Ecco; improvvisamente mi sveglio da peregrinazioni ellittiche, sono in un parco per interrompere la routine, brutalmente condannando dalle orrende bugie in corso; la negazione della solitudine e del panico.
Non ci sono vere ragioni, il caos lo organizziamo da anni, è una valanga che interpretiamo come esperienza empirica.
Anche se le parole possono essere ampie come universi, il mio solitario amico si è estraniato solo previo e privo di ogni vero significato.
Io, sono il mio amico solitario. "Io" e "Me" siamo estranei alla paura, ogni altro per noi è un ingombro; possiamo parlare ore e ascoltarci: una sorta di scopata neuronale. Possiamo trascinarci nei discorsi,"Io" parla di tatuaggi, "Me" parla sempre di birra irlandese e sbornie.
Ma noi discutiamo sempre come causa-effetto. "Io" mi pettino e cerco di essere decente per "Me"che è sempre trasandato. Sorrido quando ci diciamo addio per sempre, capita spesso. Ci muoviamo in ampi cerchi, in ampi e litighiamo per il vino perdonandoci nel sonno dove trovo "te"._ "Io" con "Te" è sempre chiaro.
Cerca la parte sinuosa di "te", con una metodica e accurata ricerca di sensibltà, tatto e colore.
Valuta e respira la tua eccitazione, ama la tua clito e le sue molte labbra; cade e affoga spesso nei suoi campi vuoti dell'incomprensibile: derivano a "me" come amore assiomatico.
Cerca caos nella labbra leccandole nei loro labirinti, ogni orgasmo è una luce che non ha età, una sudata immagine attraversa il tempo, cerca frasi belle e graziose; ma scoparti è il senso.
Bagnato col tuo, il mio seme è senza tempo, apri gli occhi non fuggìre nell'oscurità; è storia conosciuta: toccami io sono quà.
Stanotte la tristezza potrebbe cadere nel nostro letto, distruggere ogni illusione e archetipa struttura di felicità, lasciarci esanimi sul pavimento: sostituire tutto nella sua ineluttabilità.
Il piacere potrebbe manifestarsi nel dolore, una lampada accendersi ed esplodere in miliardi di api operose e la regina volare smielando le nostre nevrosi. La luna può saltare nella vostra minestra annegando in un eclisse senza respiro, potremmo mordere le unghie come ipotesi.
Tutto può colpire il duro osso del delirio, si possono anche perdere i marmi e le sue date della vita sopra incise, le gocce scendono lungo la strada verso la più grande delle verità; può succedere di venire
quando il mondo è così vuoto.
Tutto riflette sulle ali di questo sonno fatale.
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