Togliti i vestiti
Strappali fino all'ultimo strato,
di più sempre di più; piegati in basso:
metti le braccia e allarga le ginocchia:
piegati in avanti col busto verso destra.
L'altro braccio verso il basso tocca terra,
senti la freddezza della terra; non guardare:
guarda in basso come se ti stesse penetrando:
grande e pesante spingila dentro te piano piano.
Non frenare la tua mobilità non bloccarti, sentilo;
lascia che il disagio sia la catena del tuo corpo,
allenta l'addome, rilassa la fronte, senti il tuo ventre,
non guardarlo con sfida come se fossi arrabbiata;
via dalla disperazione come un animale irrazionale:
sentiti una donna libera che ha esaurito le urla e ora
ringhia per esplodere umida fuori dalla sua gabbia.
Lascia libero il mio uccello non guidarlo troppo,
lascia che il dolore delle ossa e le articolazioni
si accenda come un led provocando convulsioni;
per sentire la calca il sudore uterino addominale.
Lascia che questa posizione sia una fine eterna;
predestinata al mio uccello come la tua pelle.
Ecco, questo mio tutto ora è esploso;
e colato dentro tra le tue strette
i graffi: e le parole a stento.


Enrico Marra


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