Io sono la mia dignità in una periferia sterminata abitata da topi e castori urlanti. Alcuni, sono colti e saccenti, gli altri hanno i loro versi; il cane fa "bau bau" il gatto fa"miao miao"; gli uccelli cinguettano e anche le capre hanno un verso come tutti gli altri animali! Sono capre eccellenti e belano di patria, nazione e religione. Ci propinano libri, testi o poesie come l'ultima spiaggia per l'istruzione. Credono di sfidare la fisiologia umana e avere un cervello multitasking, la multiprocessualità delle emozioni che possano sbirciare dentro un suono. Le verità sono un background di stronzate assertive degne di una pisciata sulla testa. Il loro sapere "qualcosa" non "va" oltre "qui" e "loro".
Non mi scaverò una fossa per voi, la vita è mia anche se sono "nessuno" e non credo a un cazzo delle vostre idiozie. La memoria eidetica è un lusso e non vi appartiene, la storia umana è per voi solo l'ennesimo vibratore che portate nel culo contenti della vostra conoscenza. "Io sono" come un fulmine su una pietra in mezzo alla polvere che risente di una tecnicizzazione medica del vocabolo per farvi brillare. Il sole a mezzogiorno è sempre lo stesso pazzo che parlare ad alta voce alla sua ombra. La sera con l'illegalità del buio lascio le mie spoglia di piuma sulle ali di nessuno per fondersi con le lacrime e colare come una scintilla nella mia memoria.
Ore e ore ad ascoltare lo stesso vento che ha in bocca le stesse domande che danno ad ogni risposta la voglia di non esistere.
Non sò cosa è peggio, farsi domande o sapere.
Sono all'interno di ogni posto come in un film con colpi di scena nello stomaco.
Sento il dolore e vivo cercando ragioni per astenermi da tutto.
I miei luoghi sono raccapriccianti si annidano ombre di latta, strappano tutto, ti imbrattano di sperma, sono lettere scure, mi tormentano occupano e gridano nella mia mente.
Le domande sostituiscono tutto col vuoto e decidono la mia vita sospirando. Fanno orge sulla mia disperazione, sopravvivono a tutto; immutabili. Sono finito prigioniero; empio come un umida rovina transitoria, la mia cassetta postale mi fa impazzire, sento suoni di tam tam e indigeni nella testa; squilla il cellulare troppa musica, sono detenuto dentro la mia ansia: una depressione immane è il buio mi toccano l'uccello all'ombra della mia televisione.


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