il vecchio è stato portato al pronto soccorso, secondo piano reparto cardiochirurgia. Tutti abbiamo interceduto per l'anziano signore assicurandoci che avesse firmato gli appositi moduli. Il tutto mentre gridava per il dolore: gli facevano troppe domande cazzo!
Lui poteva a mala pena ricordare il suo nome.
Ha smesso di gridare e sentirsi solo: ora è libero.
Le sue solenni esequie, narravano chi era stato in vita
Due date sudicie di nulla; eppure era un essere umano, gridava di dolore, piangeva, aveva il volto della sofferenza.
Ma cosa importa: lui non era nei ricordi di nessuno
Avrei potuto scrivere un altra poesia come l'ennesimo tunnel che perde l'altra uscita. 

La poesia è aporettica, qualcosa di inutile e più idiota di quello che abbiamo accumulato nelle molte esperienze di un secolo ciclico della nostra vita. ieri avrei potuto; si ieri ho creato un nuovo segmento per una nuova finzione, ma avrei potuto prendere in prestito la verità come strumento e di fatto l'universo; per essere parte di un ingranaggio o di un sogno più grande. ieri ho visto una falce scopare col martello e una svastica guardare toccarsela e venire a spruzzo-ombrello. 
Ieri, non ho parlato molto, non è stato necessario, ho pronunciato solo centoventuno parole, per sentire ancora un legame tra la terra e il sole. Avrei potuto ieri, ma ho coperto i miei occhi con polvere di vetro fuso e pungente, ho inghiottito il silenzio all'interno di me, ero qualcosa di vago ma allo stesso tempo elementare da comprendere. Ieri io c'ero, ho lasciato un'eredità a qualche profeta pazzo in giro tra la folla di folli alla stazione.
Sarei potuto cadere su un grammo della mia voce, nel foro di un abisso, ma ero sopra di noi. Ieri io c'ero. Anche se la sensazione di me era sbiadita congelando il cemento, ho destituito la cacofonia con un proiettile ad ogni nascita, le note negli occhi erano una melodia di facciata. Ieri; parlando sottovoce alla mia assenza, ho soppiantato i significati per estinguere consolazioni; ho rappresentato il non avere avendo: come un occhio nudo all'immediato crudele.
Ieri io c'ero. e il vecchio è morto lì.
Ma tutte le pareti umane erano esili da prima che io nascessi, spirito anima e materia erano venduti come stock e propinati stampati e appesi ai lati dei binari delle ferrovie. 

Le idiozie pesano come presenza sulle coscienze arate come campi paludosi, tutto galleggiava sopra i segreti, le pareti i muri tutto era reticente: sostenevano il proprio peso con le mani pallide di vernice. Da prima che io nascessi esisteva il sorriso, solo che dopo morirono tutti nei loro ghigni. 
Le facciate e gli edifici conservano le loro ombre, si rifugiano sempre tra i ricordi appesi nei soggiorni delle case, sulle scale nelle scatole in cantina.  
Loro erano un mondo prima della verità, le pareti mutano gli orizzonti e filtrano miracoli come calce. Sono esistiti; hanno pensato visto e sentito predicando e prevedendo. Avevano occhi sul futuro, un volto silenzioso in bianco e nero; un respiro: la loro stessa aria nei polmoni. 
Mi proteggo con i loro mattoni, anche se congelati e inutili; il loro limbo di dolore devoto mi ha permesso di esistere: 
loro erano davvero eterni prima di morire

Enrico Marra




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