Io sono uno che salta ricordando il passato, tra punto di vista e la considerazione di qualcosa; lo sconcerto dell'essere nato senza l'ippocampo, o forse la mia memoria svanisce on\off come brevi lampi di nulla. Mi piacerebbe diventare soltanto un presente sconfinato e parlare di infinito. Esistere illimitatamente come un universo e l'incommensurabilità, senza la tribolazione dei suoi atti, perché in tale scenario non si teme il futuro se non fosse altro che una vaga supposizione. Vivo nel vasto campo dell'essere tra le ore che vibrano; e il più stravagante dei sogni che anche se innocui soppiantano le placide vesti della mia esistenza.
Così mi trovo come un nulla, ma felice di respirare l'aria fredda sotto un sole giallo inverno, in mezzo a questa vasta relatività, ancorato al suolo di questa esistenza onirica. Questa patina di piaceri generici è una mestizia di convenzioni che diventano illusioni; vite considerate al valore nominale e sottomesse all'ordine prestabilito. Mi chiedo, quanti diversi ordini di vita sono possibili, così come sono molti gli universi fatti di altre realtà dove è possibile esistere simultaneamente, in tal modo per uscire solo dal campo attraverso le mie attività interconnesse ai processi evolutivi.
Gli esseri umani mi appaiono a volte irreali, li vedo giocare con le loro abitudini ignari di essere la loro biologia che ha tatuato la storia. Questi umani sono una rara collezione di attributi revocabili, un accordo solitario nell'infinita gamma dell'eternità. Ho avuto solo un assaggio. Scorci di sogno dispiegati nel sonno di un dio; un dio che non muore mai perché non è nato. Questa vita è una presenza effimera e immutabile, o in ultima analisi, anche come le stupide fondamenta di questo mondo, con le sue leggi sulla geometria e la fisica, le sue forme di vita e civiltà, il suo spazio e il tempo, non sono altro che un capitolo evanescente e fantasmagorico di un terreno sconfinato come l'illusione di "essere".

Questo mio corpo è la discarica della mia mente, un condomio di stronzate con una folta capigliatura; sono solo serpi che porto in testa per il veleno che mi è stato somministrato nel tempo. Non sono perché ho un corpo o un viso del cazzo, sono perché questo corpo mi consente di interagire con altri, seppur vuoti; piacevoli o no: li respiro. Ma non tirare la corda che stringerà il vostro collo, non blaterate di bellezza soggettiva e di mostre per migliori o peggiori, ho divorato i miei specchi, lasciato che mi lacerassero la gola pezzo per pezzo; strapperei la carne che mi stringe nel corpo perchè è tutto così piccolo per contenere i miei pensieri: sono nato postumo o non sono ancora nato. Io non ci sono; sono la bugia di uno specchio: l'illusione di una macchina fotografica con effetti scadenti.

Enrico Marra

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