La realtà è traballante, il volto umano guarda in alto, il mio, il tuo, qualunque sia; ci sono le nuvole, non le idee, le filosofie; non c'è nulla di umano lassù. La realtà è sterile, ha infissi in legno, sbarre alle finestre, scrivanie polverose, matite affilate e debole luce: come oscurità organica. Vedi, anche il buio ha un nome, poi c'è vero silenzio, le monete sparse, i telefoni cellulari, le  ricariche; una moglie che dorme: quello che volete voi.
Potremmo smettere tutto, ascoltare un silenzio al violoncello; un last minute pieno di trascendenza musicale. Dopo questa melodia, Io vi dico: sono uno tsunami e porto citazioni come lacrime di dio. Mi sacrificio a voi; prendete il mio sangue, fate una trasfusione di "Zen", tutto ciò che vorrei è vedervi tranquilli.
Io, sono il sogno di dio, il risultato di mani invisibili, di prestazioni in un teatro metafisico dove una volta ero spettatore.
Sono questo preciso istante preciso, un precipizio interno, una religione ritrovata le cui scritture sono scritte in ogni lingua e riscontrabili in ogni cosa. Sono dio, dove il dio e il sogno sono la stessa cosa, dove le nubi e la roccia sono inseparabili, il movimento è una dolce della caduta, un torrente che scorre come le azioni e l'eternità. Sono una moltitudine di unita, il firmamento delle umane idee che blatera come una divinità a un onda infinita. Il volto mio volto è stato scavato dal suono e dal movimento, le mie visioni sono come argilla di fiume.
Attraverso le età e le vite come una piattaforma, mi trovo negli strati occulti della percezione, per perdermi come un topo che ride seguendo il labirinto; Imperturbabile della sua terribile condizione.
La realtà traballante che stavamo inventando era un luogo di vacanze.
Cammino come un ameba con la passione di un ratto e le parole nude di un uomo di plastica, il verbo deambulante dell'intossicato.
Un proiettile libero a caccia di menzogne.


Enrico Marra


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