e fu tribù,
questa mia presenza
è un vecchio brodo esistenziale,
propaga o declama le ultime rovine
e le impervie percezioni; di spirali in collisione.
Questo incenso è un loop di discorsi agli antipodi,
un assurdità emergente come Zen in posa sulle nuvole;
si immola tra i suoni come la ragione muore nell'effimero.
Io, sono una curva di luce, un mero errore grammaticale;
mi perdo nella mia mente e faccio ponte nelle dimensioni.
Vivo su una ripida scogliera, un profumo sexy laminato;
brulico di occhi che cadono tra le folle e i volti attoniti:
bevendo alcool nei bicchieri che vuoto nell'inconscio.
Trascino il corpo nei tatuaggi che arrestano il tempo,
l'erba punk cresce solo nella cattedrale degli idoli;
la cadenza dei seni accende una luce obliqua:
scordo i volti umani in un campo di cammelli.
La mia, è un umile ricchezza permanente,
alla fine di tutto le tribù saranno estinte;
anche se misurabilmente nascoste
nelle spruzzate dei nuovi profumi:
nessuna potrà mai sopravvivere.


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