Siamo spesso una dispostica emissione di euforica felicità e dolore, il terremoto emotivo e psicotico vola, balla e risuona nelle nostre sonore risate, nei nostri singhiozzi disperati, battendo la testa come un cieco sulle colonne dietro le tende della nostra percezione.
Ci sono pezzi di me che ho dimenticato, ho dimenticato di me stesso le cicatrici annerite, ho dimenticato un piede in spiaggia durante un viaggio con la mescalina. Questa droga che mi fissava come fossi una sua recente creazione, tutte le parole erano canti o lodi, altamente articolati come il bagno che facevamo inermi nelle fonti scivolose e intrise di liquido seminale. Vernicivamo poesia a pennellate ripetendo versi e prose senza cognizione e causa.
Ora; tutti i viaggi sono finiti, le mie interazioni neuronali fanno baratti di ricordi tra loro, è pesante vivere controvento, fare lotte emotive, risolvere conflitti interiori, per esistere ancora 24 ore.
Passo serate incurante dei miei sogni falliti in gioventù.
Vivo i miei ghigni dietro una maschera di ferro, questa gioia è fossilizzata sulla mia faccia; ho messo le catene al dolore attendo un destino amaro come il sapore dell'eroina dopo che ti è entrata in vena.
Questa è una libertà ben al di là dell'arte, è un'attività senza ideale che io pretendo di vivere, sapere, assaporare.
Un giorno la mia mano che scrive si trasformerà in roccia, la roccia si trasformerà in sabbia e la sabbia prolasserà nel nulla
Tutto sarà silenzioso senza sguardi o vestigia; solo un passato vacuo.
Questa fretta è un gioco d'azzardo, inganna tutto con il desiderio; questo è l'assemblaggio accurato del mio oblio. Saldo i sogni con lo stagno e il piombo e affogo i miei desideri in vasche d'acciaio.
Ho praticato amniocentesi del mio passato così tante volte da non conoscerlo più.
Ho visto questo mondo come la filatura di un'idea, eppure non sono mai diventato Schopenhauer, non ho mai visto buono o cattivo, male o bene, era semplicemente il fascino dell'esistenza che vedevo come mistero, un gioco senza parole che più lo guardavo e più diventava un sogno. Era tutto così vago da diventare vano.
Sono così lontano ora, tutto ha un gusto di whisky o di birra amara in bocca; io lo chiamo il sorso delle possibilità.
Ok; nonchalance.
Una volta le parole per me avevano ali significanti.
Ora tutta la storia è nelle mie sensazioni.
Bisognerebbe porre fine a questa notte, cercare la consolazione nella morte, lei; deve essere gentile: ti fà dormire. Non ti fà più sentire. Bisogna essere lontani da quello che si crede, cercare una dispersione prismatica, vivere e diventare di nuovo transitori: così come siamo. Così lontani da tutto da far invecchiare questo viaggio: e scordare il nostro nome.
Enrico Marra
Ci sono pezzi di me che ho dimenticato, ho dimenticato di me stesso le cicatrici annerite, ho dimenticato un piede in spiaggia durante un viaggio con la mescalina. Questa droga che mi fissava come fossi una sua recente creazione, tutte le parole erano canti o lodi, altamente articolati come il bagno che facevamo inermi nelle fonti scivolose e intrise di liquido seminale. Vernicivamo poesia a pennellate ripetendo versi e prose senza cognizione e causa.
Ora; tutti i viaggi sono finiti, le mie interazioni neuronali fanno baratti di ricordi tra loro, è pesante vivere controvento, fare lotte emotive, risolvere conflitti interiori, per esistere ancora 24 ore.
Passo serate incurante dei miei sogni falliti in gioventù.
Vivo i miei ghigni dietro una maschera di ferro, questa gioia è fossilizzata sulla mia faccia; ho messo le catene al dolore attendo un destino amaro come il sapore dell'eroina dopo che ti è entrata in vena.
Questa è una libertà ben al di là dell'arte, è un'attività senza ideale che io pretendo di vivere, sapere, assaporare.
Un giorno la mia mano che scrive si trasformerà in roccia, la roccia si trasformerà in sabbia e la sabbia prolasserà nel nulla
Tutto sarà silenzioso senza sguardi o vestigia; solo un passato vacuo.
Questa fretta è un gioco d'azzardo, inganna tutto con il desiderio; questo è l'assemblaggio accurato del mio oblio. Saldo i sogni con lo stagno e il piombo e affogo i miei desideri in vasche d'acciaio.
Ho praticato amniocentesi del mio passato così tante volte da non conoscerlo più.
Ho visto questo mondo come la filatura di un'idea, eppure non sono mai diventato Schopenhauer, non ho mai visto buono o cattivo, male o bene, era semplicemente il fascino dell'esistenza che vedevo come mistero, un gioco senza parole che più lo guardavo e più diventava un sogno. Era tutto così vago da diventare vano.
Sono così lontano ora, tutto ha un gusto di whisky o di birra amara in bocca; io lo chiamo il sorso delle possibilità.
Ok; nonchalance.
Una volta le parole per me avevano ali significanti.
Ora tutta la storia è nelle mie sensazioni.
Bisognerebbe porre fine a questa notte, cercare la consolazione nella morte, lei; deve essere gentile: ti fà dormire. Non ti fà più sentire. Bisogna essere lontani da quello che si crede, cercare una dispersione prismatica, vivere e diventare di nuovo transitori: così come siamo. Così lontani da tutto da far invecchiare questo viaggio: e scordare il nostro nome.
Enrico Marra

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