tu non hai più memoria di me, sei donna e hai un ippocampo; certo che comprendo lo sviluppo percettivo: ma io come uomo ho un encefalo più esteso per difenderti dagli attacchi della vita. Ok, grida pure ad alta voce; urlare è l'arte di non pensare; per una donna: è avere parole con enormi braccia. Non legarmi alla tua totalità, non sono l'unico ad avere paura; sento i brividi come un ramoscello ombreggiato dall'inesattezza delle nuvole. Eppure riposo nel tuo dominio, eri radiosa come una candela; nel principio del silenzio o una spina che accendevi come un tuono sull'innocenza del buio.
Che sensazione ora, guardare sotto i vestiti che sanno poco delle nostre ferite; noi le abbiamo utilizzate come veicoli per i viaggi che hanno preso posto nelle file dietro alle emozioni, alla passione; alla follia: come fosse un nuovo linguaggio dell'ordine.
Qui sul mio viso, ora sento la gravità della luce sulle tenebre che hanno trovato due occhi sfatti come una spazzola per la memoria. Ora, sei solo un ritratto del movimento; un po di fumo alla finestra e un uccello muto.
Ma insieme, abbiamo scoperto rocce e colonne di gas; che l'anima è un sussurro impercettibile: imparato ad andare e tornare senza casa e nome ad ogni vento e onda.
La ragione ha sputato l'astrazione, gli elementi della logica hanno inghiottito il mondo
come solo la superficie di un infinito può fare; ora ci si aggrappa ai miracoli come petali nel profumo e al giudizio che goccia come pietra.
Apri la bocca, gli occhi sono il tuo bouquet di dita per frugare nella follia e muovere mondi come aure intorno alla luce delle stelle che non esistono più.
La costruzione di un minuto è un giovane che piscia come una fontana mentre inventa una parola che possa deflorare l'infinito.
Il viso, è un seme eufonico o cacofonico nella manifestazione di questa musica così profonda chiamata vita, anche "tu" entri nell'orbita e parli di amore: quasi fosse tutto.
Non verrò alla pagliacciata delle tue umane esequie, tanto tu non verrai alle mie!
Che sensazione ora, guardare sotto i vestiti che sanno poco delle nostre ferite; noi le abbiamo utilizzate come veicoli per i viaggi che hanno preso posto nelle file dietro alle emozioni, alla passione; alla follia: come fosse un nuovo linguaggio dell'ordine.
Qui sul mio viso, ora sento la gravità della luce sulle tenebre che hanno trovato due occhi sfatti come una spazzola per la memoria. Ora, sei solo un ritratto del movimento; un po di fumo alla finestra e un uccello muto.
Ma insieme, abbiamo scoperto rocce e colonne di gas; che l'anima è un sussurro impercettibile: imparato ad andare e tornare senza casa e nome ad ogni vento e onda.
La ragione ha sputato l'astrazione, gli elementi della logica hanno inghiottito il mondo
come solo la superficie di un infinito può fare; ora ci si aggrappa ai miracoli come petali nel profumo e al giudizio che goccia come pietra.
Apri la bocca, gli occhi sono il tuo bouquet di dita per frugare nella follia e muovere mondi come aure intorno alla luce delle stelle che non esistono più.
La costruzione di un minuto è un giovane che piscia come una fontana mentre inventa una parola che possa deflorare l'infinito.
Il viso, è un seme eufonico o cacofonico nella manifestazione di questa musica così profonda chiamata vita, anche "tu" entri nell'orbita e parli di amore: quasi fosse tutto.
Non verrò alla pagliacciata delle tue umane esequie, tanto tu non verrai alle mie!
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