Sono il grembo dell'universo
il cosmo è l'interazione con me,
Anche se sono un rumore fastidioso,
scrivo tabelle umane per voi fantasmi,
tiro su pareti che scompaiono come nuvole
i tuoni, fondano luci d'ombra che si perdono.
Intravedo vagamente idee di fredda geometria 
come verità di legno; ma la colla è sostanza
che gocciola come o vostri echi di brevità.
Io vi dico, che esistere non è vivere
come guardare non è partecipare.
La latente mera verità cade nei cessi
piscia negli angoli e scappa via di fretta,
cerca fughe nella percezione limitata.
Lei gesticola con gli occhi di una mosca,
un volo caotico per morire oggi o domani
dal finestrino di un treno senza stazioni.
Gli umani zigzagano tra le due metà,
Luce e Buio, Giorno e Notte,
attraversano confini invisibili
dove il tempo e la memoria
fanno scherzi alla tristezza.
Vedo alberi respirare,
in posizione retta e non;
il destino è una vita di legno:
casse funebri da consumare
con occhiali sempre neri
negli stupidi funerali.


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