La coscienza è per me, come un genitore al quale ho dovuto spesso disobbedire. A volte il bicchiere mezzo pieno è un quesito gestito solo dai bisogni, altre volte ne vorremmo un sorso; e altre ancora è solo solo un questione idiota. In fondo nessuno ha mai osservato davvero, ne tantomeno immaginato, il cielo oscillare, due palle azzurre gigantesche oltre l'orizzonte, dove si fa strada la luce al crepuscolo. Nessuno ha mai visto un robusto rigonfiamento celeste o la sua contrazione nella timidezza quando è esposto alle correnti fredde di una tempesta invernale. Nessuno ha mai visto due stelle brillanti contrarsi come un cielo che eiacula fulmini e geme in un tuono. Nessuno ha mai annusato il muschio e il sudore delle ghiandole nello sfregamento di giorni e di notti tra le cosce delle nuvole. Nessun aereo si è mai impigliato in una ragnatela di filamenti eterei che esistono dai primordi del firmamento. Non in uno, non in mille anni, non in centomila anni; ma milioni e milioni di anni.
La suspense è nell'aria, sento il tempo della vita battere, creare brani e melodie circostanziali come ecatombe umana sui vizi dei vivi e dei morti. Questa mia dannata mente dorme accanto a me ogni maledetta notte. Ho scordato i colori soprattutto l'azzurro, i pezzi della mia gioia sono difformi e scontrandosi cadono in pause silenziose che si dissolvono nell'aria che circonda tutti gli umani malati di malinconia; i viventi caduti nelle melodie di una volta.
Come se un lungo sogno triste fosse svanito come una nuvola scura spazzando via i venti caldi, mentre la cupola debole vaga nei cieli invernali profondendo i raggi vividi del sole che beava sulla città con una promessa di gioia: il disegno di una fioritura di primavera in arrivo.
Questo lungo sogno retrocede lentamente nel passato, porta alle emozioni tristi e cupe che avevano conquistato la mia vita imprigionata al buio e al freddo dell'abisso. Un dolore scaturito da una fonte sconosciuta, come piccoli fiori bianchi che spuntano in un oceano di erba verde, le parole sono aumentate e salite nella coscienza di me, provando a canticchiare la melodia della mia esistenza mentre passeggio sul lungomare. La consapevolezza mi è balzata alla testa dal caldo splendore del sole che stava confermando una delle ipotesi più ottimistiche; la vita è cara e piacevole. Gabbiani sospesa in aria, i cani che giocano nella sabbia, i bambini nuovi arrivati sono liberi di scoprire il loro nuovo pianeta. Una primavera che ha permesso alle creature terrene di vagare liberamente senza la paura del freddo pungente dell'inverno. Le lancette dei minuti e delle ore che hanno fatto la loro rotazione intorno a un asse senza meta godendo del tempo libero.
Una tazza di tè, una nuvola bianca soffice e il fremito dei rami degli alberi spogli erano le piacevoli impressioni che mi hanno colpito nel profondo della percezione del mio giorno. Come se la spaventosa follia dei doveri quotidiani fosse un mito dimenticato della storia antica.
Spendo spesso la parte della giornata in attività banali che sono così lontane da svuotare il mio spirito che per tutta la vita ho cercato di arricchire con grande vigore. La spiegazione della complessità della vita è stata ridotta alla capacità di sorseggiare del tè caldo, respirando a pieni polmoni, strofinandosi su un divano liscio con l'ausilio del nulla all'interno del palmo delle mani.
Ho messo l'eterno ritorno di Nietzsche da parte nel cassetto
Ho ucciso la luce e il colore, avevano offuscato le immagini della vita in un autunno caldo. Intrappolato nei piccoli confini di un solaio di legno, dove avevo riversato tutta la sua forza indebolendomi per una gastrite nella mia memoria. Nei momenti di sconsolazione lo sforzo in cui mi sottopongo è uno stato di allucinazone mneumonica.
La necessità di preservare la mia esperienza di uomo anonimo, lacerato dalla crudeltà della solitudine ancora inflitta alla mia implacabile attenzione nel pormi le domande sulla vita.
La tortura di scrivere le mie riflessioni sulla vita, di rivivere il dolore e la disperazione, la paura della morte e la miseria di amori perduti,
Come se fossi ai piedi della Pharos di Alessandria mentre facevano fuori le navi che provenivano da altre civiltà, portando con loro ricchezze rare.
Fuoco scoppiettante, il freddo nelle vene e una coperta ruvida che copre il mio vecchio corpo fragile. Gli anni hanno spazzato via legioni di cari volti, momenti felici e sogni sorprendenti. Ciò che resta di me è vicino ad una carcassa avvolta dal freddo dell'aria buio di una notte d'inverno. Solo una debole luce minaccia l'estinzione del buio, la mia memoria, anche se gravemente martoriata dal tempo, ha mantenuto il nucleo delle sue esperienze e dell'ultimo ticchettio dell'orologio della mia vita.
Ho sparso e profugato comunque passione attraverso la punta della mia penna. La candela sulla scrivania guizza avanti e indietro resistendo alla sua morte, quando un forte vento sgorga giù dal camino. La luce della mia memoria di fronte all'estinzione è alle prese con gli acciacchi della vecchiaia e di questa malattia mortale chiamata vita.
Dovremmo ricercare parole eleganti come trovare sulla spiaggia ciottoli luccicanti; ripercorrendo le tappe della sua vita, rivedere vecchi appunti e liberare le emozioni represse. Poi trovare le parole per esprimere tutto questo. Tutto ciò che è inesprimibile. Perché, per quanto futile come sia registrare la fluidità della mia esperienza con la rigidità delle parole è la sola scelta sensata. Lingua può almeno comunicare, per quanto imperfett; è la vita interiore di ogni persona che nessun occhio può vedere, nessuna mano può toccare, la vera esperienza delle vita sentita da tutti all'interno della cupola del nostro cranio; nessuna parola può descrivere verità: viviamo all'interno di essa.
Prima che il sole tramonti nel mare abbagliante, prima che la luce alla fine della giornata rivelerà agli occhi umani la varietà dei colori di questo mondo: Prima che la notte stellata scivoli in cerca di una ultimo momento di tranquillità. Un grande corpo di acqua in movimento.
Uno spettacolo caotico poco confortante. Il disegno del sole è vicino a soddisfare l'arco distante della parte terra, per affondare dietro la gigantesca massa di questo globo rotante.
Quando scrivo, una forza sconosciuta appare nel midollo delle mie ossa, una nuova vitalità che sento come apoteosi finale sporca d'inchiostro. Il sole scivola giù come una goccia d'acqua sul vetro di una finestra. Vorrei abbandonare la mia memoria, pronunciare parole senza pensare in un silenzio profondo che non potrei e non vorrei più descrivere.
troppe cose hanno l'errore per padre e la necessità come madre cit. (Nietzsche)
Poeti per Versi di Enrico Marra
La suspense è nell'aria, sento il tempo della vita battere, creare brani e melodie circostanziali come ecatombe umana sui vizi dei vivi e dei morti. Questa mia dannata mente dorme accanto a me ogni maledetta notte. Ho scordato i colori soprattutto l'azzurro, i pezzi della mia gioia sono difformi e scontrandosi cadono in pause silenziose che si dissolvono nell'aria che circonda tutti gli umani malati di malinconia; i viventi caduti nelle melodie di una volta.
Come se un lungo sogno triste fosse svanito come una nuvola scura spazzando via i venti caldi, mentre la cupola debole vaga nei cieli invernali profondendo i raggi vividi del sole che beava sulla città con una promessa di gioia: il disegno di una fioritura di primavera in arrivo.
Questo lungo sogno retrocede lentamente nel passato, porta alle emozioni tristi e cupe che avevano conquistato la mia vita imprigionata al buio e al freddo dell'abisso. Un dolore scaturito da una fonte sconosciuta, come piccoli fiori bianchi che spuntano in un oceano di erba verde, le parole sono aumentate e salite nella coscienza di me, provando a canticchiare la melodia della mia esistenza mentre passeggio sul lungomare. La consapevolezza mi è balzata alla testa dal caldo splendore del sole che stava confermando una delle ipotesi più ottimistiche; la vita è cara e piacevole. Gabbiani sospesa in aria, i cani che giocano nella sabbia, i bambini nuovi arrivati sono liberi di scoprire il loro nuovo pianeta. Una primavera che ha permesso alle creature terrene di vagare liberamente senza la paura del freddo pungente dell'inverno. Le lancette dei minuti e delle ore che hanno fatto la loro rotazione intorno a un asse senza meta godendo del tempo libero.
Una tazza di tè, una nuvola bianca soffice e il fremito dei rami degli alberi spogli erano le piacevoli impressioni che mi hanno colpito nel profondo della percezione del mio giorno. Come se la spaventosa follia dei doveri quotidiani fosse un mito dimenticato della storia antica.
Spendo spesso la parte della giornata in attività banali che sono così lontane da svuotare il mio spirito che per tutta la vita ho cercato di arricchire con grande vigore. La spiegazione della complessità della vita è stata ridotta alla capacità di sorseggiare del tè caldo, respirando a pieni polmoni, strofinandosi su un divano liscio con l'ausilio del nulla all'interno del palmo delle mani.
Ho messo l'eterno ritorno di Nietzsche da parte nel cassetto
Ho ucciso la luce e il colore, avevano offuscato le immagini della vita in un autunno caldo. Intrappolato nei piccoli confini di un solaio di legno, dove avevo riversato tutta la sua forza indebolendomi per una gastrite nella mia memoria. Nei momenti di sconsolazione lo sforzo in cui mi sottopongo è uno stato di allucinazone mneumonica.
La necessità di preservare la mia esperienza di uomo anonimo, lacerato dalla crudeltà della solitudine ancora inflitta alla mia implacabile attenzione nel pormi le domande sulla vita.
La tortura di scrivere le mie riflessioni sulla vita, di rivivere il dolore e la disperazione, la paura della morte e la miseria di amori perduti,
Come se fossi ai piedi della Pharos di Alessandria mentre facevano fuori le navi che provenivano da altre civiltà, portando con loro ricchezze rare.
Fuoco scoppiettante, il freddo nelle vene e una coperta ruvida che copre il mio vecchio corpo fragile. Gli anni hanno spazzato via legioni di cari volti, momenti felici e sogni sorprendenti. Ciò che resta di me è vicino ad una carcassa avvolta dal freddo dell'aria buio di una notte d'inverno. Solo una debole luce minaccia l'estinzione del buio, la mia memoria, anche se gravemente martoriata dal tempo, ha mantenuto il nucleo delle sue esperienze e dell'ultimo ticchettio dell'orologio della mia vita.
Ho sparso e profugato comunque passione attraverso la punta della mia penna. La candela sulla scrivania guizza avanti e indietro resistendo alla sua morte, quando un forte vento sgorga giù dal camino. La luce della mia memoria di fronte all'estinzione è alle prese con gli acciacchi della vecchiaia e di questa malattia mortale chiamata vita.
Dovremmo ricercare parole eleganti come trovare sulla spiaggia ciottoli luccicanti; ripercorrendo le tappe della sua vita, rivedere vecchi appunti e liberare le emozioni represse. Poi trovare le parole per esprimere tutto questo. Tutto ciò che è inesprimibile. Perché, per quanto futile come sia registrare la fluidità della mia esperienza con la rigidità delle parole è la sola scelta sensata. Lingua può almeno comunicare, per quanto imperfett; è la vita interiore di ogni persona che nessun occhio può vedere, nessuna mano può toccare, la vera esperienza delle vita sentita da tutti all'interno della cupola del nostro cranio; nessuna parola può descrivere verità: viviamo all'interno di essa.
Prima che il sole tramonti nel mare abbagliante, prima che la luce alla fine della giornata rivelerà agli occhi umani la varietà dei colori di questo mondo: Prima che la notte stellata scivoli in cerca di una ultimo momento di tranquillità. Un grande corpo di acqua in movimento.
Uno spettacolo caotico poco confortante. Il disegno del sole è vicino a soddisfare l'arco distante della parte terra, per affondare dietro la gigantesca massa di questo globo rotante.
Quando scrivo, una forza sconosciuta appare nel midollo delle mie ossa, una nuova vitalità che sento come apoteosi finale sporca d'inchiostro. Il sole scivola giù come una goccia d'acqua sul vetro di una finestra. Vorrei abbandonare la mia memoria, pronunciare parole senza pensare in un silenzio profondo che non potrei e non vorrei più descrivere.
troppe cose hanno l'errore per padre e la necessità come madre cit. (Nietzsche)
Poeti per Versi di Enrico Marra

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