e fatti pure una fottuta pausa,
è importante per te avere uno spazio;
beh vaffanculo alla tua cazzo di tranquillità:
del tuo spazio vitale di merda che nessuno sa.
Ogni passato si può facilmente smaltire, colorare;
riciclarlo e rivenderlo a peso come la differenziata.
Non guardarmi così se ti lego, non sono un pazzo,
l'autodisciplina coercitiva è la mia scelta; è filosofia.
Ora, ho occupato uno spazio popolare nella tua testa.
Non cercare lo zucchero filato per i tuoi momenti amari.
Eppure quando il clima era caldo sei stata la mia acqua,
la mia scopata e la doccia mattutina; il mio LSD della notte.
Davvero, non ho mai pensato che potessi morire d'asfissia,
ridevo forte, chi poteva saperlo che cazzo non si sciogliesse.
Ho seguito il cavo lungo la parete, nulla che non conoscessi,
collegando bene tutti i contatti ai tuoi arti; alle tette e alla clito:
Eri rigida come un ghigno, ma avevi un bel sorriso; perfetto.
Non eri mai troppo timida, eri bella; semplicemente magica.
Ti ho legata stretta mentre godevi, non puoi negare questo,
non sono uno sciocco; non volevo che tu morissi stanotte.
La stabilità è sopravvalutata e la certezza; è una stronzata:
i nuovi tagli ricevuti oggi saranno vecchie cicatrici domani.
Ma dietro quegli occhi freddi hai attraversato tutti i sensi,
in questo gioco di sesso empatico; guardavi e ansimavi.
Poi la notte; un collo viola livido: e le gambe spalancate.


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