un giorno comune, un capezzale, un letto un groviglio di immagini; prelevate pure magia, dosate la mia morfina non misurate i miei sensi; odio le mani aperte a cadere e le lacrime come gocce di rugiada.
E' solo una disperata morte comune , tutto cade e svanisce come il fumo, sarete un inventario delle morti annuali; solo un analisi nella vita di chi resta: il buio penetrerà la luce finirà l'energia e dopo alcuni secoli che non ci sarete.
Il fuoco non sortirà nessun effetto, farà alta la sua voce come natura morta, aggrappatevi ora; portate le vostre vene in tutte le direzioni del silenzio; questa conoscenza non ha senso è solo un muro spesso come gli occhi. Un limite della comprensione come orecchie. 
Ultimo atto; solo paura e carne, teoria e finzione per un respiro in più. Il confine non esiste, neanche Dio nel firmamento, ampliate pure, spaziate; cercate: illuminatevi. Sollevate nebbia, abbandonate ogni verità, ogni illusione: sono catene di facciata e peso.
Abbandonate i confini del vostro corpo, immergetevi nella profondità del vostro centro, cadete, rialzatevi; tutto ciò che vi attende dentro il grande nulla. Io sono umano è il verbo. Umano.
Desidero un bicchiere d'acqua per sorseggiare un bacio, labbra sconsideratamente unite, un alluvione bassa sotto le gonne, il caldo; perché è umano amare. Cornice vuota e polverosa si alza come un estro ormonale del cazzo: simbiosi biochimica dei sessi
i venti bagnano e mischiano le nubi, le palpano delicate; un piatto unico e agognato. Non mi importa che giorno è; un giorno da non dimenticare.
Conto i tuoi respiri che ho preso in preda questa eccitazione animale.
Questa è una sovratensione idiocratica, perchè capisco il mondo, gonfio come una vena che spinge e spinge i suoi contenuti in avanti, violentemente; verso un nuovo tessuto steso e germinato.
Uno stallo senza riposo ad ogni angolo o curva, continua come una fiumana col sangue dei fenomeni. Attraverso ogni mare di questo mondo fremente che si masturba schizzando sperma sulla nostra infelicità. Non c'è pausa per l'umana rottura, una mutazione selvatica.
Vedere non è un significato è l'ennesimo inganno, posso dire che non ho capito questo sconvolgimento; queste eruzioni di materia.
Un muscolo un nervo pulso di energia, vedo macchie nere spingo, sono invasato diffondo la notte umile nella perpetua illusione. Un crepuscolo; nella moltitudine tremolante come dopamina in spada o adrenalina sangue e coca nelle vene. Uno scontro terribile di sensazioni.
Mi gonfio di rappresentazioni, fluttuo, fumo, bevo, tremo molto;
A G I T A T O.
Sono un disastro germinante che trabocca di oscurità: mi scopano solo per addolcire le mie tenebre


Enrico Marra


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