che palle che siete,
parlate parlate e non soffocate mai;
siete la creazione empirica di una visione;
una catena di montaggio di dubbi e stronzate.
Eppure siete abili nel vivere tra idiozia e irrilevanza,
vi stordite di illusioni o droghe come ombre balbuzienti;
apparite a me come l'etimologia clinica di un fegato al collasso.
Questa vostra inutile esistenza, è un bazar preso in prestito;
questa vostra luce che inneggiate: è una bolletta da pagare.
Chiedo solo coscienza, questa testa è un peso estraneo;
L'universo è un tic tac quantistico senza scopo e senso.
Forse vi troverete con me un giorno, vicino alle panchine,
a contare i sogni e le bottiglie vuote nei deliri alcolici.
Non chiedevo la luna, volevo vedere i gabbiani,
volare o planare; ma li vedo ora come umani:
crocifissi in fila e morti in aria.


Commenti

Post più popolari