la nostra esistenza è il perpetuarsi di un continuo di finzioni. una vera e propria perversione; quando la simulazione diviene realtà i più grandi attori sono applauditi come fossero davvero degli eroi. Ma in realtà sono solo finti realisti, usurpatori di speranze, e tendono sempre a camminare in bilico tra gli estremi di una corda desueta come fossero funambuli a malapena sorridenti.
Questi realisti blaterano di certezze e assoluti come fossero detentori di poesie erotiche e di un letto dove per caso hanno avuto una chance. Sono una fiorente contraddizione dell'irrisolvibilità, vivono vite fittizie nel teatro della loro mente; credono di fare atti valorosi quasi fossero scritti con la futilità del loro stesso sangue. Gli eroi della tragicità e della solitudine; della certezza e l'inefficacia del loro successo. Il funerale del pathos. L'uomo tragico rende la pesantezza ai problemi umani: il suo unico pubblico. Egli deve fingere sofferenza fino a che la sua sofferenza divenga reale come la simulazione. Esso è irraggiungibile, come la libertà; non è altro che l'ennesimo stato puro della sua finzione e dell'ironia che il suo linguaggio morto ha sepolto.
In fondo la mia è solo una capacità mneumotecnica, articolarmi e interrelazionare la mia testa in se stessa, negli spazi corticali del mio cranio a 80 bpm al minut. Sono l'uomo col pulsante, quello con la bomba innescata che scuote la mano mentre canta inni sacri ai morti che verranno. Moltiplico odori e combustibili in millimetrici calcoli binari. Ho un codice a barre nel cervello per l'accesso al peso e l'ignoranza. Quando dite di voler conoscere la verità, non avete idea di quello che dite.
I miei specchi sono di legno, confezionati in casse di lusso e venduti ai prossimi umani. Questa perfezione è colma dei sui errori, si svuota nei contenitori fino alla muffa e oltre. Causa ed effetto sono un paradosso, l'apoteosi del difetto semantico in se. Questo mondo cerca ancora risposte idiote sull'uovo e la gallina; a me non frega un cazzo di tutte le vostre stupide domande arcaiche. La mia area corticale è in affitto, un comodo contratto giornaliero, le emozioni le consum al bar; i preservativi sono colmi di non detto: l'area di broca non è mia è della mia testa. Ho dei lapsus polmonari che si trascinano nel catarro, confondono e battono sul mio cardio; perché neanche quello è mio.
Sono morto anni fa
Questi realisti blaterano di certezze e assoluti come fossero detentori di poesie erotiche e di un letto dove per caso hanno avuto una chance. Sono una fiorente contraddizione dell'irrisolvibilità, vivono vite fittizie nel teatro della loro mente; credono di fare atti valorosi quasi fossero scritti con la futilità del loro stesso sangue. Gli eroi della tragicità e della solitudine; della certezza e l'inefficacia del loro successo. Il funerale del pathos. L'uomo tragico rende la pesantezza ai problemi umani: il suo unico pubblico. Egli deve fingere sofferenza fino a che la sua sofferenza divenga reale come la simulazione. Esso è irraggiungibile, come la libertà; non è altro che l'ennesimo stato puro della sua finzione e dell'ironia che il suo linguaggio morto ha sepolto.
In fondo la mia è solo una capacità mneumotecnica, articolarmi e interrelazionare la mia testa in se stessa, negli spazi corticali del mio cranio a 80 bpm al minut. Sono l'uomo col pulsante, quello con la bomba innescata che scuote la mano mentre canta inni sacri ai morti che verranno. Moltiplico odori e combustibili in millimetrici calcoli binari. Ho un codice a barre nel cervello per l'accesso al peso e l'ignoranza. Quando dite di voler conoscere la verità, non avete idea di quello che dite.
I miei specchi sono di legno, confezionati in casse di lusso e venduti ai prossimi umani. Questa perfezione è colma dei sui errori, si svuota nei contenitori fino alla muffa e oltre. Causa ed effetto sono un paradosso, l'apoteosi del difetto semantico in se. Questo mondo cerca ancora risposte idiote sull'uovo e la gallina; a me non frega un cazzo di tutte le vostre stupide domande arcaiche. La mia area corticale è in affitto, un comodo contratto giornaliero, le emozioni le consum al bar; i preservativi sono colmi di non detto: l'area di broca non è mia è della mia testa. Ho dei lapsus polmonari che si trascinano nel catarro, confondono e battono sul mio cardio; perché neanche quello è mio.
Sono morto anni fa
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