teoria in quanto la storia ci fornisce una prova sufficiente del fatto che questo è stato un fatto concreto. Praticamente ogni società e di civiltà che questo pianeta abbia nutrito credevano in qualche visione mitologica dell'universo.
La questione ora sta in ciò che forma avrà la nuova mitologia prendere forma? In che modo l'uomo moderno esprimere il suo legame innegabile a questo universo potente, in termini che sono accettati dai nostri attuali standard intellettuali, sulla base di scetticismo, pragmatismo e scientifica indagine.
La risposta non sarà difficile da trovare dato che condividiamo tutto con altri tempi, se non di più veemenza, la meraviglia per l'esistenza in quanto tale, ora che la scienza sta rivelando in modo esponenziale la portata e la profondità di questo universo e le operazioni miracolose del corpo e della mente umana . Il compito sarà per le persone ad apprezzare questi fatti non solo in modo razionalistico secco, ma in un rapporto più coinvolgente con il mistero più profondo di tutti questi fatti stanno scoprendo.
Ma mai perdere di vista che la maggior parte del tempo è soggettivo, solo indeterminismo all'interno di un meccanismo fatalista dell'anima, osservo anche alla partecipazione nella logica sacrificata; muta.
Troppe e troppe lacrime pallide, metafisiche; perché viviamo tanto più raccogliamo nulla sul bordo delle vostre sane idiozie.
La nostra bocca è intrisa di vane possibilità, vorrei trovaste solo noncuranza per tutti questi paradossi idiomatici.
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