la vita parla con le mie labbra, colpisce come un forte impulso di fuoco stanco, che brucia ogni angolo della mia testa per dimenticare tutte le stelle al margine dei miei occhi.
Io, sono la luce di una candela solitaria in una chiesa sconsacrata,
lotto da sempre con la luce facendo ombra al buio tra le mie nuvole mentali nascoste nell'umidità. Cercavo caldo da anteporre alla pietra fredda, un museo per le anime dei defunti; il mio agognato riposo. La muffa delle mie emozioni, l'aria antica e rarefatta dei miei pensieri, i respiri delle generazioni scomparse che gridano all'unisono; sono la melodia della voce dei morti riuniti in preghiera, che cantano di mesmerismo nuova politica dell'al di là: proprinata nei racconti  tra gli sputi dei denti caduti e l'odore decomposto di chi fu.  Non c'è tristezza alla fine delle cose. Questa morte è multitasking, si sposta da un luogo all'altro, fuori dalle chiese, nelle case, nei teatri e i centri commerciali.
Io non piango per lo sfarfallio delle candele; quando si spengono: altrove bruciano luminose.
L'utilità della pioggia è che lava ogni umana emozione negativa, milioni di gocce melodiche gettate dal cielo come un bombardamento costante.
Una cacofonia di schiaffi all'intelligenza e postulati di idiozia come torrenti che esondano contro le superfici scivolose dell'umana capacità di adattamento a tutto. E' un grande cazzo che dovrebbe pisciare a getto contro il vostro mondo dei quanti, come un tuono e il rumore di un acquazzone giallo come l'epatite mentale che vi è propria.
Le lacrime di Dio, sono in codice Morse, non toccano la durezza del mio cuore, le carezze dolci pungono le mie orecchie come segnalazione di rimostranze inconsce di lotte interiori e dolore nascosto.
E' tempo di lasciar andare, di lavare queste umane colpe, perdono, delusione; l'amore che trova la sua strada solo nei luoghi aridi ed esposti. Lascia lividi sulla pelle dell'anima come un grande silenzio.
Sono un santo, il mio spirito di plastica è animato con la premonizione della primavera. Molti di voi, hanno ancora un anima per piangere lasciando lacrime come inchiostro sulla carta per digitare volantini.
Le parole sullo schermo sono solo una conclusione, un rifugio malconcio e curioso; per i sognatori intimiditi accampati nei luoghi segreti della loro mente. inviano ancora i loro messaggi di salvezza e spiritualità interiore ai pazzi, i reclusi; a quelli sicuri di tutto che parlano di libertà: "l'unica certezza che hanno nel buio delle loro celle".


Enrico Marra


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