Vivo nel vasto campo dell'essere tra le ore che vibrano; e il più stravagante dei sogni, che anche se innocui soppiantano le placide vesti della mia esistenza. Così mi trovo come un nulla, ma felice di respirare l'aria fredda sotto un sole giallo inverno, in mezzo a questa vasta relatività, ancorato al suolo di questa esistenza onirica. Questa patina di piaceri generici è una mestizia di convenzioni che diventano illusioni; vite considerate al valore nominale e sottomesse all'ordine prestabilito.
Mi chiedo, quanti diversi ordini di vita sono possibili, così come sono molti gli universi fatti di altre realtà dove è possibile esistere simultaneamente, in tal modo per uscire solo dal campo attraverso le mie attività interconnesse ai processi evolutivi.
Gli esseri umani mi appaiono a volte irreali, li vedo giocare con le loro abitudini ignari di essere la loro biologia che ha tatuato la storia.
Questi umani sono una rara collezione di attributi revocabili, un accordo solitario nell'infinita gamma dell'eternità.
Ho avuto solo un assaggio. Scorci di sogno dispiegati nel sonno di un dio; uno che non muore mai perché non è nato. Questa vita è una presenza effimera e immutabile, o in ultima analisi, anche come le stupide fondamenta di questo mondo, con le sue leggi sulla geometria e la fisica, le sue forme di vita e civiltà, il suo spazio e il tempo, non sono altro che un capitolo evanescente e fantasmagorico di un terreno sconfinato:
come l'illusione di "essere".
Enrico Marra
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