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L'unica cosa da fare
cerco una persona,
una che sappia comprendermi,
che interpreti le mie grida nel vuoto;
una che abbia un anima in cui grattare:
che abbia dentro sé quello che ho ingoiato io.
Cerco angeli, che abbiano varcato le porte dell'inferno,
che siano caduti nei loro vuoti mentali suturando sinapsi,
assoni e neuroni di volta in volta e poi cucirli nella biochimica;
sporca di ciechi dendriti catalettici sui tappeti vuoti del loro cranio.
Cerco una troia che non si senta mai sporca per amore di un pompino,
che ingurgitato lo sperma si lecchi le labbra con piacere al suo sapore.
Cerco una che soffra i miei testi, che sorvoli gli spazi più sofferti di me;
che atterri sulle mie braccia come una spada carica di coca in vena.
Voglio un ettaro della vostra testa, due piani di intelligenza per me,
un culo che sappia invogliarmi riportandomi ai miei bassi istinti.
Voglio una palingenesi per tutta questa insensatezza umana,
nuove poesie scritte su assorbenti con sangue mestruato;
gradini su cui vomitare tutte le stronzate che spacciate.
Associazioni culturali di scimmie e poveri invertebrati,
nuovi vocabolari per aggiungere parole e non capirci;
screen saver agli occhi per guardarvi e non vedervi.
Voglio una nuova riproposizione dell'eugenetica,
destituire l'idiozia con un proiettile alla nascita;
urlare parlando sottovoce alla mia assenza:
estinguervi come forma di consolazione.
Ecco, bestie umane nel nuovo mondo,
nuove scimmie e bastoni nel CAOS,
a scopare, ballare e scimmiottare;
e raderle al suolo proprio tutte:
perché è l'unica cosa da fare.

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