L'esistenza è sempre stato per me un luogo buio. Non necessariamente deprimente e inquietante, buio perché mancava la spiegazione delle cose e lo scopo. Ma in qualche modo, dopo anni di inutilità, ho cominciato ad amare l'oscurità della vita.
C'è qualcosa di incantevole sulla enigmaticità, tutto ciò che nasconde qualcosa di più profondo e sconosciuto è in genere molto intrigante, come una maschera o un simbolo. L'analisi è la capacità di immergersi sotto la superficie di una cosa per afferrarne la sua struttura interna. Lo scopo della scrittura è vago e incerto. Intrattenimento? Trasmissione della conoscenza? Attività spontanea? Tutto è plausibile, ma soprattutto, per me, la scrittura ha una funzione simbolica. È' la voce mascherata del pazzo delirante che tutti noi portiamo dentro. La maggior parte delle lotte nella vita nascono dalla discordia tra la nostra coscienza di veglia notturna e la bestia che abita nella fossa paludosa del nostro inconscio. Se quel mostro traditore avesse una voce, che cosa direbbe? RUGGIREBBE!
Se solo avessimo la forza e la perseveranza di registrare ogni dettaglio fugace. Tutti quei desideri frustrati, ogni pensiero che ha attraversato il nostro cammino, ogni vento che ha sollevato un'ondata di polvere sotto i nostri occhi. Che cosa scopriremmo?
Forse cogliere l'immagine delle nostre rappresentazioni emotivo-mentali; è lo specchio stesso della nostra triste esistenza.
Per domare la vita o la bestia, bisogna avere coscienza delle deformità culturali che ci subissano; e ci hanno subissato. Non esiste cura per l'abnorme errore delle tramandazioni culturali, ne maghi col cappello e saltimbanchi nelle chiese. in fondo se togliete i filtri con i quali vi sparate una cazzata dopo l'altra; la vita è semplicemente la consapevolezza di essere caduto dal centoventesimo piano di un grattacielo, e durante la caduta scorgere dalle finestre di altre storie di vite umane: prossime alla caduta!
da: La bestia da domare

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