governo i miei arti, pesco cellule dalle reti vuote senza regole. Il mio cranio si perde per trovare frammenti di speranza tra i libri vecchi e vizi duraturi a morire. Ricordo la prima volta che lessi un libro di filosofia, Ero il ritratto lucido dell'idealismo che calvalcava il trionfo della ragionevolezza.
Mi vedevo come pigmento nella mente di Dio, c'era Rimbaud, Platone, Hegel, Nietzsche e Schopenhauer seduti come veggenti senza tempo.
Ero ancora un demone dai sogni insensibili, la mia memoria era un rudimento che accennava sorrisi agli altri come una bestia amorevole.
Ero solito ubriacarmi per nascondere il cuore e fornicare con il caos, al di fuori della vaghezza è l'onnipresente. Ero la verità dalla realtà. Un salto dalla definizione all'oscurità, come un bambino nei campi di fango; diventavo invisibile per camuffare la mia sporcizia.
La poesia per me è nata dalla mancata presenza di giocattoli, ho iniziato a raccoglierele immagini come un libro di cose che non esistevano nel mio universo mneumonico: vedere e comprendere era il mio gioco preferito. Ho sempre creduto più alla causalità che alla casualità.
Sono un meccanicista convinto e naturale come togliere le scarpe.
La vita è una attesa superflua e tutta mentale per la morte, senza scopo preciso; sicuramente tutto ciò che diciamo o non diciamo è irrilevante e non cambia nulla.
Così scrivo nella penombra delle mie assurdità, solo per divertimento o evitare di occupare un posto letto, Tutte le idee sono correnti involontarie di un nulla ubriaco con l'illusione delle sensazioni.
Io fingo un'anima intrisa di risate e disperazione a causa di questo desiderio osceno di essere mezzo poeta e mezzo abisso.
Mi sono perso dentro l'istante che ha catturato la mia vita in una fotografia mentale. Questa biochimica ha mani oscene e palpa dappertutto, muove il mio uccello e le gambe, rende felice o infelice, stupido o idiota, buoni e malvagi; misurando la respirazione tra un esalazione e una giusta e autogestita frequenza cardiaca.
Sto aspettando delle ombre per la radiodiffusione dei miei dubbi di prima serata, una suoneria di astrologia metafisica mi guida nelle mie colpe.
Metto in autoplay tutte le mie decisioni, le lunghe liste di brani di non ancora ascoltati, l'inno alla gioia di Beethoven veste la mia routine come fosse una segreteria telefonica che non ha mai risposte.
Il mio specchio è il ritratto del nulla, un tintinnio di manette invisibili tra mondi inesistenti. Le coppe colme di vino brindano alle feste degli invisibili, una tela bianca; è la pieta stesa nel loro universo dipinto.
Io amo essere assente, goffo, non amo disturbare il sonno che vi sogna: mentre gioco a domino con voi umani drogati di inseguimenti emotivi.
Questo è uno stagno in cui annegare, le sue acque sono limpide e profonde, ti carezzano come mani di madre, le sue correnti sono sospiri agognati; canzoni che nuotano come pesci nell'alcool: il luogo in cui mi sciolgo come un folle senza mete e confini.
Questo stagno è perfetto per annegare nell'ineffabile "entropia umana".
Mi vedevo come pigmento nella mente di Dio, c'era Rimbaud, Platone, Hegel, Nietzsche e Schopenhauer seduti come veggenti senza tempo.
Ero ancora un demone dai sogni insensibili, la mia memoria era un rudimento che accennava sorrisi agli altri come una bestia amorevole.
Ero solito ubriacarmi per nascondere il cuore e fornicare con il caos, al di fuori della vaghezza è l'onnipresente. Ero la verità dalla realtà. Un salto dalla definizione all'oscurità, come un bambino nei campi di fango; diventavo invisibile per camuffare la mia sporcizia.
La poesia per me è nata dalla mancata presenza di giocattoli, ho iniziato a raccoglierele immagini come un libro di cose che non esistevano nel mio universo mneumonico: vedere e comprendere era il mio gioco preferito. Ho sempre creduto più alla causalità che alla casualità.
Sono un meccanicista convinto e naturale come togliere le scarpe.
La vita è una attesa superflua e tutta mentale per la morte, senza scopo preciso; sicuramente tutto ciò che diciamo o non diciamo è irrilevante e non cambia nulla.
Così scrivo nella penombra delle mie assurdità, solo per divertimento o evitare di occupare un posto letto, Tutte le idee sono correnti involontarie di un nulla ubriaco con l'illusione delle sensazioni.
Io fingo un'anima intrisa di risate e disperazione a causa di questo desiderio osceno di essere mezzo poeta e mezzo abisso.
Mi sono perso dentro l'istante che ha catturato la mia vita in una fotografia mentale. Questa biochimica ha mani oscene e palpa dappertutto, muove il mio uccello e le gambe, rende felice o infelice, stupido o idiota, buoni e malvagi; misurando la respirazione tra un esalazione e una giusta e autogestita frequenza cardiaca.
Sto aspettando delle ombre per la radiodiffusione dei miei dubbi di prima serata, una suoneria di astrologia metafisica mi guida nelle mie colpe.
Metto in autoplay tutte le mie decisioni, le lunghe liste di brani di non ancora ascoltati, l'inno alla gioia di Beethoven veste la mia routine come fosse una segreteria telefonica che non ha mai risposte.
Il mio specchio è il ritratto del nulla, un tintinnio di manette invisibili tra mondi inesistenti. Le coppe colme di vino brindano alle feste degli invisibili, una tela bianca; è la pieta stesa nel loro universo dipinto.
Io amo essere assente, goffo, non amo disturbare il sonno che vi sogna: mentre gioco a domino con voi umani drogati di inseguimenti emotivi.
Questo è uno stagno in cui annegare, le sue acque sono limpide e profonde, ti carezzano come mani di madre, le sue correnti sono sospiri agognati; canzoni che nuotano come pesci nell'alcool: il luogo in cui mi sciolgo come un folle senza mete e confini.
Questo stagno è perfetto per annegare nell'ineffabile "entropia umana".

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