Gli sciacalli
si lamentano
battono la testa sui muri
hanno occhi da ciechi
esplodono in bianco e nero
il loro vuoto raschia le pareti
come lo spessore del pensiero
intrisi di paura si richiamano alla fede
ergo soffro ergo piango ergo un cazzo!
Avvizziti come sterpi o rami secchi
galleggiano nel vuoto come memorie
vedono sporco nascondono i silenzi
credono di spiegare le stelle con i sogni
spengono fuochi e fiamme ma ardono
di negativo come onde di frequenza.
Amano il nulla come grandezza della vita
cercano se stessi tra i poveri e i deboli
li allontanano con le stesse tasche vuote
ma si rifugiano, in teorie da schizzati.
Brandiscono ricchezze e pozze di illusione,
niente gli appartiene in terra e in cielo
prevedono risultati preghiere esasperanti
guardano sempre lontano dalla loro finestra.
Gli uccelli sono sempre troppi o abbastanza
hanno coscienze di fango e di vernice,
mangiano anime masticando dolore
come fosse il loro pane morbido.
Sono il vuoto pieno di invisibilità
la folle ironia di un istante,
sangue di avvoltoi senzienti;
vedono il mondo fantasticano
lo squarciano o dividono 50 e 50
bene e male, inferno e paradiso.
Tutto è rosso senza parole,
come una mela senza tempo
sulla tavola apparecchiata;
con la loro eterna idiozia.
Adornate pure le vostre ville
tra monti alla moda e valli;
ma siete e resterete:
sempre sciacalli!


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