L'uomo è una sorta di collisione lontana, dove della totalità resta solo una briciola; piccole galassie che si schiacciano le ossa tra loro: senza emozione e senso in una lontana dissoluzione magnetica di onde e frequenze.
Gli uomini lasciano l'orgoglio e la certezza in un mondo gravitazionale di caos ed energia. Il pensiero è una fenomenologia insignificante, l'arroganza è quella di conoscere il mondo quasi ad imitarne forme; il contenuto e il corpo. Respirare il caos è una visione della materia, la violenza della massa esiste e palpita nei buchi neri come dinamite e percezione.
Vi lascio nella toilette e confrontarvi tra rotoli di carta igenica e misure per il culo, gli specchi maschereranno il fumo denso dei quasar e dell'ignoranza. Siete fenomeni stranamente egocentrici, come parole umane cadute tra il cielo e il nulla; diventate vita oltre il buio e il silenzio; dove solo le ombre vi seguono per caso.
Esistono persone, che io definisco alberi con struttura corteccia e ossa particolarmente spugnose. Hanno occhi come capsule orbitali drenanti di idiozia. Vivono in profondi stati di obbedienza, si nutrono di idee limitate e convinzioni; spargendo risate arcigne con le mani.
Sono il miracolo dell'angolo accanto, hanno coscienze lavate, stese e appese nel vento polveroso dell'umana atmosfera. Dispongono di passioni di plastica adottate per il caso o in affitto come vecchi mobili di mogano. Parlano di sogni e di mondo reale in digital dolby stereo surround; le loro tracce sono in play: sparate a caso non importa dove.
Alla fine di questa patetica essenza, il loro piccolo mondo è tutto in una casa, con le finestre raramente aperte per arieggiare o arrampicarsi in aria, come fossero falene scure; scompaiono dagli oggetti quasi fossero invisibili: come le loro certezze.
Gli uomini lasciano l'orgoglio e la certezza in un mondo gravitazionale di caos ed energia. Il pensiero è una fenomenologia insignificante, l'arroganza è quella di conoscere il mondo quasi ad imitarne forme; il contenuto e il corpo. Respirare il caos è una visione della materia, la violenza della massa esiste e palpita nei buchi neri come dinamite e percezione.
Vi lascio nella toilette e confrontarvi tra rotoli di carta igenica e misure per il culo, gli specchi maschereranno il fumo denso dei quasar e dell'ignoranza. Siete fenomeni stranamente egocentrici, come parole umane cadute tra il cielo e il nulla; diventate vita oltre il buio e il silenzio; dove solo le ombre vi seguono per caso.
Esistono persone, che io definisco alberi con struttura corteccia e ossa particolarmente spugnose. Hanno occhi come capsule orbitali drenanti di idiozia. Vivono in profondi stati di obbedienza, si nutrono di idee limitate e convinzioni; spargendo risate arcigne con le mani.
Sono il miracolo dell'angolo accanto, hanno coscienze lavate, stese e appese nel vento polveroso dell'umana atmosfera. Dispongono di passioni di plastica adottate per il caso o in affitto come vecchi mobili di mogano. Parlano di sogni e di mondo reale in digital dolby stereo surround; le loro tracce sono in play: sparate a caso non importa dove.
Alla fine di questa patetica essenza, il loro piccolo mondo è tutto in una casa, con le finestre raramente aperte per arieggiare o arrampicarsi in aria, come fossero falene scure; scompaiono dagli oggetti quasi fossero invisibili: come le loro certezze.

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