un cuscino
la mia testa spettinata
la casa piena di bottiglie vuote,
questo caos spiega il mal di testa;
il vento scava profondo nelle orecchie
un dolore acustico come detriti di stelle.
La tristezza si attacca e struscia come seta,
potrei descriverla con linee e prospettive;
non ho memoria di chi mi ha portato qui.
Ombre vuote e pantere affamate di luce
prendono la mia mano per farsi toccare.
Il mondo è uno specchio mobile,
riflette se stesso danzando
in largo, in alto e in basso,
tra progresso e regresso;
mentre corro e mi chino
vomitando l'anima:
nel cesso.


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