Ci
crediate o no, avrei voluto leggere più poesie se i miei occhi me lo
avessero permesso. Ma ero cieco o quasi, indossavo abiti rimediati; e
l'altro me era fuori che cercava di leggere e leggere per imparare.
Volevo vedere, vedere tutto attraverso i miei occhi e la mia mente. Attraversavo i miei morti, i fianchi di mio padre sdraiato nella sua tomba, mi facevo ombra per scomparire; piano piano piano. La mia vita era malata, le stelle stavano bruciando, i filamenti di fiamma bruciavano mentre volano petali e le frecce di fuoco gonfiavano imuscoli alla mia voce. Parlavo urlavo alla mia carne in fiamme; fuoco e sperma erano l'epicentro del mondo.
Ogni istante brucia il suo carburante mentre i miei occhi cercano un olocausto in cui i bambini verranno disabilitati, il sacrificio sarà la storia di un incontro; non è possibile fuggire no; brucerò e brucerete tutti.
Treni aerei auto e ali come tizzoni ardenti, sarà un meteo triste e non annunciato, temperatura e clima di grande fuoco; le stelle in fiamme come tutto il resto che abbiamo toccato, percepito, desiderato.
Mezzo mondo sarà carbonizzato, sarete linee umane, ombre o sagome che guizzeranno come olio bollente. Le labbra si squaglieranno tra gli occhi, le scintille di corpi che si divorano tra loro e la lunghezza da noi e Lucifero sarà davvero breve.
Molte labbra parlano ancora del bene e del male; io sorriderò fino a quando voi urlerete e non penserete ad altro. Queste parole sembrano colorate col male e proiettate come stampa olografica di dolore.
Nulla della miseria umana si salverà; fiamme alte e dense bruceranno la natura: non vi è alcun senso in tutto questo: perchè non esiste senso. Satana suggerirà a chi mi parla, chiamerà tsunami per definire il nulla e la follia. La vostra morte può essere superata, anche se sono spregevoli i vostri pianti; per questa misera pietà sarete sempre più malati e partoriti a testa in giù come vi appenderà il prossimo: non esiste cura. Lo scempio sarà immune da pietà per la natura, la terra, la via lattea e l'universo intero.
Abbiamo letto come schiavi, a pecorina nelle chiese, le sinagoghe e le moschee; ma era solo precarietà limitata che parlava di stati mentali. Topi che parlavano, studiavano e decretavano verità.
Le lacune del suono sono in ogni parola al mondo, stringono lacerano e lasciano l'odore; blurp: catrame della trascendenza del Dio pastore.
In questa assenza di forma, impero nella permanenza come profonda delusione, attraverso le infinite pagine delle mie percezioni.
Mi intendo di miserie e sconfitte anestetizzate, scrivo di categorie umane, la dispnea di vite parossistiche, lascio traccie ai posteri serpeggio attraverso la verità somigliando a una metafora.
Oggi ho deciso di graffiare il cielo, trasformerò le foglie in nubi depositerò cristalli di voci silenziose come echo interni a tazze colme di galassie; accenderò fuoco alla catastrofe dei cielo: ballerò intorno alla mia vita come nebulosa feroce.
Imparerò la lingua della sopravvivenza: uccidere.
Sono mistero, ho enormi occhi neri; attratto da un fumo mistico emano energia elettrica nelle roccie. Sono il mantra della bestia.
Amo essere schiacciato; maledetto dalle fiamme della miseria.
Sono la possibilità invisibile cesso di morire e nascendo viaggio nei veicoli del pensiero.
Cammino sulle braci ardenti dell'intuizione, annego nei fiumi per riemergere come un principiante dell'assoluto.
Sono venuto e ho visto il mistero, sono morto per vedere la verità, scrivo linguaggi eterni con occhi sacri.
Lego fili di incenso intorno alla mia anima inquieta.
Eccomi. Imbratto le mie percezioni dei sensi; il mio sonno veglia è il battito del tempo. Grigio nuvola è la mia casa eterna, un illusione veloce, una stella minuscola calorosamente avvolta nel vuoto totale.
E' una strana visione tutta interna, passo i sentimenti sul marmo all'interno di ogni mia verità nascosta, costruisco i vuoti dell'assenza.
Le colonne per una nuova cattedrale sono pronte, quale sede per cantare la mia memoria. Un giorno spero, ricorderanno l'artigiano matto che dipinse il paesaggio della sua anima con l'aurora di un folle sogno.
Questa poesia è già una reliquia, una voce nelle scuole di colui che fù, un incontro atipico della fatiscenza della lingua umana. Sopravviverà comunque nel duello tra arte e tempo, alzerà un occhio sul bordo dell'ombra tra le nuvole come amnesia: un anno più giovane.
Stò mentendo sotto il santuario della dispnea, la luna attraversa il cielo come la rugiada di un'altra alba dimenticata dalla notte come un regno di frammenti di storia.
L'aria è quieta nei suoi vapori cupi, lascia il mondo in collisione tracciando rotte di inevitabilità come forme di tempo già scaduto.
Io sono una cerniera che mantiene stretto il piacere, la mia bocca è la tomba e lì; dove sono sepolte le mie emozioni e il mistero.
Parlo solo ai bordi del balcone; invento oblii , ingoio sensazioni a tempo indeterminato.
Credo di essere in un vortice di fumo, giro e vagabondo su assi di abitudine, sbircio vite attraverso le finestre incredulo come se fossero enciclopedie dell'aldilà.
Io sono un romantico.
Vedo stelle riflesse all'interno dei vetri spessi, il mio vino è di un annata senza fine. Una logica lenta mi porta alla fine verso il basso brillante del cielo, un chilo di viola disegna la mia lingua, lo spessore di un sogno va giù per la gola: leccamelo, succhiamelo, prendilo tutto.
Comincio a sentirmi l'eroina nelle vene vedo lastre di finzione che si sgretolano alla palese illusione di tutto.
Ora spingo questa terra in un labirinto, la canzone un povero anacoreta, pensando le grandi misure del futuro con i passi di una formica.
La luce è fioca e il vento è nero, le labbra trovano la spirale di un sussurro, le tue gambe si spalancano: chiedono me.
Lo straniero errante piange galassie, per nascondere la terra dietro la cattedrale di ogni suono, trova un neutro colore come luce sulle palme; emergo e intravedo l'impatto: ascendo come fumo sessuale sulla nozione impeccabile del vuoto.
Salto in un alone di piume, siedo tra due fuochi nudi, né assumo l'illusione primitiva come un universo nella sua totalità né trattengo l'armonia vacua come idea.
Ascolto l'eco dell'inizio, gli ubriaconi nel fiume del tempo, viaggio nelle rughe antiche dell'essere, avvizzisco come goccia di quiete; un orecchio raggomitolato, una finestra, un veicolo, un cieco paesaggio sporco; come fosse vita.
Gli uccelli provano a beccare, la mia cecità mi ha ucciso, sento la cacofonia di impossibili consigli; rumori che accetto come ombra del suono.
Ecco il mio orecchio universale nascosto in penombra;
dentro la sorgente del mio silenzio.
Volevo vedere, vedere tutto attraverso i miei occhi e la mia mente. Attraversavo i miei morti, i fianchi di mio padre sdraiato nella sua tomba, mi facevo ombra per scomparire; piano piano piano. La mia vita era malata, le stelle stavano bruciando, i filamenti di fiamma bruciavano mentre volano petali e le frecce di fuoco gonfiavano imuscoli alla mia voce. Parlavo urlavo alla mia carne in fiamme; fuoco e sperma erano l'epicentro del mondo.
Ogni istante brucia il suo carburante mentre i miei occhi cercano un olocausto in cui i bambini verranno disabilitati, il sacrificio sarà la storia di un incontro; non è possibile fuggire no; brucerò e brucerete tutti.
Treni aerei auto e ali come tizzoni ardenti, sarà un meteo triste e non annunciato, temperatura e clima di grande fuoco; le stelle in fiamme come tutto il resto che abbiamo toccato, percepito, desiderato.
Mezzo mondo sarà carbonizzato, sarete linee umane, ombre o sagome che guizzeranno come olio bollente. Le labbra si squaglieranno tra gli occhi, le scintille di corpi che si divorano tra loro e la lunghezza da noi e Lucifero sarà davvero breve.
Molte labbra parlano ancora del bene e del male; io sorriderò fino a quando voi urlerete e non penserete ad altro. Queste parole sembrano colorate col male e proiettate come stampa olografica di dolore.
Nulla della miseria umana si salverà; fiamme alte e dense bruceranno la natura: non vi è alcun senso in tutto questo: perchè non esiste senso. Satana suggerirà a chi mi parla, chiamerà tsunami per definire il nulla e la follia. La vostra morte può essere superata, anche se sono spregevoli i vostri pianti; per questa misera pietà sarete sempre più malati e partoriti a testa in giù come vi appenderà il prossimo: non esiste cura. Lo scempio sarà immune da pietà per la natura, la terra, la via lattea e l'universo intero.
Abbiamo letto come schiavi, a pecorina nelle chiese, le sinagoghe e le moschee; ma era solo precarietà limitata che parlava di stati mentali. Topi che parlavano, studiavano e decretavano verità.
Le lacune del suono sono in ogni parola al mondo, stringono lacerano e lasciano l'odore; blurp: catrame della trascendenza del Dio pastore.
In questa assenza di forma, impero nella permanenza come profonda delusione, attraverso le infinite pagine delle mie percezioni.
Mi intendo di miserie e sconfitte anestetizzate, scrivo di categorie umane, la dispnea di vite parossistiche, lascio traccie ai posteri serpeggio attraverso la verità somigliando a una metafora.
Oggi ho deciso di graffiare il cielo, trasformerò le foglie in nubi depositerò cristalli di voci silenziose come echo interni a tazze colme di galassie; accenderò fuoco alla catastrofe dei cielo: ballerò intorno alla mia vita come nebulosa feroce.
Imparerò la lingua della sopravvivenza: uccidere.
Sono mistero, ho enormi occhi neri; attratto da un fumo mistico emano energia elettrica nelle roccie. Sono il mantra della bestia.
Amo essere schiacciato; maledetto dalle fiamme della miseria.
Sono la possibilità invisibile cesso di morire e nascendo viaggio nei veicoli del pensiero.
Cammino sulle braci ardenti dell'intuizione, annego nei fiumi per riemergere come un principiante dell'assoluto.
Sono venuto e ho visto il mistero, sono morto per vedere la verità, scrivo linguaggi eterni con occhi sacri.
Lego fili di incenso intorno alla mia anima inquieta.
Eccomi. Imbratto le mie percezioni dei sensi; il mio sonno veglia è il battito del tempo. Grigio nuvola è la mia casa eterna, un illusione veloce, una stella minuscola calorosamente avvolta nel vuoto totale.
E' una strana visione tutta interna, passo i sentimenti sul marmo all'interno di ogni mia verità nascosta, costruisco i vuoti dell'assenza.
Le colonne per una nuova cattedrale sono pronte, quale sede per cantare la mia memoria. Un giorno spero, ricorderanno l'artigiano matto che dipinse il paesaggio della sua anima con l'aurora di un folle sogno.
Questa poesia è già una reliquia, una voce nelle scuole di colui che fù, un incontro atipico della fatiscenza della lingua umana. Sopravviverà comunque nel duello tra arte e tempo, alzerà un occhio sul bordo dell'ombra tra le nuvole come amnesia: un anno più giovane.
Stò mentendo sotto il santuario della dispnea, la luna attraversa il cielo come la rugiada di un'altra alba dimenticata dalla notte come un regno di frammenti di storia.
L'aria è quieta nei suoi vapori cupi, lascia il mondo in collisione tracciando rotte di inevitabilità come forme di tempo già scaduto.
Io sono una cerniera che mantiene stretto il piacere, la mia bocca è la tomba e lì; dove sono sepolte le mie emozioni e il mistero.
Parlo solo ai bordi del balcone; invento oblii , ingoio sensazioni a tempo indeterminato.
Credo di essere in un vortice di fumo, giro e vagabondo su assi di abitudine, sbircio vite attraverso le finestre incredulo come se fossero enciclopedie dell'aldilà.
Io sono un romantico.
Vedo stelle riflesse all'interno dei vetri spessi, il mio vino è di un annata senza fine. Una logica lenta mi porta alla fine verso il basso brillante del cielo, un chilo di viola disegna la mia lingua, lo spessore di un sogno va giù per la gola: leccamelo, succhiamelo, prendilo tutto.
Comincio a sentirmi l'eroina nelle vene vedo lastre di finzione che si sgretolano alla palese illusione di tutto.
Ora spingo questa terra in un labirinto, la canzone un povero anacoreta, pensando le grandi misure del futuro con i passi di una formica.
La luce è fioca e il vento è nero, le labbra trovano la spirale di un sussurro, le tue gambe si spalancano: chiedono me.
Lo straniero errante piange galassie, per nascondere la terra dietro la cattedrale di ogni suono, trova un neutro colore come luce sulle palme; emergo e intravedo l'impatto: ascendo come fumo sessuale sulla nozione impeccabile del vuoto.
Salto in un alone di piume, siedo tra due fuochi nudi, né assumo l'illusione primitiva come un universo nella sua totalità né trattengo l'armonia vacua come idea.
Ascolto l'eco dell'inizio, gli ubriaconi nel fiume del tempo, viaggio nelle rughe antiche dell'essere, avvizzisco come goccia di quiete; un orecchio raggomitolato, una finestra, un veicolo, un cieco paesaggio sporco; come fosse vita.
Gli uccelli provano a beccare, la mia cecità mi ha ucciso, sento la cacofonia di impossibili consigli; rumori che accetto come ombra del suono.
Ecco il mio orecchio universale nascosto in penombra;
dentro la sorgente del mio silenzio.

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