Il mondo è un coltello tra due linee parallele, riunisce l'orizzonte per pugnalarmi al cuore. Poi striscia frettoloso e canticchia al cosmo come un beethoven confuso il suo pezzo migliore:
"vivere e morire all'istante".
E' una grande energia, un collettore a spirale intorno a questo multiverso senza anima e senso.
Il mio destino è avere un occhio per ogni atomo che stranuta o neurone che decide un no o un sì.
Sono l'essenza distinta di una nube che lascia il cielo riposare come una pietra sotto un sonno pesante.
La mia memoria ha la bobina corta. Si riavvolge e ricomincia a bruciare la pelle con un certo calore per ricordare la prima freccia del suono, per perforare il limbo del silenzio; per ricordare il primo e unico oggetto che è cresciuto come ali per diventare un universo: qualcuno potrebbe non notare il sole.
Ci sono giorni in cui un uomo si vede come un alluvione di gioia, una strada in cui correre inzuppato, con i peli tipo antenne sulla carne di un poeta anaffettivo.
Il chiosco brilla in giallo van gogh scarabocchia le porte scorrevoli, gli automatismi nell'arte hanno il codice pin.
Dire grazie con una bottiglia di vino in mano, passi e lenti passi su questa pelle che tira come una parete di pura sensazione.
Il crack eterno della pioggia, una chiave nella serratura; roteare in aria come ingranaggi e colonne, immergendo il pane raffermo nel vino. oh! questa è una lenta camera della morte, dove le ombre prestano i loro enigmi, dove soprattutto un uomo trova la sua pace.

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