Ieri avrei potuto; avrei potuto scrivere ma la poesia è solo solo l'ennesimo tunnel che perde l'altra uscita; un tunnel a senso unico.
La poesia è aporettica, qualcosa di inutile e più idiota di quello che abbiamo accumulato nelle molte esperienze di un secolo ciclico della nostra vita. Ieri avrei potuto; si ieri ho creato un nuovo segmento per una nuova finzione, ma avrei potuto prendere in prestito la verità come strumento e di fatto l'universo; per essere parte di un ingranaggio o di un sogno più grande. ieri ho visto una falce scopare col martello e una svastica guardare toccarsela e venire a spruzzo-ombrello.
Ieri, non ho parlato molto, non è stato necessario, ho pronunciato solo centoventuno parole, per sentire ancora un legame tra la terra e il sole.
Avrei potuto ieri, ma ho coperto i miei occhi con polvere di vetro fuso e pungente, ho inghiottito il silenzio all'interno di me, ero qualcosa di vago ma allo stesso tempo elementare da comprendere.
Ieri io c'ero, ho lasciato un'eredità a qualche profeta pazzo in giro tra la folla di folli alla stazione. Sarei potuto cadere su un grammo della mia voce, nel foro di un abisso, ma ero sopra di noi. Ieri io c'ero.
Anche se la sensazione di me era sbiadita congelando il cemento, ho destituito la cacofonia con un proiettile ad ogni nascita, le note negli occhi erano una melodia di facciata.
Ieri; parlando sottovoce alla mia assenza, ho soppiantato i significati per estinguere consolazioni; ho rappresentato il non avere avendo:
come un occhio all'immediato crudele. Ieri io c'ero.


Enrico Marra


Commenti

Post più popolari