i movimenti
partoriscono l'equilibrio
poi cadono incomprensibi
nelle strade e destinazioni incerte.
Le idee sull'Inferno, sui santi, i criminali,
la sofferenza, la redenzione, e la morte;
sono pane quotidiano per la fame dei relitti:
questo è un mondo dove siamo caduti per caso.
Ma la vera rivoluzione per non buttare via la vita,
è nel non lasciare che resti così te la sei trovata;
solo perchè già era così folle e incompresibile.
Non posso parlare molto di forze immateriali,
la mia voce interna è come un segreto muto;
questa carne al vapore è a me sconosciuta:
ogni mio desiderio è ormai buio e doloroso.
La vita è una nube, ti bagna con la pioggia
e pulisce sensi di colpa con singole goccie,
annega tutta l'idiozia dai domini e i pazzi;
tatua nell'anima la criminalità di esistere.
Ricicla terremoti, formula ingiuste bontà,
ti straccia la mente, la stupra, la frantuma
e la trascina in sensuali mani casuali.
Ma sono questi numeri e ore di morte
che guastano le forme dei miei sogni;
le mie membra decadono e morendo:
cadono nell'universo come energia.
Il mondo è un grembo macrocosmico,
la sofferenza di tante luci e occhi che
cadono come cordate e goccie di luce
per tutte le maledizioni senza nome.
La grazia e la tomba divina del silenzio,
inonda questo nostro spazio eterno,
pregando per un vuoto lordo aperto,
o una stupida umana salvezza;
immergergendoci nell'orrore:
come uscita silenziosa.


Enrico Marra


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